lunedì 21 settembre 2009

Se la banca è la tua croce

MARCO PANARA

Episodio numero uno. E’ quasi la fine di luglio, una signora riceve una telefonata dalla sua banca, il Monte dei Paschi di Siena: «Signora, ci dispiace disturbarla ma dovrebbe passare in agenzia, c’è un piccolo scoperto sul suo conto». La signora, allarmata garantisce: « Passerò domattina, va bene o è troppo tardi?» «Va bene, la aspettiamo domani». Il mattino dopo la signora in questione prende un’ora di permesso e va in banca, fa la sua fila e si presenta allo sportello: «Mi avete chiamato ieri per uno scoperto sul conto, a quanto ammonta?» «E’ poca cosa è la rassicurante risposta sono 6 euro e 80 centesimi». La signora, che era preoccupata, ora è arrabbiata: «Mi avete fatto prendere un’ora di permesso e venire qui per 6 euro e 80? Tanto più che tra due giorni, come la banca da vent’anni sa, su quel conto verrà accreditato lo stipendio?» La signora, versa 10 euro e, da arrabbiata ora è indignata, se ne va. Torna dopo tre giorni per chiudere dopo vent’anni il conto corrente, poi, non fidandosi più di tutte le banche, va alla Posta, fa la sua fila, e un conto lo apre lì. Episodio numero due. Un signore, è un uomo questa volta, che abita in una città del centro Italia, ha un conto corrente presso una filiale della Banca di Roma, ma a fine luglio si trova nel Nord e per pagare l’affitto dell’abitazione di suo figlio che studia all’estero, si reca in una filiale di Unicredito, compila il modulo per il bonifico internazionale e si presenta allo sportello. «Non possiamo farlo, da qui non accediamo al suo conto presso la Banca di Roma». «Ma come, siete parte di uno stesso gruppo?» «Lo so, ma purtroppo non possiamo fare da qui un bonifico a valere sul suo conto». Pazienza. Il signore esce, preleva con il bancomat il denaro necessario (meno di 500 euro), rientra in banca, compila un nuovo modulo e si presenta allo sportello con i contanti. L’impiegato, solerte, armeggia con il computer, inserisce i dati ma dopo un po’ di ferma: «Mi dispiace, ma il sistema non lo consente». «Il sistema non consente di fare un bonifico internazionale in contanti di meno di 500 euro?» «Mi dispiace ripete l’impiegato ma la risposta è no».

Episodio numero tre. Un professionista riceve in pagamento di una sua prestazione un assegno di alcune centinaia di euro. E’ venerdì e la sera stessa parte per le vacane in una cittadina sul mare nella stessa provincia. Lunedì ha altro da fare e martedì mattina si presenta alla filiale locale della banca presso la quale era tratto l’assegno, anche questa volta il Monte dei Paschi. Aspetta il suo turno e tranquillo si presenta allo sportello per l’incasso. «Mi spiace, non possiamo pagarlo». «Perché? E’ della stessa banca e siamo addirittura nella stessa provincia?» «Non è possibile». «Se non potete accedere direttamente al conto, può telefonare a quella filiale e verificare se l’assegno è coperto. Guardi, pago io la telefonata». Niente da fare, l’assegno sarà incassato due settimane dopo, alla fine delle vacanze, quando il professionista lo verserà sul proprio conto.

Episodio numero quattro. Un correntista di Banca Intesa San Paolo qualche mese dopo aver cambiato casa si decide a spostare più vicino alla sua nuova abitazione anche il suo conto. Individua poco distante un’altra agenzia dell’istituto e va a chiedere di spostare il conto. «Non è possibile è la risposta deve chiudere il conto nell’altra agenzia e aprirne uno nuovo qui». «Siete la stessa banca, perché questa difficoltà? Tra l’altro dovrei spostare tutte le utenze da un conto all’altro, telefonare, mandare fax, e naturalmente aspettarmi i soliti disguidi di bollette non pagate da inseguire per mesi. Ha un senso tutto ciò?». «Purtroppo non so cosa dirle, se non che lo spostamento del conto non possiamo farlo».

Chiacchiere sotto l’ombrellone, e la lista dei casi non è più lunga solo perché con il mare davanti calmo come una tavola, dopo un po’ parlare di banche è viene a noia e si preferisce fare un bel bagno.

Le banche in questa stagione sono diventate un bersaglio di critiche, tutte lecite, alcune centrate e altre meno. Attaccarle è diventato una specie di sport nazionale e internazionale che nel suo complesso fa più bene che male. La fiducia nel sistema bancario è centrale per l’attività economica, abbiamo visto cosa succede quando questa fiducia crolla. Ora piuttosto bisogna ricostruirla, correggendo gli errori ed evitando che si ripetano. In ballo ci sono cose grosse, come il rapporto tra mezzi propri e credito, la dimensione enorme raggiunta da alcuni istituti o la commistione tra banca d’affari e banca commerciale che non promette nulla di buono per il futuro. E ci sono anche cose piccole come quelle elencate sopra, che in parte dipendono dalle banche e in parte dalle regole alle quali sono tenute: da semplici cittadini la prima cosa che chiediamo a banche e regolatori è di non complicarci la vita ma piuttosto di semplificarcela. In fondo le banche le utilizziamo e le paghiamo per questo, e il conto è anche piuttosto salato.

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