sabato 21 febbraio 2009
L'uomo del risentimento
mercoledì 18 febbraio 2009
Il senso dell'esistenza
lunedì 16 febbraio 2009
All'Osteria del Vicolo Nuovo la tradizione è buona regola
domenica 15 febbraio 2009
Un po’ di storia… del cibo degli Dei

Scritto da Pierangelo Raffini e pubblicato su Sabato Sera DUE il 14 febbraio 2009 - Estratto della relazione del Convegno sul Cioccolato tenutosi per la manifestazione "Castel Guelfo in Cioccolato"
venerdì 13 febbraio 2009
Il vuoto dentro
martedì 10 febbraio 2009
Regole
lunedì 9 febbraio 2009
Quando si mangiava anche sette volte al giorno...
venerdì 6 febbraio 2009
L’eleganza si può imparare…
I giornali e le riviste sono piene di articoli sul ritorno o meno dell’eleganza, sulla sua importanza, su quello che veramente significa. L’eleganza è una connotazione distintiva della persona che la esprime anche attraverso gli abiti e il modo di vestire. Eleganti non si nasce per un “imprinting” particolare, perché si hanno delle possibilità economiche oppure perché si viene da una famiglia con delle tradizioni – anche se in quest’ultimo caso può aiutare – si può diventare se si è interessati alla propria persona e ci si ama. L’eleganza non è legata allo stereotipo “abito-camicia-cravatta”, ma è qualcosa che si può esprimere anche nel cosiddetto “casual”, se questo è il modo di sentire o di appartenere della persona. L’eleganza non risiede nel mostrare "brand" o etichette particolari, ma è qualcosa che si esprime e si comunica attraverso la cura dei dettagli che, nella somma, danno un’immagine complessiva identificativa del singolo, che diviene riconoscibile tra gli altri. E’ un lavoro di pazienza, di ricerca, di curiosità, di lettura, di interpretazione e adattamento, di approfondimento, di attenzione e riflessione anche su noi stessi, che porta come risultato la scoperta del proprio stile che, appunto, ci contraddistingue. La conseguenza di questo lavoro sta nella sicurezza che tutti i giorni si è in grado di esprimere nella vita, sia essa professionale o personale, e che proviene dalla propria interiorità che ha metabolizzato certezze.Se togliamo la percentuale – esigua – delle persone che non sono assolutamente interessate al modo di vestire, tutte le altre cercano in qualche modo un tocco di eleganza. A questo proposito, un altro luogo comune è legato all’equazione “eleganza=costo”, cosa assolutamente non vera e oggi, in particolar modo, grazie all’avvento degli outlet è possibile farsi un guardaroba di tutto rispetto senza rovinarsi. Basta seguire poche affermate regole, documentandosi un minimo e, se approfittiamo delle svendite dei negozi, farsi dare qualche consiglio dai commessi.
mercoledì 4 febbraio 2009
Avere una sicurezza... ha qualche significato oggi ?
lunedì 2 febbraio 2009
L'importanza di preparare la tavola

Scritto da Pierangelo Raffini e pubblicato su Sabato Sera DUE il 31 gennaio 2009
Quel sapore toscano giunto fino a Castel Guelfo
mercoledì 28 gennaio 2009
Solitudine
martedì 27 gennaio 2009
Vivere l'ottimismo
domenica 25 gennaio 2009
La tradizione dell'arzdora e il pollo romagnolo

Scritto da Pierangelo Raffini e pubblicato su Il Domani di domenica 25 gennaio 2009
venerdì 23 gennaio 2009
Il pericolo della routine
mercoledì 21 gennaio 2009
L'insegnamento che ci viene dagli errori
lunedì 19 gennaio 2009
Friggione, vino e piadina nella storia delle osterie
giovedì 15 gennaio 2009
Avere una vita valida
domenica 11 gennaio 2009
Una gita fuori porta in Romagna a Casa Artusi
giovedì 8 gennaio 2009
Se vengono meno i principi della democrazia
I dolci della Befana
giovedì 1 gennaio 2009
Riflessione da primo dell'anno
mercoledì 31 dicembre 2008
Una storia… come tante
Nessuno mi ha mai regalato nulla, tutto quello che ho, quello che possiedo, quello che sono, è frutto unicamente della mia volontà. I nonni avevano origini che non si possono nemmeno definire contadine, in quanto lavoravano la terra di altri – quando era data loro questa possibilità – e hanno continuamente sofferto la fame. Gente dell’Appennino tosco-romagnolo che, durante il fascismo, non prese né la tessera e nemmeno aderì idealmente in qualche modo al regime. Come ad esempio il padre di mia madre che durante la prima guerra mondiale fu un “ardito” più volte decorato e analfabeta. Nonostante avesse sette figli (di cui sei femmine) non prese mai la tessera del PNF.
Ci sono fatti nella mia vita che non dimentico e che sono stati in qualche modo i propulsori motivazionali delle mie azioni e delle mie scelte. Ricordo il periodo delle elementari quando dovetti constatare subito la “differenza di classe” – sociale intendo – con la mia compagna di banco che, essendo allora la figlia di un noto e affermato medico, non era mai dico mai, responsabile di nulla. Naturalmente le colpe erano sempre mie. Oppure alle scuole medie quando praticando nuoto agonistico esattamente come una mia compagna – figlia di una professoressa di liceo – venivo però messo all’indice dall’insegnate di matematica in quanto l'attività fisica non era compatibile, secondo lei, con lo studio. La regola era però valida solo per me… Ho sempre sofferto queste situazioni.
Nulla mi è piovuto dal cielo o arrivato da altri. Ho sempre lottato per avere qualcosa o per dimostrare quel che valevo. Nella vita privata, in quella professionale e in quella sportiva. Non ho mai mollato, presenza continua, molta fatica, volontà ferrea, lealtà assoluta e grande dedizione. Tutte le scelte compiute nella vita sono fatte perché ci credo e questo mi permette di impegnarmi a fondo per ottenere risultati. Anche l’onestà di mio padre, non solo intellettuale, nel tempo mi è servita per essere come sono.
La volontà è la mia arma più forte. Ci sono persone che non sono disponibili a combattere per sempre, per tutta una vita. Non so cosa la vita mi riserverà nei prossimi anni, ma so certamente in quale modo intendo navigarla.
domenica 28 dicembre 2008
Scegliere il ristorante in periodo di crisi
Io, società a responsabilità illimitata. Strumenti per fare la grande differenza
Rimango sempre stupito dalla perfetta sovrapposizione del mio pensiero e interpretazione della vita, con quello di Sebastiano. Ho letto tutti i suoi libri, ma ho trovato questa ultima sua fatica particolarmente interessante.
Il volume è una vera e propria "cassetta degli attrezzi" utile per il proprio percorso professionale - di qualunque tipo sia - da riconsultare spesso, grazie anche allo stile di scrittura veloce e sintetico.
Tutti i capitoli, ma cito in particolare quelli sul "Personal Branding" e sulla Leadership, sono un concentrato di valutazioni e riflessioni preziose per chi "ha orecchie per ascoltare" e voglia di rifelettere su se stesso.
Ho notato con piacere una ulteriore maturità nella scrittura e consiglio il libro sia per la lettura, sia come oggetto di regalo. Sarebbe particolarmente inidcato, il condizionale è d'obbligo in questo caso, per conoscenti o amici un poco presuntuosi e/o pieni di sè. Potrebbe essere d'aiuto... ma io sono un'inguaribile ottimista...
lunedì 22 dicembre 2008
La Politica come Professione

La "mancanza di distacco" (Distanzlosigkeit), semplicemente come tale, è uno dei peccati mortali di qualsiasi uomo politico e una di quelle qualità che, coltivate nella giovane generazione dei nostri intellettuali, li condannerà all'inettitudine politica. E il problema è appunto questo: come possono coabitare in un medesimo animo l'ardente passione e la fredda lungimiranza? La politica si fa col cervello e non con altre parti del corpo o con altre facoltà dell'animo. E tuttavia la dedizione alla politica, se questa non dev'essere un frivolo gioco intellettuale ma azione schiettamente umana, può nascere ed essere alimentata soltanto dalla passione. Ma quel fermo controllo del proprio animo che caratterizza il politico appassionato e lo distingue dai dilettanti della politica che semplicemente "si agitano a vuoto", è solo possibile attraverso l'abitudine alla distanza in tutti i sensi della parola.
La "forza" di una "personalità" politica dipende in primissimo luogo dal possesso di doti siffatte. L'uomo politico deve perciò soverchiare dentro di sé, giorno per giorno e ora per ora, un nemico assai frequente e ben troppo umano: la vanità comune a tutti, nemica mortale di ogni effettiva dedizione e di ogni "distanza", e, in questo caso, del distacco rispetto a se medesimi. La vanità è un difetto assai diffuso, e forse nessuno ne va del tutto esente. Negli ambienti accademici e universitari è una specie di malattia professionale. [...] Giacché si danno in definitiva due sole specie di peccati mortali sul terreno della politica: mancanza di una "causa" giustificatrice (Unsachlichkeit) e mancanza di responsabilità (spesso, ma non sempre, coincidente con la prima). La vanità, ossia il bisogno di porre in primo piano con la massima evidenza la propria persona, induce l'uomo politico nella fortissima tentazione di commettere uno di quei peccati o anche tutti e due. Tanto più, in quanto il demagogo è costretto a contare "sull'efficacia", ed è perciò continuamente in pericolo di divenire un istrione, come pure di prendere alla leggera la propria responsabilità per le conseguenze del suo agire e di preoccuparsi soltanto "dell'impressione" che egli riesce a fare. Egli rischia, per mancanza di una causa, di scambiare nelle sue aspirazioni la prestigiosa apparenza del potere per il potere reale e, per mancanza di responsabilità, di godere del potere semplicemente per amor della potenza, senza dargli uno scopo per contenuto. [...]
Il mero "politico della potenza" (Machtpolitiker), quale cerca di glorificarlo un culto ardentemente professato anche da noi, può esercitare una forte influenza, ma opera di fatto nel vuoto e nell'assurdo. In ciò i critici della "politica di potenza" hanno pienamente ragione. Dall'improvviso intimo disfacimento di alcuni tipici rappresentanti di quell'indirizzo, abbiamo potuto apprendere per esperienza quale intrinseca debolezza e impotenza si nasconda dietro questo atteggiamento borioso ma del tutto vuoto. [...] E' perfettamente vero, ed è uno degli elementi fondamentali di tutta la storia, che il risultato finale dell'azione politica è spesso, dico meglio, è di regola in un rapporto assolutamente inadeguato è sovente addirittura paradossale col suo significato originario. Ma appunto perciò non deve mancare all'azione politica questo suo significato di servire a una causa, ove essa debba avere una sua intima consistenza. Quale debba essere la causa per i cui fini l'uomo politico aspira al potere e si serve del potere, è una questione di fede. Egli può servire la nazione o l'umanità, può dar la sua opera per fini sociali, etici o culturali, mondani o religiosi, può essere sostenuto da una ferma fede nel "progresso" non importa in qual senso - oppure può freddamente respingere questa forma di fede, può inoltre pretendere di mettersi al servizio di una "idea", oppure, rifiutando in linea di principio siffatta pretesa, può voler servire i fini esteriori della vita quotidiana - sempre però deve avere una fede. Altrimenti la maledizione della nullità delle creature incombe effettivamente - ciò è assolutamente esatto - anche sui successi politici esteriormente più solidi.
domenica 21 dicembre 2008
L’atmosfera perfetta per il pranzo di Natale
venerdì 12 dicembre 2008
Le analogie di oggi con gli scritti di Tocqueville
Quando, presso un popolo, l’amore per i godimenti materiali si sviluppa più rapidamente della percezione e della pratica della libertà, viene un momento in cui gli uomini sono estasiati e come fuori di sé alla vista di questi beni nuovi che sono pronti ad afferrare. Preoccupati e indaffarati soltanto a fare fortuna, non si accorgono dello stretto vincolo che lega la fortuna privata alla prosperità di tutti. A cittadini del genere non c’è bisogno di strappare i diritti che possiedono: essi stessi se li lasciano senza resistenza sfuggire. L’esercizio dei doveri politici appare un contrattempo noioso che li distrae dalla loro attività. …La paura dell’anarchia li tiene a lungo e senza tregua in sospeso, e sempre pronti a precipitare al di fuori della libertà, al solo primo disordine.Riconosco senz’altro che la pace pubblica è un gran bene, ma non intendo dimenticare che è proprio attraverso il buon ordine che i popoli sono arrivati alla tirannide. Non per questo i popoli devono disprezzare la pace pubblica, ma bisogna che non se ne accontentino. Una nazione che al suo governo non chieda nient’altro che il mantenimento dell’ordine, è già schiava nel profondo del cuore. Essa è schiava del suo benessere, e l’uomo destinato a incatenarla ha allora campo libero.
Da "La Democrazia in AMerica" - Alexis de Tocqueville
martedì 9 dicembre 2008
Accade anche ad altri ?
Sono abituato a "riavvolgere il film" degli avvenimenti che mi accadono più volte dopo che sono avvenuti, a volte a distanza di molto tempo, di anni anche. Solitamente questo sviluppa in me delle riflessioni e parecchie volte esce una considerazione mai fatta in precedenza, che trovo logica e pertinente. Altre volte nascono nuove domande oppure certezze di quel tempo non sono più tali.
Applico questo "metodo" anche alla mia vita in generale e, passando naturalmente il tempo, la riflessione porta alla luce situazioni, avvenimenti e dati curiosi ed emblematici.
Ad esempio ho notato che, ciclicamente, ogni 7-8 anni entro in una "crisi personale" - a volte accelerata da fattori esterni - che mi costringe a rimettere in discussione tutte le mie certezze, i miei valori, le mie aspettative, i miei sogni e mi nasce l'enorme necessità di cambiare, anche radicalmente, alcune cose e abitudini della mia vita, per prendere nuova forza e mantenere lo stesso vigore e vitalità che normalmente inietto nelle azioni che intraprendo ogni giorno.
Sono riflessioni e processi interiori normalmente molto dolorosi per me... capiterà anche ad altri ?
giovedì 4 dicembre 2008
Che cos'è la libertà ?
(A.C. Jemolo)

