domenica 4 ottobre 2009

Le crisi

”Non pretendiamo che le cose cambino, se facciamo sempre la stessa cosa. La crisi è la migliore benedizione che può arrivare a persone e nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dalle difficoltà nello stesso modo che il giorno nasce dalla notte oscura. È dalla crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce alla crisi i propri insuccessi e disagi, inibisce il proprio talento e ha più rispetto dei problemi che delle soluzioni. La vera crisi è la crisi dell’incompetenza. La convenienza delle persone e delle nazioni è di trovare soluzioni e vie d’uscita. Senza crisi non ci sono sfide, e senza sfida la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. È dalla crisi che affiora il meglio di ciascuno, poiché senza crisi ogni vento è una carezza. Parlare della crisi significa promuoverla e non nominarla vuol dire esaltare il conformismo. Invece di ciò dobbiamo lavorare duro. Terminiamo definitivamente con l’unica crisi che ci minaccia, cioè la tragedia di non voler lottare per superarla”.

Albert Einstein

venerdì 2 ottobre 2009

Il senso civico è uno stock di capitale

Con l'aiuto del premio Nobel Joseph Stiglitz, il governo Sarkozy ha elaborato dei nuovi criteri per valutare la performance di un'economia nazionale. Il prodotto interno lordo - si sa - è una misura molto approssimativa della ricchezza prodotta ogni anno. Non tiene conto del valore aggiunto non retribuito (per esempio i manicaretti fatti in casa, mentre conteggia quelli comprati al ristorante), del valore del tempo libero, dell'inquinamento prodotto. Anche se il risultato raggiunto dalla commissione Stiglitz è molto al di sotto della fanfara con cui è stato presentato, l'iniziativa è meritevole. Non tanto perché solletica l'orgoglio dei francesi, che guarda caso risultano molto più in alto nella classifica internazionale calcolata secondo i nuovi criteri, ma perché cerca di combattere alcune distorsioni prodotte da misure imperfette.

L'accountability tanto nel settore pubblico come in quello privato è un fatto molto importante e così sono gli incentivi volti a motivare le persone a conseguire dei risultati. Quando l'obiettivo da conseguire non è facilmente misurabile (come accade nella quasi totalità dei casi), però, l'accountability ha un lato oscuro: crea incentivi a massimizzare non l'obiettivo finale, ma la misura dell'obiettivo. Il manager pagato in base ai profitti annuali massimizzerà i profitti annuali, anche a costo di ridurre il valore dell'impresa. L'insegnante valutato sulla base dei risultati dei test degli studenti insegnerà come fare meglio nel test, anche a scapito dell'educazione dei ragazzi, e così via.

Questa distorsione è presente non solo quando esiste un vero e proprio contratto di incentivo, ma anche quando un manager o un politico sa di essere valutato dall'opinione pubblica sulla base di alcuni parametri. In dibattiti e campagne elettorali, la performance di un governo è misurata sulla base di misure imperfette: la crescita del Pil, il livello di inflazione, il livello di disoccupazione, il deficit pubblico. Non a caso tutti i governi (chi più, chi meno) hanno sempre cercato di manipolare queste statistiche, anticipando le entrate e posticipando le spese, escludendo alcuni beni da imposte o rincari per ridurre l'inflazione misurata, eccetera.

La creazione di misure alternative serve a ridurre gli incentivi a manipolare gli indicatori a spese dei risultati. Il manager che è pagato non solo in base ai profitti di quest'anno ma anche al valore creato sul lungo periodo avrà meno incentivi a sacrificare l'uno per l'altro. Ben vengano quindi misure alternative di performance nazionale, che aiutino a ridurre il focus dei politici su obiettivi di breve periodo, a scapito di quelli di lungo.

A questo riguardo mi permetto di aggiungere un utile indicatore, non presente nelle proposte di Stiglitz: un indicatore del senso civico di una popolazione. Se in Svezia la gente paga le tasse, rispetta le code, e non butta le carte per terra, non è perché gli svedesi sono geneticamente superiori, ma perché nei decenni (se non nei secoli) hanno accumulato dei valori e delle aspettative che inducono gli abitanti a comportarsi in questo modo virtuoso. La scuola ha insegnato loro l'importanza di questi comportamenti per il bene collettivo e l'esperienza quotidiana li ha educati sui costi sociali e legali di deviare da questi comportamenti virtuosi. Se gli americani non parcheggiano illegalmente non è perché sono più onesti, ma perché l'esperienza ha loro insegnato che ogni qualvolta lo fanno vengono severamente puniti. Nel tempo questo atteggiamento diventa un'abitudine e persiste anche in assenza di una punizione. Ad esempio alcuni ricercatori hanno scoperto che il numero di parcheggi illegali effettuati dai rappresentanti nazionali all'Onu di New York (che godono del beneficio della extraterritorialità e quindi non devono pagare le multe) sono molto diversi a seconda del paese di provenienza. I rappresentanti svedesi non parcheggiano mai illegalmente mentre quelli italiani vantano la bellezza di 14,6 infrazioni per ogni diplomatico.

Questo senso civico è equiparabile ad uno stock di capitale, non fisico, ma virtuale, che caratterizza una società. Questo capitale si traduce in una migliore performance da tutti i punti di vista. In paesi dove il capitale civico è più elevato, l'amministrazione pubblica funziona meglio, i beni pubblici sono meglio conservati, l'economia prospera, l'ordine pubblico viene assicurato a più basso costo.

È tanto più importante misurare questo capitale, perché si tratta di uno stock che viene accumulato molto lentamente, ma può venire dissipato molto rapidamente. Ci vogliono alcune generazioni perché gli immigrati in America raggiungano il livello di senso civico dell'americano medio. Ma se ci vogliono generazioni per migliorare, si può peggiorare molto rapidamente. Sacrificare l'interesse particolare per il bene collettivo è costoso, ed è sostenibile solo quando viene percepita come una norma comune. Senza questa convinzione la stragrande maggioranza dei cittadini finisce per ignorare il bene collettivo.

Proprio perché questo prezioso capitale è a rischio di un deprezzamento rapido sarebbe utile misurarlo regolarmente, affinché possa diventare uno degli indicatori della performance di un governo. Prendete lo scudo fiscale approvato ieri dalla Camera con la fiducia. Valutato secondo i parametri tradizionali rappresenta una manovra brillante: riduce il deficit, senza aumentare le tasse. Ma come impatta il nostro capitale civico? Affrancando per pochi euro evasioni fiscali e reati contabili, questa legge rafforza la percezione che in Italia ad essere onesti siano solo i fessi. Forse questa percezione esisteva già e il ministro Tremonti - che confida nel successo del provvedimento - non ha fatto altro che trarne le logiche conseguenze, ma senza una misura del danno, la tentazione di deprezzare il capitale civico per un vantaggio immediato diventa irresistibile. A pagare il conto saranno le generazioni future: un conto più elevato del debito pubblico che lo scudo aiuta a ridurre.

1 Ottobre 2009 - Luigi Zingales - Il Sole 24ore

lunedì 28 settembre 2009

L'importanza della storia

La storia è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra della vita, nunzio dell'antichità.
Cicerone

domenica 27 settembre 2009

Il telefono batte il cibo come è cambiata la spesa delle famiglie

DI GIAMPAOLO FABRIS

Vi è una serie storica che ha continuato a svilupparsi con continuità negli ultimi decenni ed a cui non è stata prestata sufficiente attenzione. Un errore perché, a ben guardarla, rileva una delle più inquietanti e meno discusse distorsioni nei consumi. La spesa alimentare va costantemente riducendosi nei bilanci delle famiglie: ancora all’inizio degli anni’70 assorbiva il 36% della spesa, adesso, 2009, il 15,6 %. Più che dimezzata. Si potrebbe obiettare che si tratti di una contrazione largamente prevista e teorizzata. La legge di Engel una delle poche leggi dell’economia che si è dimostrata valida sia per i Paesi sviluppati che in via di sviluppo postula che, aumentando i redditi, l’incidenza della spesa alimentare tende costantemente a decrescere. Ma queste osservazioni risalgono a periodi storici in cui l’alimentazione aveva significati ben diversi da adesso: ad un’epoca in cui il mangiare rispondeva soprattutto ad esigenze di tipo fisiologiche. Quando i prodotti alimentari venivano considerati prodotti di prima necessità e il surplus di reddito destinato quindi "a beni superiori o di lusso". Ebbene poche tipologie di prodotti come gli alimentari hanno, negli anni, così tanto mutato il loro originario statuto arricchendosi costantemente di nuove dimensioni. Pochi beni appaiono tanto "superiori" ed anche lontani dalla mera fisiologia. Le relazioni tra cibo e stato di salute si fanno sempre più strette. Il piacere orale continua, come testimoniano le ricerche, a crescere. Mangiare è anche attività qualificante del tempo libero. L’eating out ormai è pratica diffusa e momento privilegiato di socialità. L’offerta alimentare d’altro canto, in casa e fuori casa, è andata dilatandosi a ritmi quasi esponenziale: cibi con un miglior contenuto nutrizionale, con incorporato un maggior servizio ecc. Più recentemente la ricerca di naturalità dei cibi si è fatta sempre più insistente e selettiva, vi sono molti segnali che la stessa agricoltura – che si avviava ad essere la Cenerentola di tutti i settori produttivi sia in fase di forte ripresa e di crescente attualità. Come si spiega allora questo paradosso di un continuo arricchimento di significati a fronte di una spesa che si contrae? Come è possibile che il budget familiare in comunicazione lato sensu – è solo un esempio stia per superare quello alimentare? Il solo cellulare assorbe 5 % della spesa delle famiglie.

Non starò certo a difendere la filiera troppo lunga, inefficiente e costosa dei prodotti alimentari – agli agricoltori resta circa il 16% del prezzo finale ma come è possibile che un modesto aumento nei prezzi degli alimentari divenga un caso nazionale? Quando il costo di tantissimi beni e servizi – anche essenziali come le tariffe pubbliche della nostra quotidianità è considerato come un dato e i forti incrementi verificatisi rapidamente metabolizzati? Negli ultimi tempi l’aumento nei prezzi della pasta di semola ha suscitato scandalo e l’estate scorsa la sindrome del caro zucchine – estesa ad altri ortaggi – è divenuta un caso nazionale. Un litro di benzina con cui si fanno 7/8 chilometri costa come un chilo di pasta con cui mangia una famiglia numerosa. Un viaggio in tram costa come un chilo di pasta. Un abbonamento a Sky è l’equivalente della spesa annua di una famiglia per questo alimento. Per chi ritiene che, post crisi, si debba perseguire acriticamente lo stesso modello di consumo di quando siamo entrati nel tunnel un motivo in più per riflettere.

If (Se)

Se riuscirai a non perdere la testa quando tutti
la perdono intorno a te, dandone a te la colpa;
se riuscirai ad aver fede in te quando tutti dubitano,
e mettendo in conto anche il loro dubitare;
se riuscirai ad attendere senza stancarti nell'attesa,
se, calunniato, non perderai tempo con le calunnie,
o se, odiato, non ti farai prendere dall'odio,
senza apparir però troppo buono o troppo saggio;
se riuscirai a sognare senza che il sogno sia il padrone;
se riuscirai a pensare senza che pensare sia il tuo scopo,
se riuscirai ad affrontare il successo e l'insuccesso
trattando quei due impostori allo stesso modo;
se riuscirai a riascoltare la verità da te espressa
distorta da furfanti per intrappolarvi gli ingenui,
o a veder crollare le cose per cui dai la tua vita
e a chinarti per rimetterle insieme con mezzi di ripiego;
se riuscirai ad ammucchiare tutte le tue vincite
e a giocartele in un sol colpo a testa-e-croce,
e a perdere ed a ricominciar tutto daccapo,
senza mai fiatare e dir nulla delle perdite;
se riuscirai a costringere cuore, nervi e muscoli,
benché sfiniti da un pezzo, a servire ai tuoi scopi,
e a tener duro quando niente più resta in te
tranne la volontà che ingiunge: «Tieni duro!»;
se riuscirai a parlare alle folle serbando le tue virtù,
o a passeggiar coi re e non perdere il tuo fare ordinario;
se né i nemici né i cari amici riusciranno a colpirti,
se tutti contano per te, ma nessuno mai troppo;
se riuscirai a riempire l'attimo inesorabile
e a dar valore ad ognuno dei suoi sessanta secondi,
il mondo sarà tuo allora, con quanto contiene,
e - quel che è più - tu sarai un Uomo, ragazzo mio!
 
Rudyard Kipling, Poesie

giovedì 24 settembre 2009

Le dieci cose che non saranno più le stesse


Ordinatelo al vostro edicolante se non lo avete in casa. Se vi interessa farvi un quadro complessivo sulla crisi economica che ci ha investito in modo comprensibile, senza troppi tecnicismi, questo libro è quello che fa per voi. Solo le prime 27 pagine dell'introduzione valgono il costo, se non volete leggerlo tutto, offrendo una panoramica sintetica, ma chiara e lucidissima di cosa è accaduto e, soprattutto, perchè è accaduto. Rampini naturalmente non ha bisogno di presentazioni. I suoi reportage da San Francisco e la Silicon Valley prima e dalla Cina, più recentemente, sono sempre stati molto istruttivi e capaci di cogliere - da attento osservatore quale egli è - i cambiamenti, i tic, le paure e le tendenze dei territori che presidiava. Un "must" che segnalo è "Il secolo cinese", un libro per me veramente illuminante sulla realtà e le potenzialità di un paese, e del suo popolo, qual'è la Cina. Ma anche tanti volumi precedenti, sulla new economy, sul crollo della stessa, e sull'euro li ho trovati interessanti.
La chiarezza del linguaggio, la capacità di spiegare in modo comprensibile certi meccanismi finanziari o economici, il modo di offrire una visione "dall'alto" allo stesso tempo ordinata degli eventi è un plus notevole del libro. Personalmente l'ho trovato ricco di spunti di riflessioni e mi sono ritrovato a evidenziare larghi brani del testo molto interessanti da rileggere in un secondo momento.

mercoledì 23 settembre 2009

Ballate come se nessuno vi guardasse

Ho ricevuto questa nota da un'amica che pubblico volentieri perchè rispecchia il mio pensiero.

Siamo convinti che la nostra vita sarà migliore quando saremo sposati,o quando avremo un primo figlio o un secondo. Poi ci sentiamo frustrati perché i nostri figli sono troppo piccoli, per questo o per quello, e pensiamo che le cose andranno meglio quando saranno cresciuti. In seguito siamo esasperati per il loro comportamento da adolescenti. Siamo convinti che saremo più felici quando avranno superato questa età. Pensiamo di sentirci meglio quando il nostro partner avrà risolto i suoi problemi, quando cambieremo l’auto, quando faremo delle vacanze meravigliose, quando non saremo più costretti a lavorare. Ma se non conduciamo una vita piena e felice ora, quando lo faremo? Dovrete sempre affrontare delle difficoltà di qualsiasi genere. Tanto vale accettare questa realtà e decidere di essere felici, qualunque cosa accada.

Scrisse Altrezi Souza: “Per tanto tempo ho avuto la sensazione che la vita sarebbe presto cominciata, la vera vita! Ma c’erano sempre ostacoli da superare strada facendo, qualcosa di irrisolto, un affare che richiedeva ancora del tempo, dei debiti che non eranostati ancora regolati, in seguito la vita sarebbe cominciata. Finalmente ho capito che questi ostacoli erano la mia vita”

Questo modo di percepire le cose mi ha aiutato a capire che non c’è un mezzo per essere felici, ma che la felicità è il mezzo. Di conseguenza, gustate ogni istante della vostra vita, e gustatelo ancora di più perché lo potete dividere con una persona cara, una persona molto cara per passare assieme dei momenti preziosi della vita, e ricordatevi che il tempo non aspetta nessuno. E allora smettete di aspettare di finire la scuola, di perdere 5 Kg, di prenderne 5, di avere dei figli, di vederli andare via di casa. Smettete di aspettare di cominciare a lavorare, di andare in pensione, di sposarvi, di divorziare. Smettete di aspettare il venerdì sera, la domenica mattina, di avere una nuova macchina o una casa nuova. Smettete di aspettare la primavera, l’estate, l’autunno,l’inverno. Smettete di aspettare di lasciare questa vita, di rinascere nuovamente e decidete che non c’è momento migliore per essere felici che il momento presente.

La felicità e le gioie della vita non sono delle mete, ma un viaggio. Lavorate, come se non aveste bisogno di soldi, Amate, come se non doveste mai soffrire; Ballate come se nessuno vi guardasse

Daisaku Ikeda

lunedì 21 settembre 2009

L’Ustareja di du butò


Questo locale dagli antichi splendori, ha rivisto la "luce" grazie alla gestione dello Chef, nonchè titolare, Andrea Pini. Originario proprio di Solarolo ha potuto coronare il suo sogno rilevando il locale. Significativa la sua esperienze londinese, in cui ha conosciuto Gualtiero Marchesi e, cosa molto importante, Yoko, una ragazza giapponese che diventerà più tardi sua moglie e che ora lo affianca nella gestione dell’Ustareja. Prima però affronta ulteriori esperienze professionali in altri paesi anche orientali. Il ristorante propone oggi una cucina molto curata, attenta alle tradizioni ma innovativa e creativa. Ottima e apprezzata la carta del menù, stagionale, di terra e di acqua - evidenzio la presenza di tempura e pesce crudo, "contaminazioni" eccellenti grazie alla moglie Yoko - con un numero di piatti contenuto, ma da segnalare per la rotazione, anche in base alla disponibilità dei prodotti, e di qualità. Grande cortesia da parte di tutto il personale e evidente ricerca nelle radici territoriali con abbinamenti innovativi e attenzione alla componente scenografica dei piatti. Molto apprezzato il rapporto prezzo/qualità con menù particolari "low price" proposti in occasioni speciali, senza togliere nulla alla qualità. Proposta di colazioni ad un prezzo molto intereressante anche nella pausa del mezzogiorno.
Tra i piatti assaggiati segnalo: baccalà mantecato su crostone di polenta e radicchio all'aceto balsamico; passatelli asciutti con canocchie al profumo di limone; straccetti di coniglio saltati con crema di porri e patate croccanti; strozzapreti dell'Ustareja con prosciutto croccante in burro della normandia e cestino di parmigiano; trancio di tonno con insalata di cannellini e cipolla rossa croccante; sfogliatina calda alla crema
La gestione comprende anche un piccolo Hotel che di norma ospita rappresentanti o lavoratori in missione.
Il mio giudizio: provatelo, non ve ne pentirete.

Ristorante L'ustareja di du butò - Via Fioroni, 11 - Solarolo (RA) - Tel. 0546 51109  

Se la banca è la tua croce

MARCO PANARA

Episodio numero uno. E’ quasi la fine di luglio, una signora riceve una telefonata dalla sua banca, il Monte dei Paschi di Siena: «Signora, ci dispiace disturbarla ma dovrebbe passare in agenzia, c’è un piccolo scoperto sul suo conto». La signora, allarmata garantisce: « Passerò domattina, va bene o è troppo tardi?» «Va bene, la aspettiamo domani». Il mattino dopo la signora in questione prende un’ora di permesso e va in banca, fa la sua fila e si presenta allo sportello: «Mi avete chiamato ieri per uno scoperto sul conto, a quanto ammonta?» «E’ poca cosa è la rassicurante risposta sono 6 euro e 80 centesimi». La signora, che era preoccupata, ora è arrabbiata: «Mi avete fatto prendere un’ora di permesso e venire qui per 6 euro e 80? Tanto più che tra due giorni, come la banca da vent’anni sa, su quel conto verrà accreditato lo stipendio?» La signora, versa 10 euro e, da arrabbiata ora è indignata, se ne va. Torna dopo tre giorni per chiudere dopo vent’anni il conto corrente, poi, non fidandosi più di tutte le banche, va alla Posta, fa la sua fila, e un conto lo apre lì. Episodio numero due. Un signore, è un uomo questa volta, che abita in una città del centro Italia, ha un conto corrente presso una filiale della Banca di Roma, ma a fine luglio si trova nel Nord e per pagare l’affitto dell’abitazione di suo figlio che studia all’estero, si reca in una filiale di Unicredito, compila il modulo per il bonifico internazionale e si presenta allo sportello. «Non possiamo farlo, da qui non accediamo al suo conto presso la Banca di Roma». «Ma come, siete parte di uno stesso gruppo?» «Lo so, ma purtroppo non possiamo fare da qui un bonifico a valere sul suo conto». Pazienza. Il signore esce, preleva con il bancomat il denaro necessario (meno di 500 euro), rientra in banca, compila un nuovo modulo e si presenta allo sportello con i contanti. L’impiegato, solerte, armeggia con il computer, inserisce i dati ma dopo un po’ di ferma: «Mi dispiace, ma il sistema non lo consente». «Il sistema non consente di fare un bonifico internazionale in contanti di meno di 500 euro?» «Mi dispiace ripete l’impiegato ma la risposta è no».

Episodio numero tre. Un professionista riceve in pagamento di una sua prestazione un assegno di alcune centinaia di euro. E’ venerdì e la sera stessa parte per le vacane in una cittadina sul mare nella stessa provincia. Lunedì ha altro da fare e martedì mattina si presenta alla filiale locale della banca presso la quale era tratto l’assegno, anche questa volta il Monte dei Paschi. Aspetta il suo turno e tranquillo si presenta allo sportello per l’incasso. «Mi spiace, non possiamo pagarlo». «Perché? E’ della stessa banca e siamo addirittura nella stessa provincia?» «Non è possibile». «Se non potete accedere direttamente al conto, può telefonare a quella filiale e verificare se l’assegno è coperto. Guardi, pago io la telefonata». Niente da fare, l’assegno sarà incassato due settimane dopo, alla fine delle vacanze, quando il professionista lo verserà sul proprio conto.

Episodio numero quattro. Un correntista di Banca Intesa San Paolo qualche mese dopo aver cambiato casa si decide a spostare più vicino alla sua nuova abitazione anche il suo conto. Individua poco distante un’altra agenzia dell’istituto e va a chiedere di spostare il conto. «Non è possibile è la risposta deve chiudere il conto nell’altra agenzia e aprirne uno nuovo qui». «Siete la stessa banca, perché questa difficoltà? Tra l’altro dovrei spostare tutte le utenze da un conto all’altro, telefonare, mandare fax, e naturalmente aspettarmi i soliti disguidi di bollette non pagate da inseguire per mesi. Ha un senso tutto ciò?». «Purtroppo non so cosa dirle, se non che lo spostamento del conto non possiamo farlo».

Chiacchiere sotto l’ombrellone, e la lista dei casi non è più lunga solo perché con il mare davanti calmo come una tavola, dopo un po’ parlare di banche è viene a noia e si preferisce fare un bel bagno.

Le banche in questa stagione sono diventate un bersaglio di critiche, tutte lecite, alcune centrate e altre meno. Attaccarle è diventato una specie di sport nazionale e internazionale che nel suo complesso fa più bene che male. La fiducia nel sistema bancario è centrale per l’attività economica, abbiamo visto cosa succede quando questa fiducia crolla. Ora piuttosto bisogna ricostruirla, correggendo gli errori ed evitando che si ripetano. In ballo ci sono cose grosse, come il rapporto tra mezzi propri e credito, la dimensione enorme raggiunta da alcuni istituti o la commistione tra banca d’affari e banca commerciale che non promette nulla di buono per il futuro. E ci sono anche cose piccole come quelle elencate sopra, che in parte dipendono dalle banche e in parte dalle regole alle quali sono tenute: da semplici cittadini la prima cosa che chiediamo a banche e regolatori è di non complicarci la vita ma piuttosto di semplificarcela. In fondo le banche le utilizziamo e le paghiamo per questo, e il conto è anche piuttosto salato.

domenica 20 settembre 2009

Sempre sul cambiamento

Mi ripeto spesso che è importante valorizzare ed apprezzare ciò che ho, non faccio mai la gara sugli altri, ma su me stesso. Da sempre non provo invidia e non ho mai coltivato il risentimento perchè sono convinto che generi odio. Sempre attento ad applicare una disciplina interiore, come un monaco o un samurai, per trovare soprattutto forza e felicità interiore. Non sempre riesco, ma è un lavoro continuo di levigatura ed eliminazione quello che porta alla perfezione. Cerco di correggere la tendenza a reagire troppo a fatti di lieve entità facendone una questione troppo personale non concentrandomi con troppa forza e intensità su un problema: penso all'importanza che avrà per me questa cosa tra una settimana, un mese, un anno. Nessuna.
Penso al problema in termini di unione, non di divisione. Se ti focalizzi sulle persone anzichè sul loro comportamento a volte eviti i conflitti.
Per cambiare bisogna essere convinti di volerlo fare. E' come calare di peso. Non servono le diete se non c'è volontà ferrea e positiva nel perseguire l'obiettivo al termine. Questa la differenza, porsi un obiettivo vivendolo come un sogno, ma sapendo che ha una scadenza e fissarla.
Così puoi organizzare anche il cambiamento e la tua determinazione si sviluppa in azione concreta. Cominci a cambiare esteriormente per cambiare interiormente. Vincere quindi la rabbia e l'odio è, ripeto, un esercizio lungo costruito sulla pazienza e la tolleranza. Questi sentimenti neutralizzano la facoltà di scegliere tra il bene e il male e la valutazione delle conseguenze.
Considero da molto tempo ormai la pazienza e la tolleranza veri segni di forza di una persona, anche se in questo mondo e nel business in particolare possono sembrare sentimenti di cedevolezza. Ma abbiamo tanto da imparare da una certa cultura cristiana e orientale.
Ritengo invece che la vera Forza di una persona provenga dalla saldezza interiore frutto di una mente forte e autodisciplinata.


Il cielo questa notte

Il cielo questa notte è senza stelle,
il loro fuoco etereo nutre il tuo sguardo che per me solo rifulge.
Un fremito di gioia lunare m'inargenta il sangue
quando l'immagine del tuo corpo appare lussuriando senza fine.

venerdì 18 settembre 2009

Trappola Afghanistan



L'ultima intervista al mitragliere Pistonami, uno dei sei parà della Folgore vittime dell'attentato a Kabul di ieri.

Il primo caporalmaggiore Giandomenico Pistonami, come il collega di Di Lisio deceduto il 14 luglio scorso, è un mitragliere, quello che sta in ralla, il più esposto perché sbuca con il corpo fuori dal Lince. "Esco tutti i giorni faccio da scorta a materiali e persone", racconta Pistonami, 26 anni di Lubriano (Viterbo): "Il mio è il ruolo più importante della pattuglia, ho più campo visivo e uditivo, con un gesto posso fermare le macchine che passano". Un lavoro pericoloso, di concentrazione e tensione che lascia poco spazio alle emozioni. "Purtroppo la mia famiglia guarda i telegiornali", aggiunge con un sorriso, "ma sono tranquilli quando mi sentono tranquillo, per fortuna ci sono Internet e il telefono". Il posto che occupa Pistonami qualcuno lo chiama 'sedile della morte' e spiega che ormai molti mezzi militari di altri contingenti tengono il militare dentro al blindato con un sistema di comando per pilotare la mitragliatrice fuori.

Per quanto riguarda i nostri, il ministro della Difesa Ignazio La Russa, pensa di aggiungere una protezione, una sorta di torretta. Il ministro ha anche promesso l'invio, già approvato da un decreto, di due nuovi Tornado, che si aggiungeranno ai due parcheggiati a Mazar-i- Sharif, non appena sarà pronta la pista dell'aeroporto di Herat, sulla cui data di apertura non ci sono tempi certi. I Tornado italiani, come quelli tedeschi, per ora vengono usati come ricognitori, ma il governo non nega la possibilità di aggiungere cannoncini, trasformandoli in mezzi che possono sostenere azioni di combattimento. Ma tutti questi accorgimenti per rendere più sicura la missione arriveranno fuori tempo massimo, comunque dopo il periodo fatale che coincide con la campagna elettorale. Così, mentre in Italia il governo si spacca sulla questione cruciale se rimanere o meno in Afghanistan e la Lega, Bossi in testa, mostra tutto il suo scetticismo, qui i soldati affrontano la loro guerra quotidiana senza nemmeno il conforto di avere alle spalle un esecutivo concorde circa l'utilità del loro impegno. I piani futuri per i nostri sono già stati delineati: tutte le truppe saranno concentrate nel settore ovest, dove avrebbero già dovuto essere, se non fosse che la scadenza del voto ha indotto a rimandare il ridispiegamento.

Il generale Bertolini non ha dubbi: "Dall'Afghanistan non si può ancora andare via. Intanto facciamo parte dell'alleanza Nato e abbiamo degli obblighi verso i paesi amici e questo sarebbe già sufficiente, ma poi penso che se non ci fossero i nostri contingenti, la popolazione vivrebbe peggio senza nessuna protezione. Questo Paese non deve essere abbandonato. L'Afghanistan non significa solo talebani, ma anche persone perbene, basta un fucile per creare un signore della guerra, e noi, verso chi vuole vivere in pace, abbiamo preso un impegno, anche morale".

Un impegno che costa, ma che chi si trova sul terreno, vuole mantenere pur fra qualche dubbio. "Comando una squadra che esce per controllare il percorso prima che passi la pattuglia", spiega il maresciallo Sebastiano Russo, un ventottenne siciliano di Termini Imerese, comandante guastatore dello stesso reggimento di Di Lisio, che per mestiere cerca esplosivi lungo le strade. Un lavoro difficile in un Afghanistan sterrato dove chiunque può fare un buco e nascondere un ordigno rudimentale più arduo da individuare di uno sofisticato: "Si controlla la strada, si notano i cambiamenti, spesso è la gente stessa che ci chiama e ci segnala dove sta la bomba. Molti ci trovano simpatici. È vero, negli ultimi tempi sono stati piazzati più ordigni. È un lavoro rischioso, ma è quello che abbiamo scelto di fare. Non si pensa che si potrebbe morire, ma solo a come far sì che questo non accada".

Il comandante di pattuglia Marcano è un po' più amaro: "A volte ho la sensazione che le persone che curiamo di giorno, magari nei nostri ambulatori, poi la sera imbraccino il fucile contro di noi, forse mi sbaglio e di sicuro noi continueremo ad aiutarli. Cosa mi fa restare qui? Ho una bimba di due anni e ricordo tutte le medicine, le visite che faceva mia moglie quando l'aspettavamo. Qui i bambini sono spesso abbandonati, muoiono di malattie che da noi sono impensabili come la diarrea. Sono i loro occhi a tenermi qui".

mercoledì 16 settembre 2009

Danza lenta

Hai mai guardato i bambini in un girotondo?
O ascoltato il rumore della pioggia quando cade a terra?
O seguito mai lo svolazzare irregolare di una farfalla?
O osservato il sole allo svanire della notte?

Faresti meglio a rallentare.
Non danzare cosi veloce.
Il tempo è breve.
La musica non durerà.

Percorri ogni giorno
In volo?
Quando dici "Come stai"?" ascolti la risposta?
Quando la giornata è finita ti stendi sul tuo letto con centinaia di questioni successive
Che ti passano per la testa?

Faresti meglio a rallentare.
Non danzare cosi veloce
Il tempo è breve.
La musica non durerà

Mai detto a tuo figlio, lo faremo domani?
Senza notare nella fretta, il suo dispiacere?
Mai perso il contatto, con una buona amicizia che poi è finita perché tu non avevi mai avuto tempo di chiamare e dire "Ciao"?

Faresti meglio a rallentare.
Non danzare cosi veloce
Il tempo è breve.
La musica non durerà.

Quando corri cosi veloce per giungere da qualche parte
Ti perdi la metà del piacere di andarci.
Quando ti preoccupi e corri tutto il giorno,
è come un regalo mai aperto .. . . Gettato via.

La vita non è una corsa.
Prendila più piano
Ascolta la musica
Prima che la canzone sia finita.

Il valore di un uomo

Se un uomo non è disposto a correre qualche rischio per le sue idee, o le sue idee non valgono niente o non vale niente lui.
Ezra Pound

domenica 13 settembre 2009

Se siamo uomini

"Nessuno vi può dare la libertà- Nessuno vi può dare l'eguaglianza o la giustizia. Se siete uomini prendetevela".
Malcom X

sabato 12 settembre 2009

Molo 22 al tramonto...

Molto suggestivo nella location e nell'architettura, questa osteria Molo 22, appoggiata sulla darsena della marineria di Rimini con una vista sul mare unica e le onde che circondano il ristorante a 360°. Se riuscite a sedervi all'ora del tramonto la fantasia può portarvi a pensare di essere a Miami o in un'isola delle Keys... Questa parte, come recita la carta dei menù, "è inclusa nel prezzo".
La nuova gestione del Molo 22 è stata presa in carico da chi ha saputo rendere famosa la Sangiovesa a Santarcangelo di Romagna e la buona qualità della cucina ne è testimone. Il locale in stile moderno si trova all'interno della marineria di Rimini, ma è perfettamente accessibile e comodo anche nel parcheggio. Consiglio sempre di prenotare perché molto frequentato. I prezzi sono molto accessibili. Come spesso accade con molti locali, andrebbero sempre curati tutti i particolari che danno poi "quel tocco in più", in questo caso il servizio, affidato a giovani volonterosi, ma un distratti e con sommarie conoscenze della gestione di sala e la tovaglieria: se possono passare le tovagliette americane in carta con un gioco di "vedo-non-vedo" legato al menù, è un sciatto l'uso anche del tovagliolo in carta. Ottima invece l'idea di proporre senza risparmio la buona piadina del riminese come pane.
I piatti risultano curati e anche abbondanti. Assaggiati i gamberi e calamari rosolati, al miglio tostato con verdurine di olive; il carpaccio di tonno al coltello, scottato alla piastra e verdure all'agro-dolce; gli strighetti alla crudaiola, sgombro e bottarga, il fritto di gamberi e calamari con verdure croccanti e infine il bicchierotto di crema di mascarpone, cioccolato freddo e biscotto al caffè. Buona selezione di vini serviti adeguatamente con abbondanza di ghiaccio (per i bianchi).
Il mio giudizio: mi ripeto, se riuscite ad andarci al tramonto è un'esperienza doppia.

Molo 22 Osteria sul mare - Via Ortigara 78/80 - 47900 Rimini (RN) Tel. e Fax 0541.29637

lunedì 7 settembre 2009

Un trittico per spiriti forti

Li ho letti ormai più di due anni fa, tutti di un fiato in estate. Non è stato facile terminarli. Più leggi e più stenti a credere di essere in un paese normale, in un paese invidiato da molti per tutto il suo patrimonio di arte, natura e creatività. Pensi che chi abita in quei luoghi dovrebbe amare il proprio territorio, così come pensi a come deve essere difficile essere "normale" e rispettoso in quelle terre. Pensi appunto a chi abita in quelle zone dove magari sei stato anche tu e non hai percepito nulla - o quasi nulla - di tutto questo. Il tuo stato d'animo varia e propende sempre più dalla rabbia alla frustrazione e il risentimento. Cominci a pensare che sia una lotta improba, inutile, che non servirà a nulla, pensi ai tanti rappresentati dello Stato che comunque tengono la posizione e ti fai delle domande. Veri eroi dei giorni nostri.

Inutile fare delle recensioni, quando ormai ne esistono, soprattutto per "Gomorra", a centinaia. Di Roberto Saviano sappiamo già molto. Ha fatto una scelta coraggiosa. Ma anche Lirio Abbate e Peter Gomez con "I Complici" hanno svolto un ottimo e importante lavoro di storia e cronaca sulla mafia con tutte le conseguenze, amare e pericolose. Così come Nicola Gratteri e Antonio Niccaso con "Fratelli di Sangue", libro inchiesta sulla 'ndrangheta calabrese.

Consiglio la lettura a spiriti forti e desiderosi di capire...

Brava FLAVIA !

Flavia Pennetta è la prima tennista italiana a raggiungere la decima posizione del ranking mondiale, e davanti alla folla di New York che la acclamava ha voluto ringraziare per l'omaggio ricevuto dal pubblico newyorkese, tutto con lei: "Con un pubblico così si può arrivare ovunque, questa sera la gente mi ha aiutata tanto" ha ammesso, consapevole di essere stata a un millimetro dalla sconfitta. Ma ha trovato la forza nervosa di annullare ben sei match point. E - aggiudicandosi al tie break il secondo set 7-6 (8-6) - ha di fatto vinto la partita, perché l'avversaria ha ceduto sul piano nervoso: ha cominciato a piangere, a prendere a pugni le sue ginocchia fasciate, a protestare con l'arbitro, e il risultato di tutto questo è stato che ha perso il set per 6-0."Per me essere tra le prime dieci al mondo è un sogno diventato realtà - ha detto Flavia Pennetta - ma so che devo e posso ancora migliorare. Per esempio devo migliorare il mio servizio, E abituarmi a stare sempre concentrata sull'obiettivo. A questi livelli tutto può cambiare molto in fretta".

Flavia dimostra che con chiarezza di obiettivi, impegno (allenamento), concentrazione, volontà e detreminazione si possono raggiungere traguardi importanti. E anche il nostro tennis si può esprimere a grandi livelli. Occorre imparare a sacrificarsi.

E dopo la scherma e il nuoto, anche nel tennis è una donna che dimostra - in uno sport singolarista - di avere la forza per superare le prove più importanti.
Ancora brava.

domenica 6 settembre 2009

4 ore alla settimana

"Il solo fatto che qualcosa comporti molto lavoro o consumi un sacco di tempo non significa che sia produttivo o che valga la pena. L'imbarazzo che provate ad ammettere che state ancora scontando le conseguenze di cattive decisioni prese 5,10 e 20 anni fa non dovrebbe impedirvi di prendere buone decisioni ora. Se vi fate fermare dall'orgoglio, odierete la vita per altri 5, 10 e 20 anni per le stesse ragioni...
... Non confondete il complesso con il difficile. La maggior parte delle situazioni è semplice, molte sono solo difficili da gestire da un punto di vista emotivo. Il problema e la soluzione di solito sono ovvi e semplici. Non è che non sapete che cosa fare. Certo che lo sapete. Siete solo terrorizzati all'idea di poter finire peggio di come state adesso."

L'uomo medio è un conformista, che accetta le miserie e i disastri con lo stoicismo di una vacca ferma sotto la pioggia.
Colin Wilson
Timothy Ferriss, l'autore del libro, è ovviamente americano per cui alcune teorie e suggerimenti sono molto difficili da mettere in pratica in Europa in generale ed in Italia in particolare. Il volume però in vari capitoli offre spunti interessanti di riflessione e ragionamento sul "cambiamento" e su alcune fobie tipiche della società di oggi dove tutto sembra debba essere velocissimo e si misuri solo in termini di "tempo-lavoro" svolto in ore (il maggior numero).

sabato 5 settembre 2009

Destra e sinistra ai tempi della xenofobia

Torna il fortunato testo del ’94:così Bobbio aveva intravistoi sintomi dei mali d’oggi
NADIA URBINATI - La Stampa 4/9/2009 - QUINDICI ANNI DOPO


Storicamente, i nemici dell’eguaglianza sono anche stati i nemici della democrazia. Prendiamo per esempio il dialogo platonico Gorgia: in esso, Platone fa dire a Callicle, uno degli interlocutori di Socrate, che l’eguaglianza politica è la vendetta della legge contro la natura. «Sì, perché in natura tutto quel che è più brutto è, ad un tempo, più malvagio, ossia il subire ingiustizia; per la legge, invece, commetterla». La legge degli uomini rovescia la logica della legge di natura e cambia la nozione del bene e del male. La legge civile ordina di non sopraffare l’altro e punisce non chi è sopraffatto o più debole, come fa la natura, ma chi prevale o usa la forza. L’eguaglianza, continuava Callicle offrendo a Nietzsche il più formidabile argomento contro la democrazia, è il valore inculcato in ognuno di noi fin dalla nascita affinché ci abituiamo a pensare che occorra correggere, non assecondare la natura. L’eguaglianza è la legge dei deboli, che sono anche i più numerosi, escogitata per rendere deboli i forti imponendo loro di ubbidire a una legge fatta per proteggere i deboli. Questa è stata ed è ancora oggi la filosofia che denota la destra politica. E anche qualora la destra accetti la costituzione democratica e i diritti, l’idea guida che la ispira è che devono essere egualmente liberi solo coloro che sono identici nelle caratteristiche (le quali possono essere fisiche o spirituali). Nell’Italia del presente, l’ideologia di destra parla di eguali ma all’interno di un ordine gerarchico che ha al primo posto la «mono-etnia» (i membri della nazione) prima degli esseri umani, e poi via via, gli «uomini» prima delle «donne», gli «eterosessuali» prima degli «omosessuali», i fisicamente normali prima dei disabili; infine, «noi italiani» prima e contro gli «altri», immigrati o non italiani. È in ragione di questa visione sostanziale di eguaglianza degli eguali che la democrazia viene interpretata da destra, così da coniugarsi a concezioni identitarie forti e chiuse all’universalismo, spesso razziste e violente. È su questo fronte che si misura oggi la differenza tra destra e sinistra. Anche per la sinistra la cittadinanza democratica è un’identità che non include né può includere tutti; però, la sua filosofia ha ben chiaro che le distinzioni politiche all’interno della famiglia umana sono frutto di convenzioni, benché importanti e non rinunciabili; per questo, alla distinzione politica, la sinistra non fa corrispondere una diseguaglianza sostanziale. Ciò comporta ritenere che tutte le persone meritino rispetto, e che essere minoranza culturale o religiosa non debba mai diventare ragione di discriminazione e offesa perché è la legge, il rispetto della legge soltanto che stabilisce il discrimine tra giusto e sbagliato, non l’opinione della maggioranza (le costituzioni servono proprio a sancire la differenza fra legge e decreto di una maggioranza, a stabilire ciò che la maggioranza può e non può fare). A quindici anni di distanza, destra e sinistra sono ancora ben riconoscibili, anzi forse lo sono di più, perché ai tradizionali argomenti se n’è nel frattempo aggiunto uno molto controverso, quello relativo all’immigrazione, un tema che nel volgere di pochi anni è diventato una «questione» sociale e di ordine pubblico che mentre può aprire nuovi fronti di discriminazione, rischia anche di oscurare i basilari valori democratici e liberali. Non è azzardato dire che nei paesi europei la rinascita della cultura politica di destra abbia proceduto parallelamente all’incremento dei flussi migratori; l’acutizzarsi della crisi finanziaria globale ha funto da acceleratore della diffusione di concezioni inegualitarie e razziste tra larghe fasce di popolazione, con evidenti rischi per le libertà costituzionali di tutti, anche dei cittadini della stessa nazione. Bobbio aveva con grande acume intravisto i sintomi di questa rinascita antidemocratica, mostrando come le diseguaglianze sociali ed economiche tra le aree del pianeta avrebbero raggiunto proporzioni tali da coinvolgere drammaticamente e direttamente l’Occidente, perché i disperati del mondo avrebbero necessariamente cercato la sopravvivenza laddove c’era più benessere. «Il comunismo è fallito. Ma la sfida che esso aveva lanciato è rimasta» irrisolta: il «pianeta dei naufraghi» è la nuova realtà di destituzione che nessuna frontiera riuscirà a contenere. «Di fronte a questa realtà, la distinzione fra la destra e la sinistra, per la quale l’ideale dell’eguaglianza è sempre stato la stella polare cui ha guardato e continua a guardare, è nettissima». La conclusione di Bobbio era pessimista e molto lucida (pessimista perché lucida). Dopo alcuni decenni di crescita economica e di consolidamento della democrazia, i paesi del primo mondo – l’Italia in modo emblematico – assistono a un arretramento sia sul piano del benessere che su quello delle promesse democratiche. Non soltanto perché aumentano le diseguaglianze tra ricchi e poveri all’interno della stessa nazione di cittadini, con il decurtamento dei servizi sociali, delle opportunità culturali e soprattutto dei diritti associati al lavoro, ma anche a causa di un evidente restringimento delle libertà civili primarie, esito fatale della recrudescenza dell’ideologia razzista e xenofoba. \ Bobbio parlava a ragione di un «grandioso movimento storico» di destra, un fenomeno che poteva essere valutato nelle sue conseguenze solo qualora lo si fosse confrontato con altri periodi storici del passato e giudicato alla luce dei principi democratici dell’eguale libertà contenuti nelle costituzioni democratiche. Rispetto a questo fenomeno egemonico, due sono i rischi di fronte ai quali si trova la sinistra: quello di abbracciare un fastidioso moralismo ovvero di radicalizzare le proprie posizioni; e quello di imboccare la strada compromissoria o dell’accomodamento con la cultura dominante della destra abbandonando la propria specificità ideale. Averne consapevolezza è un punto di partenza imprescindibile. Dopodiché, uno spiraglio di ottimismo ci viene dalla certezza che «l’umanità non è giunta affatto alla “fine della storia”, ma è forse soltanto al principio». A titolo «provocatorio» lo aveva detto il pessimista Bobbio nel 1998. Dopo oltre dieci anni quella provocazione suona come la più ragionevole certezza della persistenza della diade destra e sinistra.

giovedì 3 settembre 2009

Vivere secondo i nostri Valori

E' molto importante e anche la cosa più difficile, comportarsi e vivere sempre coerentemente con i Valori che riteniamo ci appartengano, secondo i nostri standard, anche nei momenti in cui la vita o le cose non vanno come vorremmo. Oppure quando le persone non si comportano come ci si aspettava facessero nei nostri riguardi, a volte anche quelle più vicine o con cui siamo a contatto quotidiano.
Ma riuscire a vivere secondo i nostri Valori ci aiuta a dare il senso alla nostra vita e ha l'incredibile potere di conferire una felicità duratura, una sensazione di sicurezza e di pace interiore. Comprendere, "sentire" di vivere in totale congruenza con essi è il risultato più ambito, che forse pochi raggiungono, ma che fa compiere il "salto di qualità" alla nostra esistenza.
Non è il possesso dei beni materiali che ci rende veramente felici, ma la tranquillità e la forza che proviamo dentro tutti i giorni, in qualsiasi momento al di là delle situazioni.

lunedì 31 agosto 2009

Roberto Mazzoni: la semplice storia di un grande progetto

Segnalo il progetto imprenditoriale di questo amico che ha "buttato il cuore oltre l'ostacolo" e ha iniziato un'attività nel settore immobiliare in Florida. Questi sono momenti difficili per l'economia, ma normalmente è in questi casi che le persone sono in grade di dare il meglio di loro e cogliere le opportunità. Il mercato immobiliare negli USA si sta riprendendo dopo lo "tsunami" generato dalla bolla e dai subprime e Roberto ha deciso di cogliere l'attimo.
Un target di riferimento per lui sono anche gli italiani che, complice sia il momento del mercato immobiliare statunitense sia la forza dell'Euro nei confronti del dollaro, stanno investendo acquistando proprio negli USA. E perchè non farlo proprio in Florida ?
E' una sfida di coraggio e unità - tutta la famiglia si è trasferita - che mi auguro gli porti enormi e redditizie soddisfazioni.
Di seguito riporto un pezzo - dedicato all'Internet Marketing - dal suo Blog, interessante perchè offre uno spaccato della mentalità e degli usi degli americani da parte di un italiano che conosce comunque molto bene gli Stati Uniti. Ho eseguito, per comodità, una traduzione molto semplice del testo che in originale è in inglese.
Il marketing online è davvero diventata una necessità e un'ossessione per molti imprenditori americani. Ovunque io vada, ad ogni incontro a cui partecipo, vi è una certa inclinazione verso la promozione della loro attività sul web, con l'utilizzo di un sacco di strumenti e un sacco di trucchi "cool". Eppure si c'è la necessità di adattarlo alle attività classiche che vengono eseguite non on-line e che rimangono molto importanti per molti segmenti. Ciò è particolarmente vero per il settore immobiliare, dove le persone spesso vanno sul web per vedere e studiare ciò che è disponibile, ma poi devono necessariamente andare sul posto per completare l'acquisto della proprietà. In questo tipo di attività, come in molte altre attività simili dove si ha la necessità di connettersi con persone reali, i professionisti devono bilanciare il loro tempo tra l'organizzazione e il mantenimento delle loro tradizionali attività "off-line" promozionali, quindi aggiungendo la parte Web - e in particolare i social network - hanno la possibilità di moltiplicare l'efficacia di quello che fanno. Ciò è particolarmente vero per Realtors, che, da un lato, ha la necessità di mantenere un approccio molto specifico per il loro business anche a causa dei vincoli legati alla licenza, e dall'altra non può lasciarsi sfuggire l'opportunità generata dai social network. Quindi io e Daniele Bogiatto, il mio socio in affari e amico, stiamo mettendo a punto un progetto pilota per l'integrazione nella rete e nel settore immobiliare proprio per Realtors Florida e il progetto sarà portato avanti nei prossimi mesi attraverso il sostegno fondamentale di Terry Ogburn, business developer di century 21 Grant Realty della Florida, Inc.. Abbiamo già iniziato il lavoro con Karen Selby, l'intermediario di Century 21 Grant Realty, che è particolarmente propenso a trovare nuovi modi di attrarre clienti e trattenere gli agenti, dando loro più efficaci strumenti per fare il loro lavoro. Il progetto potrebbe presto essere esteso a tutti gli agenti in intermediazione. Io e Daniele siamo entrambi molto entusiasti di come ci venga data una vera opportunità di tradurre tutto ciò che sappiamo del Web in una nazione molto potente come gli Stati Uniti e in particolare in Florida, che per qualche motivo è sempre stata all'avanguardia dell'innovazione e ha una presenza molto forte in Internet marketing.

domenica 30 agosto 2009

LIDO LIDO

La stella Michelin la merita tutta questo ristorante che si trova in una piccola traversa, rivolta all'Adriatico, del lungomare di Cesenatico. L'esterno composto con vetri a specchio che compongono gran parte dell'edificio, dove ci sono anche un Hotel e altri esercizi, non rende onore esattamente al locale che ha una bella sala allargata e una parte esterna "velata" che da la sensazione di trovarsi quasi a bordo di una barca. Ottimo anche il colpo d'occhio della tovaglieria e posateria. La tradizione effettivamente gioca un ruolo importante nella cucina di Vincenzo Cammerucci, sapiente e simpatico Chef, che recupera le ricette più interessanti e le reinterpreta con uno stile personalissimo. Molto interessante la carta che offre piatti di mare e di terra, tutti gustosissimi, anche se da queste parti si va per degustare i menù di pesce. Consiglio di seguire le proposte tra: degustazione di antipasti, piccolo e grande menù oppure per i vegeterani, quello dedicato. Personalmente oltre ad un aperitivo con fritti misti eccellenti ho provato la Ricciola cruda con sale affumicato bourgour e daikon, la zuppetta fredda di pomodoro con cappesante crude e gelatina di mele rosse, i Sardoncini farciti con stridoli al pomodoro verde e salsa di papalina, ravioli di piselli con granciporro, baccalà arrostito con spinaci e salsa leggera all'aglio, grigliata mista nello spiedo con patate novelle sotto cenere e lardo, zuppetta di ciliegie con vino di visciole, gelato di squacquerone e sale speziato. Ottima anche la carta dei vini.
Il mio giudizio: escluso da metà giugno ad agosto, da non perdere.

Ristorante LidoLido - via Ferrara, 12 - Cesenatico - tel. 0547.67.33.11

domenica 23 agosto 2009

Hai un'idea? Vendila su YouTube

ILSOLE24ORE.COM > Notizie Tecnologia e Business - di Luca De Biase - 21 agosto 2009
Lauren Luke è una ragazza-madre di 27 anni di South Schields, vicino a Newcastle. Il suo accento è quello della Britannia profonda. Il suo aspetto fisico non corrisponde al canone filiforme della bellezza modaiola, ma il suo sorriso dimostra che Lauren è in pace col suo corpo. Anche perché le gratificazioni non le mancano: forse inopinatamente è diventata una vera e propria star su YouTube. Con alcune decine di milioni di fan in mezzo mondo. Perché? Che cosa ha fatto di speciale? È riuscita a guadagnarci qualcosa? E la sua storia è generalizzabile, oppure è un caso irripetibile?La velocità moderata della vita quotidiana di Lauren, soggetta alle prevedibili routine della vecchia South Schields, è diventata accelerazione inarrestabile quando la donna si è sintonizzata sulla dinamica di internet. Lauren sbarcava il lunario armeggiando col computer per vendere cosmetici su eBay. Per farsi un po' di pubblicità ha deciso di aprire un canale su YouTube: l'idea era di riprendersi con la webcam mentre si truccava, spiegando gli effetti che si possono ottenere con i vari prodotti cosmetici. L'effetto è stato esplosivo. Sarà stato il suo aspetto di persona normale, dicono i massmediologi. Sarà stata la freschezza del suo modo di esprimersi, osservano i pubblicitari. Sarà stata l'originalità dei consigli, commenta qualche amico. Sta di fatto che quella serie di "lezioni di trucco", la cui produzione è costata zero sterline, è diventata un successo formidabile e i video del suo canale su YouTube – Panacea81 – sono stati visti 50 milioni di volte in 70 paesi del mondo. Se ne sono accorti anche i grandi organi d'informazione, l'Observer, la Bbc, il New York Times. E Lauren è riuscita a trasformare la notorietà in una miniera d'oro: la catena di distribuzione di cosmetici Sephora ha deciso di commercializzare in esclusiva una linea di prodotti con il marchio By Lauren Luke.La sua storia è tutt'altro che isolata. Non solo perché le lezioni di trucco online sono ormai un genere, con le sue varianti più o meno genuine. Michelle Phan è stata vista all'opera sei milioni di volte e ha sviluppato una sua linea di prodotti per la pelle. E in Italia ci prova Clio Zammatteo con ClioMakeUp. Non c'è idea che si sviluppa su YouTube che non abbia i suoi emuli e non c'è settore che non offra opportunità. Le lezioni online stanno andando forte su moltissimi argomenti: dal marketing al pianoforte, dall'inglese all'ukulele. Ma c'è molto altro. Come scegliere nel grande rumore? Cercando chi voglia condividere i segnali deboli che si notano in giro. È bastato mettere su Facebook, Twitter e FriendFeed una richiesta d'aiuto per questo articolo e sono venute fuori decine di segnalazioni. Pare che vada forte il fotografo Luciano, di Ferrara, che ha messo in rete le sue lezioni per ritoccare le immagini con Photoshop. E poi ci sono le lezioni di magia di Milleaccendini. E, molto apprezzati, gli insegnamenti culinari di La Cucina di Mimmo. Qualcuno arriva a sfruttare la notorietà generata da YouTube per migliorare o inventare il suo business. Altri si fermano prima.Questi fenomeni sembrano venir fuori dal nulla. Di sicuro, non c'è una ricetta del successo con YouTube. Si sa però come avviene. Lo ha studiato per esempio l'antropologo Michael Wesch, che insegna alla Kansas State University. La sua autorità in materia è indiscussa per un motivo semplice: anche lui ha realizzato un video, un'animazione per insegnare come il web abbia cambiato la scrittura, l'ha messo su YouTube e, senza alcuna promozione, ne ha visto crescere la diffusione fino allo straordinario record di 10 milioni di visualizzazioni. Quando Welsch ne parla, con la sua aria candida, si dimostra ancora incredulo. Ma la dinamica è chiara. Il filmato è piaciuto a qualche blogger che lo ha passato agli amici, che a loro volta lo hanno fatto notare ad altri amici ancora. Il passaparola ha preso velocità e la crescita è diventata esponenziale. È la logica della rete: che non è un deposito di contenuti, ma uno strumento per le persone che si esprimono e si connettono, si riconoscono e promuovono nella loro cerchia quello che apprezzano, generando nell'insieme un medium orizzontale, ricco di varietà, veloce e – specie quando si tratta di video, musica, danza, foto – globale. Welsch ha ricostruito la dinamica dei grandissimi e inattesi successi di YouTube. Si tratta di opere di veri outsider che inventano un genere. Come il ragazzo che ha giocato con la webcam riprendendosi mentre cantava in playback una canzone popolare qualche tempo fa, Dragostea din Tei, e ha pubblicato il suo video Numa Numa. Welsch ha studiato la diffusione "virale" del video scoperto in Europa dell'Est, visto in Italia e da qui diventato un fenomeno mondiale. Quel gesto inventivo privo di concessioni alla professionalità, ha aperto la strada a un format, la parodia delle canzoni, a sua volta continuamente reinterpretato. C'è stato il tormentone delle caramelle Mentos che gettate nella versione dietetica della Pepsi facevano uscire il liquido dalla bottiglia come una fontana: una scena riproposta in mille forme. Con o senza sponsor. E c'è stato il grande Matt Harding, un giovane programmatore di videogiochi che – fatti un po' di soldi con il software – decise di partire per uno scanzonato giro del mondo durante il quale sviluppò l'idea che gli avrebbe cambiato la vita: si riprendeva con la telecamera mentre danzava in modo simpaticamente demenziale davanti ai monumenti e ai luoghi che più lo ispiravano. I brani di quella danza gioiosa, montati uno dopo l'altro, sono diventati un video cult per milioni di fan.

Che cosa hanno in comune questi protagonisti di YouTube? Un'idea originale, un protagonista autentico, un'intrinseca credibilità. Nell'insieme non sono un reality: sono un mosaico di finestrelle sulla realtà. Come ogni medium, anche questo è a disposizione del business. Ma come ogni medium ha le sue regole. Le aziende che, scoprendo questi fenomeni tentano di collegarvi i loro prodotti, intuiscono che non devono rovinarne la semplice qualità. Dice Matt: «Quando un'azienda mi ha chiesto di fare un altro viaggio, ho risposto che non avevo più un soldo. Quando hanno proposto di finanziare quel nuovo viaggio, ho risposto che era un'ottima idea. Ma il video che ne è venuto fuori non sarebbe stato bello se quell'azienda avesse interferito nelle mie scelte. Quando vediamo un video sponsorizzato, nella nostra mente scatta qualcosa e pensiamo: è solo pubblicità. Ma quell'azienda aveva già i suoi spot. Così ha solo pagato il viaggio. In 39 paesi. E il diritto di usare il film per collegarlo alle loro attività. Niente di più».Il problema è che ci sono decine di milioni di creatori originali di video che hanno solo qualche decina di visualizzazioni. Solo pochi sfondano. E in questo YouTube non è diverso da qualunque altro medium. La differenza è che la rete è aperta alla sperimentazione. Dalla ricerca collettiva qualcosa di nuovo e interessante viene inevitabilmente fuori. Le aziende non pensano che i loro laboratori possano effettuare solo esperimenti di successo. Ma sanno che possono imparare da ogni passaggio. E il basso costo delle produzioni online consente di sperimentare parecchio.Il modello di Zooppa, azienda veneta che mette in contatto i creativi della rete e le aziende che vogliono produrre spot adatti a internet, è un caso da seguire. La creatività è sollecitata da un brief che Zooppa lancia online per lasciarlo alla libera interpretazione di chi voglia proporre un'idea. Alla fine, l'azienda sponsor sceglie la creatività migliore e la ripaga con un premio. Agli altri partecipanti resta la soddisfazione di essersi divertiti: ed evidentemente la cosa piace, visto che la comunità di Zooppa ha ormai superato i 40mila creatori iscritti. L'evoluzione della rete è soltanto all'inizio. Il medium si sviluppa nella complessità delle relazioni tra le persone. Ma è chiaro che Lauren Luke e gli altri dimostrano qualcosa. In rete, il personaggio dev'essere prima di tutto una persona che fa la cosa giusta. E come tale fa venire voglia di segnalarla agli amici. I media tradizionali si accorgono di questi fenomeni, li possono accelerare, possono aggiungere un contributo di qualità e cultura, ma non li possono determinare. In questo internet rinnova e arricchisce l'ecosistema dei media. E rimanda la palla nel campo dei mezzi professionali. Che devono imparare a farsi valere, senza contare sui vecchi privilegi.

venerdì 21 agosto 2009

Un'Azienda e un'utopia. Adriano Olivetti 1945-1960.

"... Ciò che contrassegnò l'opera di Adriano fu infatti un utopismo pragmatico. Sia perchè caratterizzato da un'azione concreta intesa ad abbinare cultura e industria, sia perchè animato dall'intento di coniugare le regole del sistema d'impresa con i principi dell'etica e della responsabilizzazione sociale..."
"... si ispirava ai principi del pluralismo e ai valori di una cultura laica..."
" ... i suoi riferimenti culturali erano Schumpeter, Kelsen, Friedmann, Mounier, Simone Weil, Mumford..."
"... si avvalse, tanto nella conduzione dell'impresa quanto nelle relazioni culturali che fecero da collante ai suoi piani, del contributo di un folto staff di intellettuali-manager e di consulenti provenienti dai più diversi campi delle scienze sociali e umane, ma accomunati da una visione che infrangeva il muro degli specialismi. Sociologi, economisti, psicologi, politologi, architetti e designer, ma anche scrittori e letterati... essi appartenevano per lo più a quella che allora veniva definita come la 'terza forza', ossia la sinistra laica e di formazione neo illuminista, tendente a mutuare i modelli di pensiero e d'azione della cultura progressista nord-europea e americana... Fu un'avventura imprenditoriale pressochè unica... un'impresa che anteponeva l'uomo al profitto, ma con brillanti risultati economici... un'impresa che, insieme all'incremento della produzione, favoriva finalità etiche e sociali..."
"...ugualmente singolari e lungimiranti ci appaiono oggi le sue scelte in materia di politica del territorio..."
"... si scontrò sul versante delle politiche sociali. Giacchè egli ebbe a che fare con l'ostilità di gran parte dell'establishment industriale... anche i principali sindacati, la Cgil e la Cisl, non nascosero la loro contrarietà nei riguardi della politica olivettiana, che essi bollavano come una forma più aggiornata di paternalismo padronale... "
Frasi tratte dal libro "Un'azienda e un'utopia. Adriano Olivetti 1945-1960" - A cura di Stefano Semplici - Società Editrice il Mulino.




giovedì 20 agosto 2009

Ristorante Circolo Aviatori Lugo

C'è sempre stato un ristorante all'interno del piccolo Circolo Aviatori "Francesco Baracca" a Villa San Martino di Lugo, ma nel 2005 Stefano Marocci e Simone Tarroni, due giovani volenterosi e creativi, hanno dato vita ad una gestione con una proposizione di piatti abbastanza interessanti. La "location" in non colpisce certamente il visitatore dall'esterno , ma all'interno sono riusciti ad arredare in modo singolare il locale, si da renderlo simpatico e anche accattivante soprattutto di sera con l'ampio uso di candele. La carta con menù di carne e pesce si presenta calibrata con una ricerca nell'ideazione e presentazione dei piatti, pur non allontanandosi dai prodotti del territorio. Buona la scelta dei vini. E' importante che i gestori continuino sulla strada della ricerca e del perfezionamento per evitare alcune "sbavature", mantenendo altresì molta attenzione sul rapporto prezzo-qualità. Alcune tra le cose assaggiate: giardinetto di crostacei; millefoglie di melanzana con code di mazzancolle; riso Venere ai pescatori di lanterna; grigliata del pescatore fritto, panna cotta al profumo d’arancia su letto di mascarpone.
Il mio giudizio: vale una visita se passate da quelle parti.
Ristorante Circolo Aviatori - Via Ripe di Bagnara, 4 - Villa San Martino 48022 Lugo (RA) - Tel:
054576450

mercoledì 19 agosto 2009

Osteria Malabocca

"Nel medioevo e precisamente ai primi dell'XI sec., Bagnacavallo inizia la sua vera storia di centro politico, sotto il dominio dei Conti Malvicini o Malabocca,che secondo alcuni storici sarebbero stati un ramo collaterale dei Conti Brandolini.Appartenne alla casata dei Malvicini o Malabocca, la Contessa Caterina la quale,sposa in Ravenna a Guido Novello da Polenta, in qualità di mecenate, ebbe il merito di ospitare Dante durante gli anni del suo ultimo esilio,né va esclusa l'ipotesi che il sommo Poeta abbia soggiornato a Bagnacavallo." Così spiegano Fabio e Roberto Dalfiume, titolari nonché rispettivamente Chef e Maitre del locale. Questa locanda aperta nel 2005 è collocata nella piazza principale del paese, sotto il loggiato, ed ha preso il posto di una vecchia osteria. A conferma della grande effervescenza che caratterizza Bagnacavallo anche nella gastronomia, il locale si presenta con un ottimo menù di pesce con piatti sfiziosi al giusto prezzo, non disdegnando una scelta di piatti "di terra" e ultimamente anche vegetariano. Pochi tavoli - meglio prenotare - nella sala ad ampie volte e cortesia nel servizio. Curata anche la proposizione del pane. Tra i piatti provati segnalo il baccalà mantecato con vellutata di broccoli e olive, i ravioli di rombo, insalatina di finocchi e capperi, zuccotto di ananas e yogurt con biscotti al cocco e fondente. Un'altra nota positiva del locale è data dalla rotazione del menù che avviene con una certa frequenza. Visitato più volte ha confermato sempre un livello di qualità eccellente. Non è certo indispensabile, ma sarebbe auspicabile migliorare la parte web del ristorante oggi molto scadente.
Osteria Malabocca - Piazza della Libertà, 15- 8012 Bagnacavallo (RA) - Tel 0545 64468

martedì 18 agosto 2009

Al Maneggio Ristorante

Non è semplice trovarlo la prima volta, in via Argine Destro Lamone, questo ristorante con adiacente un piccolo maneggio situato in località Santerno, tra Bagnacavallo e Ravenna. Ma il viaggio e la ricerca vale la pena. Soprattutto per una cena. La casa contadina ristrutturata, classica romagnola, è stata recentemente arricchita da una veranda - riscaldata - che aggiunge un fascino particolare all'esperienza. Arredata in modo originale e molto particolare, come lo è anche la parte interna, già esistente, ma con un qualcosa in più. Per il periodo natalizio risulta spettacolare con gli addobbi e le candele. La cucina affidata alla co-titolare, Leoni Simonetta, è altrettanto originale e molto interessante nei piatti proposti. Si va dall'insalatina con spinaci freschi con uova strapazzate e tartufi - assolutamente consigliata - agli involtini di melanzana come antipasti. Dai cappellacci con formaggio di capra con tartufo bianco ai taglioni con guanciale e zucchine. Ottima la tagliata al rosmarino e grandi i dolci della casa che si presentano fin da subito ai vostri occhi nella sala interna, alimentando il desiderio. Ottima la scelta dei vini. Gilberto Romanini in sala risulta un ottimo anfitrione. Il locale ha una ottima frequentazione. Il prezzo lo definirei moderatamente elevato.
Mio giudizio: da visitare nel periodo autunno-invernale e di sera.
Ristorante Al Maneggio - Via argine destro lamone, 1 - santerno (RA) - 48100 - Tel. 0544.417496

Inno alla qualità del gusto del rischio

Avvicinatevi all'orlo del precipizio disse/
Avvicinatevi all'orlo del precipizio/
Si avvicinarono ed ebbero paura/
Avvicinatevi disse/
Li spinse/
E loro volarono/

Christopher Logue

lunedì 17 agosto 2009

I TRE FRATELLI

A Lugo di Romagna questo ristorante è da sempre un ritrovo “classico e sicuro” per la qualità e per l’ottimo rapporto con il prezzo. Un'ambiente semplice, un locale che mantiene quel sapore anni '60-'70 rinfrescato però in modo da risultare molto pulito e famigliare. Nel periodo estivo risulta molto gradevole cenare esternamente nella struttura che mi ricorda sempre certi ristoranti che ancora si trovano nelle colline cesenate e riminesi o nell'appennino. Il ristorante si trova a poche centinaia di metri dalla circonvallazione principale di Lugo, ma già in aperta campagna. Qui i cultori della tradizione e della pasta fatta in casa potranno dare libero sfogo ai propri desideri. Non mancano anche interessanti, seppur moderati, spunti di innovazione su alcuni piatti classici. Alcuni pezzi forti che consiglio perchè provati più volte sono: taglierino di salumi con crostini caldi e gnocco fritto; cappellacci di ricotta al radicchio rosso; garganelli all’arrabbiata; tagliata di manzo con pomodorini e rucola e patate al forno e i dolci della casa.
Il mio giudizio: un locale con cui andare insieme agli amici per una bella serata al giusto prezzo.
Ristorante I Tre Fratelli - Via Di Giu, 56 - tel: 0545 23328 - 48022 Lugo (RA)