sabato 22 agosto 2015
I primi 7 secondi sono fondamentali...
sabato 20 giugno 2015
Se sei felice la pioggia non ti bagna
che siamo soprattutto acqua/
finché non piove/
e ogni atomo/
del nostro corpo/
comincia a tornare a casa"
(Albert Huffstickler)
"Dopotutto, la grande lezione è che nessuno spettacolo naturale - né le Alpi, né il Niagara, né lo Yosemite, o qualsiasi altro - è più grandioso e più bello del normale sorgere e tramontare del sole, più bello della terra o del cielo, degli alberi o dell'erba" (Walt Whitman)
"Centinaia di fiori in primavera, la luna in autunno/
la brezza fresca d'estate, la neve d'inverno./
Se non occupi la tua mente in inutili cose,/
ogni stagione è per te una buona stagione.
(Wu-men)
venerdì 27 febbraio 2015
Lavoro, le ore più produttive? Il mattino presto
Gli italiani? Poco mattinieri, ma il 35% di manager, professionisti e impiegati gestisce la maggior parte delle pratiche nelle prime ore, lontano dall’ufficio tradizionale
Brevi break, inoltre, sono necessari durante la lunga giornata lavorativa per mantenere il benessere psico-fisico, recuperare le energie e la capacità di rimanere concentrati. La pausa caffè rappresenta in Italia, ma anche negli altri paesi, un must delle interruzioni di relax sul lavoro, (29% Italia; 28% media globale); anche piccole passeggiate (all'interno o all'esterno degli uffici) costituiscono un'attività fisica per sgranchirsi un po' le gambe dopo essere rimasti seduti alla scrivania per molto tempo. Questa attività è più frequente all'estero (24% media globale, 21% Italia). Seguono poi il cambio di attività, passando a svolgere altri impegni e incombenze per poi riprendere (17% Italia, 14% globale) e brevi conversazioni con i colleghi (14% Italia, 11% media globale); anche guardare le notizie o navigare in rete (11% Italia e media globale) costituisce un momento di svago e relax.
lunedì 12 gennaio 2015
"Non incolpare nessuno", di Pablo Neruda
non lamentarti mai di nessuno, di niente,
perché in fondo
Tu hai fatto quello che volevi nella vita.
ed il valore di cominciare a correggerti.
Il trionfo del vero uomo
proviene delle ceneri del suo errore.
affrontala con valore e accettala.
In un modo o in un altro
è il risultato delle tue azioni e la prova
che Tu sempre devi vincere.
né attribuirlo agli altri.
o continuerai a giustificarti come un bimbo.
Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare
e che nessuno è così terribile per cedere.
che la causa del tuo presente è il tuo passato,
come la causa del tuo futuro sarà il tuo presente.
dai forti
da chi non accetta compromessi,
da chi vivrà malgrado tutto
pensa meno ai tuoi problemi
e più al tuo lavoro.
Impara a nascere dal dolore
e ad essere più grande, che è
il più grande degli ostacoli.
e sarai libero e forte
e finirai di essere una marionetta delle circostanze,
perché tu stesso sei il tuo destino.
e respira la luce dell'alba.
Tu sei la parte della forza della tua vita.
Adesso svegliati, combatti, cammina,
deciditi e trionferai nella vita;
Non pensare mai al destino,
perché il destino
è il pretesto dei falliti.
domenica 29 giugno 2014
Al mattino Comincia bene la giornata, alzati abbastanza presto...
È fonte di energia e ispirazione.
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sabato 14 giugno 2014
Agire. Magica parola. Muoversi.
Agire. Magica parola.
Muoversi.
Le azioni sono l’unico modo per coniugare con successo piani e obiettivi.
Agire anche quando si sbaglia.
Un fallimento è il più grande maestro. Dal più brusco dei risvegli troviamo il terreno fertile per agire concretamente.
Rischiare dovrebbe essere la prima voce per importanza nella propria vita. Cruciale.
Molti non rischiano perchè temono l’ignoto, ma il rischio è di solito la base del successo.
Se si vuol riuscire occorre aver voglia di rischiare. Molto, forse tutto.
Poi è importante tenere lo sguardo sull’obiettivo che ci siamo posti. Mai perdere di vista gli obiettivi, pensateci: sono i nostri sogni con una scadenza.
Il segreto è non farsi distrarre e non aumentare gli impegni, ma toglierne. E’ difficile, ma occorre farlo. Normalmente si è portati ad aggiungere, soprattutto quando si è più giovani e impetuosi.
“Less is more” Dicono gli anglosassoni. Con metodo, con cura. Togliere è il segreto, non aggiungere. Così è possibile affrontare e riuscire nel proprio percorso.
Parallelamente è importante altresì mantenere un equilibrio tra salute fisica, spirituale ed emotiva. Sono di grande supporto per raggiungere le nostre mete.
Così come riflettere e trovare il tempo di creare una sinergia tra i propri obiettivi personali e quelli lavorativi.
Fondamentale è non mollare mai, fino alla vittoria.
Chi fallisce è perchè si arrende troppo presto, un attimo prima degli altri.
Dato l’obiettivo tutto il resto non conta. Determinante è sviluppare e mantenere un atteggiamento sempre positivo, mai diventare cinici, mai vedere il mondo con occhi negativi. Tutto risulta più divertente e stimolante.
Quando si è positivi, preparati, disciplinati e fiduciosi in se stessi, responsabili, si è pronti per raggiungere le mete ambite. E ci si riesce.
"…non è mai tardi per tentar l’ignoto, non è mai tardi per andar più oltre…" (G. D’Annunzio)
venerdì 13 giugno 2014
Per ottenere risultati
Per ottenere risultati
Concentrarsi sull’obiettivo a lungo termine, che sia ancorato alla realtà, ma che sia ambizioso.
Non preoccuparsi troppo della prossima battaglia, ma avere sempre lo sguardo sul risultato finale che si vuole ottenere.
Per fare questo occorre elevarsi, allargare la prospettiva e avere una visione d’insieme. Mai dimenticare di vedere il mondo anche con gli occhi degli altri.
Andare sempre alla radice del problema. Alcuni conflitti si trascinano troppo a lungo perché nessuno è in grado di farlo. Fondamentale è scoprire il problema ed eliminarlo.
Raggiungere l’obiettivo non sempre passa per la via più breve.
La chiave di volta è pianificare in anticipo e allo stesso impedire ai concorrenti di comprendere subito il motivo delle tue azioni e dove hai intenzione di arrivare.
Non dimenticare mai: mantenere sempre un comportamento comunque etico, aperto, “viso allegro e cuor leggero” come si dice.
Accettare le sconfitte momentanee e non abbattersi né mollare mai.
"Nessun vincitore crede ala caso" (F. Nietzsche)
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mercoledì 11 giugno 2014
Accettarsi. Anche quando si commettono errori. La vera partita...
Accettarsi. Anche quando si commettono errori.
La vera partita nella vita è sapere che noi non siamo i nostri pensieri. Quando, ad esempio, arriva un fallimento nel lavoro o negli affari, spesso non accettiamo che le cose siano andate in questo modo. Pensiamo che ciò che è accaduto non è il nostro vero destino, che dovevamo certamente vincere.
Invece non dovremmo pensare a questo, ma accettare ciò che accade. Accettare e accettarsi quando si sbaglia, senza rimproveri, meditando si, ma senza punirsi, è il primo passo verso la propria autoguarigione e verso la gioia di vivere.
E sia quel che sia. Accettare che le cose vadano come vanno aiuta a vivere più sereno. Non occorre accusarsi di tutte le cose che accadono perchè c’è una legge universale che guida il “tutto”, e mentre lo fa compie una grande opera.
Normalmente a ciascuno viene pagato quanto gli è stato promesso. Il Destino fa la sua strada e non aggiunge e non toglie nulla di quanto ha promesso.
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sabato 7 giugno 2014
Di fronte ai problemi
domenica 4 maggio 2014
5 cose da sapere sul sacrificio nel lavoro per avviare la vostra impresa o startup
venerdì 11 aprile 2014
5 riflessioni sulla Leadership
giovedì 27 marzo 2014
Applicare l'etica del Guerriero ricercatore
venerdì 21 marzo 2014
4 modi bizzarri per aumentare la tua creatività
Vuoi aumentare la tua creatività? Metti in disordine la tua stanza: è una strategia che fa bene al cervello e libera i flussi creativi. Ecco quattro modi bizzarri per aumentare la tua creatività secondo il sito di business americano Inc.com.
1. Il disordine sul luogo di lavoro ti rende più creativo
Una ricerca dell’Università del Minnesota dimostra che le persone che vivono in una stanza disordinata sono più creative di quelle che hanno appartamenti ordinati con ogni cosa al suo posto. Questo accade, sempre secondo la ricerca, perché un ambiente disordinato ti aiuta a vedere le cose in un modo nuovo. Per questo, non perdere troppo tempo a lucidare la tua scrivania.
2. Il colore dei creativi? È il blu!
Sappiamo che i colori influenzano lo stato d’animo di una persona. Questo avviene anche per la creatività? Ebbene, sì! Uno studio dell’Università della Columbia si è occupato dell’impatto sulla mente umana di due colore: il rosso e il blu. La conclusione è che mentre il rosso aiuta a focalizzare l’attenzione su un dettaglio, il blu è il colore di cui hai bisogno per arricchire la tua creatività. Ciò avviene perché la mente lo associa ad ambienti che danno pace come l’oceano e il cielo e che spingono la voglia di esplorare.
3. Sei stanco o distratto? È il momento per essere creativo!
Se punti alla produttività allora ti conviene lavorare alle prime ore del mattino quando sei sveglio e vigile. Per la creatività avviene il contrario. Secondo alcune ricerche, pubblicate su una rivista scientifica americana stanchezza e distrazione rappresentano un’ottima combinazione per una mente creativa,che è più recettiva quando è piena di informazioni. In altre, parole più la tua mente è sovraccarica più aumentano le tue chance di imbatterti in una grande idea.
4. Mente creativa in corpo sano
Una ricerca dell’Università del Rhode Island dimostra che l’esercizio fisico è l’ideale per chi aspira a una mente creativa. Lo studio ha messo a confronto due file di partecipanti: sedentari e reduci da un intensa attività fisica. Entrambi sono stati sottoposti a un test sulla creatività. Risultati: i partecipanti reduci dall’allenamento fisico hanno conseguito risultati migliori di chi ha trascorso il suo tempo sul divano o su una sedia.
Redazione Millionaire.it (http://millionaire.it/4-modi-bizzarri-per-aumentare-la-tua-creativita/)
domenica 16 marzo 2014
(C’era una volta) il #multitasking
C'è stata un'epoca in cui dire multitasking faceva figo. Andava di moda. Come il minimal negli anni '90, come la rucola sulla tagliata o come il pomodoro pachino agli aperitivi.
Le aziende cercavano candidati dai profili "multitasking", e potersi fregiare del suddetto aggettivo era per tali candidati (leggi: disoccupati), un indubitabile motivo di orgoglio.
In molti cv si parla di multitasking. Ma da dove deriva questo termine?
Risale agli anni Sessanta, quando veniva utilizzato per descrivere il computer. All’epoca, il multitasking riguardava compiti multipli che condividevano alternativamente una stessa risorsa (la CPU, il cervello del computer), ma con il tempo questa sfumatura si è persa e il significato è diventato quello di compiti multipli eseguiti simultaneamente da una risorsa (una persona). Inutile dire che è stato un cambiamento fuorviante, perché persino i computer processano una sola stringa di codice alla volta: quando sono in modalità multitasking alternano velocemente un compito all’altro fino a portare a termine entrambi. Gli esseri umani effettivamente possono fare due o più cose insieme, per esempio camminare e parlare, ma come i computer non possiamo concentrarcisu due cose contemporaneamente. La nostra attenzione rimbalza da una cosa all’altra e questo provoca serie ripercussioni sia sulla nostra produttività che, quel che è peggio, sul nostro stato di salute psicofisica.
Ho scoperto tutto questo leggendo “Una cosa sola”, manuale scritto a quattro mani da Gary Keller e Jay Papasan (imprenditore nel settore immobiliare esperto di business l’uno e trainer/formatore/autore l’altro), uscito da meno di un mese per tre60 edizioni e che promette di insegnarci qualcosa di cui, ammettiamolo, tutti sentiamo un gran bisogno: definire le proprie priorità.
Non capita anche a voi di aprire Twitter e andare in ansia per la quantità di informazione disparata che compare nel newsfeed?
Fino a non molti anni fa c'erano i quotidiani e c'erano i tg, al massimo la radio e i settimanali di approfondimento.
Oggi, le informazioni ci sommergono. Letteralmente: ci perseguitano.
E al contempo la capacità di approfondire, di concentrarsi e di selezionare diminuisce in maniera inversamente proporzionale alla mole di informazione che invade le nostre giornate.
Io stessa prima ero una lettrice vorace, adesso accumulo libri sul comodino e dopo trenta pagine cambio. Ok, è vero che quando il proposito è leggere La Recherche di Proust ci si può anche sentire giustificati ad alzare bandiera bianca, ma il punto è un altro: siamo sempre più incapaci di concentrarci, nel lavoro come nella vita.
Prima, almeno il treno era uno spazio fuori dal tempo in cui riuscivo a leggere: adesso, questa terrificante incapacità di concentrarmi mi perseguita anche lì.
Dovrei provare a fare letture diverse, forse?
E' che non accetto la sconfitta, tutto qua.
Siamo sempre più connessi e più schizofrenici: e non dite di no, perché lo so che non sono la sola.
Abbiamo in mano tutto ma non possediamo niente, sappiamo un po' di tutto ma non approfondiamo niente, o comunque poco. L'agenda setting adesso la fanno i social network, non a caso Facebook sta per lanciare il suo progetto legato alle news, Paper.
La verità è che il multitasking è una grandissima bufala. Un po' come la laurea in scienze della comunicazione: una di quelle cose che hanno fatto moderatamente figo per un po', per poi diventare inutili o peggio obsolete.
Continuando come mosche impazzite a stare dietro a tutto, a voler sapere di tutto, a ostinarci ad infilare sempre più cose nelle nostre giornate sempre più piene, compilando e spuntando liste, riusciremo solo a rimanere incastrati come il criceto nella ruota, avvolgendoci su noi stessi e rincorrendo il tempo.
E' giunto il momento di fermarsi.
Sapete perché non abbiamo mai tempo per fare tutto?
Non perché il tempo sia poco, semplicemente perché siamo noi che vogliamo fare troppo.
Semplice, banale. Vero.
Solo recuperando l'essenziale potremo sperare di arrivare da qualche parte e di raggiungere una qualche soddisfazione, la nostra personalissima definizione di successo.
E con recuperare l'essenziale non intendo andare in ritiro spirituale, ma semplicemente fare quello che giorno dopo giorno ci è realmente utile, che ci fa stare bene, sentire realizzati e che ci fa fare un passo avanti nel nostro personale progresso.
Gary Keller e Jay Papasan ci danno qualche dritta al riguardo:
- Riducetevi: non dovete concentrarvi sulle cose da fare, bensì sull’essere produttivi. Fate in modo che quello che conta davvero guidi la vostra giornata.
- Siate estremi: una volta individuato quello che conta davvero, continuate a chiedervi che cosa importa di più, finchè vi resterà una cosa soltanto. Tale elemento prenderà il primo posto nella vostra lista del successo.
- Dite di no a qualunque altra cosa potreste fare finchè non avrete terminato il lavoro più importante.
- Non fatevi intrappolare dal gioco della spunta: non possiamo cadere vittima del principio che tutto va fatto. Non tutte le cose hanno la stessa importanza e il successo si basa sul fare ciò che conta di più.
Silvia Novelli - Linkiesta ( http://www.linkiesta.it/blogs/nei-panni-di-una-rossa/c-era-una-volta-il-multitasking)
mercoledì 19 febbraio 2014
Acquisire la capacità di Vision
Avendo una "vision" riesci a trovare anche la tua missione e, di conseguenza, la tua serenità, il tuo benessere interiore.
La propria missione cambia nel tempo, perchè normalmente si evolve durante la propria esistenza. Non è un voltafaccia. Si può cambiare missione restando fedele a se stessi, ai propri principi, ai propri Valori.
Significa applicare quello che qualcuno definisce "coerenza dinamica" e non "statica", cambiando appunto come cambia il mondo e come mutano i propri Valori nel tempo. Se così non fosse si rimmarrebbe sempre uguali senza cogliere i mutamenti attorno a noi.
martedì 18 febbraio 2014
Cosa si dovrebbe sapere sul Personal Branding, di Sebastiano Zanolli
Il tema del trattare se stessi e il proprio nome come un marchio ed applicare le categorie del marketing alla propria vita è una attività che negli ultimi anni ha trovato grande diffusione e pratica.
Non è strano.
Quando i mercati sono alle strette e non hanno confini, se non quelli che metti tu, la competitività diventa parossistica.
Qualunque cosa è un’alternativa ai miei prodotti e servizi che sono in concorrenza con merce e prestazioni che fino a ieri avrei classificato come innocue e ininfluenti per la mia performance.
Come l’influenza aviaria si sposta dagli animali all’uomo, questa competitività si trasferisce dalle cose alle persone.
Siamo noi i prossimi a essere passibili di sostituibilità.
Noi che credevamo di essere gli unici giudici, ora ci ritroviamo a essere giudicati.
Poco male per i venditori coscienti.
Molto male per i venditori incoscienti, nel senso di chi non ha cognizione di sé e del significato dei propri atti.
La gara è così spietata che l’asset, il patrimonio, la caratteristica più idonea da sfruttare, la meno imitabile e la più monetizzabile è il proprio profilo personale.
Ecco allora la trasposizione di alcune mosse di marketing aziendale in campo personale.
Competenza. Sapere risolvere problemi reali.
• Visibilità. Che la gente sia in grado di sapere che gli puoi risolvere questi problemi.
• Network. Una rete che trasmetta la tua capacità e generi opportunità, connettendo domanda e offerta e magari stimoli nuovi livelli d’intervento.
• Essere punti di riferimento per un’audience definita e affogare tutto il movimento che fai nella vita reale e in quella digitale, con la glassa dei tuoi talenti e dei tuoi tratti caratteriali più interessanti e marcati.
• Occultare punti di debolezza e porre l’accento sui punti di forza.
• Sapere raccontare in modo avvincente, credibile e motivante la tua storia individuale.
Tutto questo, e altro, è curare il proprio marchio personale.
Funziona. Ne sono certo per averlo visto produrre i risultati economici e di immagine che promette.
Tra le tante invenzioni e panacee che il mercato consulenziale è costretto a mettere insieme con i più disparati acronimi e termini perlopiù inglesi, questo funziona davvero e ci tengo a sottolinearlo.
Ma la piccola riflessione che vorrei tentare di fare con queste righe è una altra.
Corre veloce verso l’alto.
Richiede un salto di grande portata.
Un salto di coscienza.
Vediamo se riesco a spiegarmi.
Il mercato è un gioco, crudele e spietato, ma pur sempre un gioco.
Frutto di regole, a volte comprensibili, a volte meno.
In questo gioco noi siamo immersi totalmente e, per potere giocare adeguatamente, accettiamo che il gioco non sia un gioco, ma che sia la realtà data.
Non c’è nulla di male in sé, ma confondere un’attività umana, creata per produrre risultati materiali ed economici, con il senso dell’esistenza ha in sé i semi di un possibile disagio.
Un po’ come se Robert De Niro fosse ancora convinto di essere Travis Bickle, il ventiseienne alienato, depresso, tassista notturno di taxi Driver.
Noi, come donne e uomini, esistiamo al di là del mercato e dei mercati.
Esistevamo prima ed esisteremo poi, come genere, come specie.
Questi mercati sono una soluzione temporanea a un problema eterno per l'umanità.
Come sopravvivere materialmente in un ambiente più o meno difficile.
La soluzione attuale, il capitalismo e il libero sono estremamente produttivi per il benessere materiale e l’evoluzione e diffusione del benessere fisico della specie.
Permette potenzialemente anche a chi abita in Alaska o nel Sahara di vivere con dignità.
Come fa’ un termosifone o un condizionatore, alterano le condizioni date.
Ma come sempre accade per qualcosa di artificiale, serve adattare chi deve giocare in modo che giochi bene, mano a mano che la specializzazione cresce.
Come i cani da combattimento o i tori da corrida.
I canarini da competizione, i gladiatori o i cavalli da corsa.
Non vanno bene tutti.
I mercati, oltre ad essere conversazioni, sono invenzioni umane.
Il profilo dei giocatori anche.
Qui è il nodo.
Noi siamo qualcosa in più.
Siamo un passo più in là della nostra idea di noi stessi.
Siamo un grumo di pensiero ed emozioni capaci di ragionamenti ma soprattutto di sensazioni e sentimenti.
Siamo individui nati con una coscienza che permette di osservare il nostro pensiero.
E il pensiero è la radice del mondo che abbiamo creato.
Siamo potenzialmente dei creatori di realtà.
Ma a volte, spesso a dire la verità, dimentichiamo e confondiamo causa ed effetto.
Rovesciandoli.
Una via verso l’insoddisfazione, che ricordiamolo è il meccanismo chiave del gioco di mercato, è dimenticare che possiamo essere ciò che desideriamo.
A prescindere da ciò che noi o altri crediamo di essere.
Capisco che sia un po’ complicato.
Mi rispiego.
Tutto parte dal pensiero, l’idea di noi, dei giochi che vogliamo mettere in piedi, delle regole, dei meccanismi.
A volte, dimentichiamo che i creatori di questa realtà siamo noi.
La costruiamo a partire dai nostri ricordi, sensazioni, giudizi, conoscenze.
Ma è pur sempre solo una tra le innumerevoli possibilità.
Se domani decidessimo di essere felici con altre regole potremmo farlo.
Purtroppo ci scordiamo spesso di questo particolare e crediamo che il gioco, la realtà , le circostanze siano più reali di noi.
Siamo enormemente più grandi e potenti del gioco che abbiamo messo in piedi.
Come De Niro è enormememente più potenziale di Travis Bickle che è solo una delle facce che può assumere o non assumere.
Il Personal Branding è uno strumento per giocare meglio al gioco.
Non per sostituirsi alla nostra esistenza più alta.
Infondere la propria personalità nella competizione economica funziona in termini di risultato.
Punto.
Non soddisfa la voglia di crescita personale, di essere persone che volano più alte per comprendere quale sia il destino che ci attende meno dopo questo passaggio sul pianeta.
Da risposta alla domanda “ chi devo essere io per funzionare bene nel gioco?”.
Non dà risposte alla domanda “Chi sono io in realtà, al di la del mercato?”.
Visto che spesso mi ritrovo in aula a parlare di Personal Branding, devo marcare questo importante fatto.
Qualcuno fa confusione e si espone a un pericolo grande.
Di essere qualcosa che è solo una tra le mille possibilità e rimanerci incastrato per tutta la vita, in un impeto di costretta coerenza.
Drammatico.
Per cercare la felicità si devono affrontare le domande alte e poi, strumentalmente e sapendo che tutto è una commedia che sembra quasi reale, affrontare le domande più materiali.
Le prime riguardano lo spirito, l’anima, o qualunque nome si voglia dare a quel qualcosa che è prima di noi e delle nostre invenzioni.
Le seconde sono le domande che ci servono a vivere, portare a casa il pane, a mantenere i figli a scuola o ad andare in vacanza.
E’ importante non confondere i livelli e cercare di fare il meglio su ambedue.
Non siamo solo quello che vogliamo dimostrare sul mercato.
Lì si pratica una parte, si ricopre un ruolo.
Recitiamo pure, e bene, godendoci i frutti dell’agonismo di mercato.
Ma non fermiamoci li.
Abbiamo un avvenire più grande se solo alzeremo lo sguardo per vedere le infinite strade che possiamo disegnare senza l’aiuto delle regole.
Lo sport come paradigma della vita
Quando pratichi uno sport, soprattutto a livello agonistico, ogni partita è una battaglia: se vinci vivi, se perdi muori sempre un poco. La grandezza dello sport sta però nel fatto che subito dopo rinasci. Ed ogni sconfitta non è mai definitiva, puoi trovare sempre la forza per un'altra battaglia, per un'altra occasione.
La capacità di competere, di vincere o perdere, di elaborare la sconfitta per poi tornare a confrontarsi è il fondamento anche della nostra vita. Ogni giorno.
Metodo, preparazione, studio, tenacia, ricerca dell'eccellenza, ripetizione, rivisitare continuamente il proprio modulo o stile di gioco al fine di rivederlo, ripensarlo, aggiornarlo, perfezionarlo. Così nello sport, ma anche nella vita vissuta, nel lavoro.
Con un unico obiettivo: arrivare a "giocare la finale", il maggior numero di finali possibili per avere più occasioni. Alcune si perdono e ci si sente morire, altre si vincono e ci si sente immortali.
Questo è il gioco, questa è la vita e bisogna accettarlo.
lunedì 17 febbraio 2014
Riflessioni sulla Leadership
by Pierangelo Raffini
February 17, 2014 at 07:21AM
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