domenica 10 agosto 2014
Se la colpa del declino è di tutti noi
domenica 8 giugno 2014
Con questo caldo...
Con la scusa del caldo, in citta', e' tutto un fiorire di pantaloncini corti, canottiere e infradito.
Almeno il dubbio della decenza si formasse ogni tanto prima di uscire, pensando al luogo in cui si sta andando. Tutto inutile. La sciatteria e' il destino che ci aspetta. Anche se sono un inguaribile ottimista, so che non migliorerà.
Pensare ad un pantalone leggero di cotone o di Lino, nei colori chiari, con una bella camicia fresca anch'essa negli stessi materiali oppure una dignitosa polo e' uno sforzo troppo faticoso... con questo caldo.
venerdì 14 febbraio 2014
Se eri un bambino negli anni '50, '60, '70, '80 devi leggere.
airbag…
2.- Viaggiare nella parte posteriore di un furgone aperto era una passeggiata
speciale e ancora ne serbiamo il ricordo.,,
3.- Le nostre culle erano dipinte con colori vivacissimi, con vernici a base di
piombo.
4.- Non avevamo chiusure di sicurezza per i bambini nelle confezioni dei
medicinali, nei bagni, alle porte.
5.- Quando andavamo in bicicletta non portavamo il casco.
6.- Bevevamo l’acqua dal tubo del giardino invece che dalla
bottiglia dell’acqua minerale…
7.- Trascorrevamo ore ed ore costruendoci carretti a rotelle ed i fortunati che
avevano strade in discesa si lanciavano e, a metà corsa, ricordavano di non
avere freni. Dopo vari scontri contro i cespugli, imparammo a risolvere il
problema. Sì, noi ci scontravamo con cespugli, non con auto!
8.- Uscivamo a giocare con l’unico obbligo di rientrare prima
del tramonto. Non avevamo cellulari… cosicché nessuno poteva
rintracciarci. Impensabile….

9.- La scuola durava fino alla mezza, poi andavamo a casa per il
pranzo con tutta la famiglia (si, anche con il papà).
10.- Ci tagliavamo, ci rompevamo un osso, perdevamo un dente, e nessuno faceva una denuncia per questi incidenti. La colpa non era di
nessuno, se non di noi stessi.
11.- Mangiavamo biscotti, pane olio e sale, pane e burro, bevevamo bibite zuccherate e non avevamo mai problemi di sovrappeso, perché stavamo sempre in giro a giocare…
12.- Condividevamo una bibita in quattro… bevendo dalla stessa bottiglia
e nessuno moriva per questo.
13.- Non avevamo Playstation, Nintendo 64, X box, Videogiochi ,
televisione via cavo con 99 canali, videoregistratori, dolby
surround, cellulari personali, computer, chatroom su Internet
… Avevamo invece tanti AMICI.
14.- Uscivamo, montavamo in bicicletta o camminavamo fino a casa
dell’amico, suonavamo il campanello o semplicemente entravamo senza
bussare e lui era lì e uscivamo a giocare.
15.- Si! Lì fuori! Nel mondo crudele! Senza un guardiano! Come abbiamo fatto?
Facevamo giochi con bastoni e palline da tennis, si formavano
delle squadre per giocare una partita; non tutti venivano scelti
per giocare e gli scartati dopo non andavano dallo psicologo per il trauma.
16.- Alcuni studenti non erano brillanti come altri e quando perdevano un anno lo ripetevano. Nessuno andava dallo psicologo, dallo psicopedagogo, nessuno soffriva di dislessia né di problemi di attenzione né d’iperattività; semplicemente prendeva qualche scapaccione e ripeteva l’anno.
17.- Avevamo libertà, fallimenti, successi, responsabilità … e imparavamo a gestirli.
Come abbiamo fatto a sopravvivere?
domenica 5 gennaio 2014
Indietro tutta: si torna alle buone maniere

Buona educazione. Basterebbe chiamarlo così, il galateo, per rendersi conto che non è un residuato d’altri tempi, riservato a nobili o fanatici. Certo molto è cambiato dal cinquecentesco testo di Della Casa o dai rigidi cerimoniali portati in tv da «Downton Abbey», ma conoscere le regole base, spesso molto vicine al comune buon senso, mette al riparo da brutte figure e aiuta nel lavoro.
Con questo spirito, oltreoceano, Dorothea Johnson, fondatrice della Protocol School of Washington, ha scritto con la nipote Liv Tyler «Modern Manners» (ed. Potter Style). Una detta regole, l’altra racconta aneddoti e citano, un po’ a sorpresa, Cesare Pavese: «Le lezioni non si danno, si prendono». L’attrice, figlia del cantante degli Aerosmith e di una «groupie» modella di Playboy, attribuisce molto del suo successo proprio all’esempio datole dalla nonna, con cui ha vissuto da bambina. Insieme ricordano che è opportuno presentare le persone con un commento sulla loro attività e sul grado di parentela o di relazione, non scendendo in dettagli troppo personali.
Sempre apprezzata, l’indicazione di introdurre l’uomo alla donna, il più giovane al più anziano, con la mano da porgere non «moscia» e tantomeno «a tenaglia». Mai fissare insistentemente, ma prestare attenzione al proprio interlocutore. Non a tutte potrà andare bene come all’allora adolescente protagonista di «Io ballo da sola» e «Il Signore degli anelli», di fronte all’idolo Johnny Depp: «Mi tese le mano e, occhi negli occhi mentre parlavamo – racconta -, mi fece sentire per qualche istante l’unica al mondo».
Anche in Francia un nuovo volume giudica gli atteggiamenti più comuni del vivere in società: Juliette Dumas, animatrice del blog «Briller-en-ville», e Soledad Bravi, illustratrice della rivista «Elle», ripercorrono in 100 vignette buone e cattive abitudini in «Shine ou not Shine?» (ed. Marabout). Alle due parigine spetta il decalogo delle regole più sorprendenti, «trasgressive» per la loro semplicità, da cui ripartire: tenere la porta a chi entra dopo di noi; arrivare puntuali a un appuntamento e scusarsi in caso di ritardo; non fare scenate ai figli in pubblico; evitare di lamentarsi Liv Tyler: in continuazione; reintegrare il «grazie» nel proprio vocabolario, e soprattutto usarlo.
«In tutto il mondo il recupero delle buone maniere è un must e la quotidianità è il banco di prova», sostiene l’esperta Barbara Ronchi della Rocca che con il suo ultimo «Si fa non si fa» (ed. Vallardi)
ha dato una spolverata al codice di comportamento nell’era 2.0. Primo capitolo dedicato all’abbigliamento, che va adeguato all’età e alle circostanze: meglio evitare di partecipare a una cerimonia se si vuole essere alternativi a oltranza. Lo stile «shabby chic» non è per tutti, sconfina spesso in trascuratezza. «Da americani e francesi dovremmo imparare il vezzo di vestirsi eleganti in certe occasioni, come a teatro - sottolinea -. Un errore tutto italiano è quello di confondere il costo di un capo con la sua formalità». Intramontabile una classica apparecchiatura della tavola, senza eccessi, armonica.
Il lifting? Consentito, con moderazione, così come il profumo. Le norme sono sempre più contaminate dalla «netiquette», codice del web. Il tramonto di lettere e cartoline non vuol dire sciatteria: vanno controllate punteggiatura e ortografia di sms ed e mail, ammessi quasi per tutto, ma carta e penna restano obbligatori per porgere le condoglianze. Anche lasciare il partner con un messaggino è una questione di cattivo gusto, ma in altre epoche lo hanno fatto Greta Garbo, via telegramma, e Daniel Day Lewis, con un fax. «I maleducati? Banali e prevedibili – conclude -, chic è conoscere le regole, e sapere quando si possono infrangere».
ELENA MASUELLI (AGB) - La Stampa (http://www.lastampa.it/2014/01/05/societa/indietro-tutta-si-torna-alle-buone-maniere-9j0y2iGlSVIsPljXhTVcyI/pagina.html)
Alcuni manuali sulle buone maniere (Pierangelo Raffini)





