martedì 15 settembre 2015

Umberto Eco: "Così il darci del Tu rischia di impoverire la nostramemoria e il nostro apprendimento"

Da Dante a Manzoni, per secoli abbiamo usato il "Lei" e il "Voi". Oggi non più: una finta familiarità che rischia di trasformarsi in insulto.

 La lingua italiana ha sempre usato il Tu, il Lei (al plurale Loro) e il Voi. Voi sapete che la lingua inglese (reso arcaico il poetico e biblico Thou) usa solo il You. Però contrariamente a quel che si pensa lo You serve come equivalente del Tu o del Voi a seconda che si chiami qualcuno con il nome proprio, per cui “You John” equivale a “Tu, John” (e si dice che gli interlocutori sono in “first name terms”), oppure il You è seguito da Mister o Madame o titolo equivalente, per cui “You Mister Smith” significa “Lei, signor Smith”. Il francese non ha Lei bensì solo il Tu e Vous, ma usa il Tu meno di noi, i francesi “vouvoyent” più che non “tutoyent”, e anche persone che sono in rapporti di gran confidenza (persino amanti) possono usare il Vous. L’italiano (e mi attengo alla Grammatica italiana di Luca Serianni, Utet) distingue tra i pronomi personali i pronomi allocutivi
reverenziali o di cortesia , che sono Ella o Lei o Voi. Ma la storia di questi pronomi è molto complessa. Nella Roma antica si usava solo il Tu, ma in epoca imperiale appare un Vos che permane per tutto il Medioevo (per esempio quando ci si rivolge a un abate) e nella Divina Commedia appare il Voi quando si vuole esprimere grande rispetto (“Siete voi, qui, ser Brunetto?”). Il Lei si diffonderà solo nel Rinascimento nell’uso cancelleresco e sotto influenza spagnola.

Nelle nostre campagne si usava il Voi tra coniugi (“Vui, Pautass”, diceva la moglie al marito) e l’alternanza tra Tu, Lei e Voi è singolare nei Promessi sposi . Si danno del Voi Agnese e Perpetua, Renzo e Lucia, Il Cardinale e l’Innominato, ma in casi di gran rispetto come tra Conte Zio e Padre Provinciale si usa il Lei. Il Tu viene usato tra Renzo e Bortolo o Tonio, vecchi amici. Agnese da del Tu a Lucia che risponde alla mamma con il Voi. Don Abbondio da del Voi ad Agnese che risponde per rispetto con il Lei. Il dialogo tra Fra Cristoforo e don Rodrigo inizia col Lei, ma quando il frate s’indigna passa al Voi (“la vostra protezione…”) e per contraccolpo Rodrigo passa al Tu, per disprezzo (“come parli, frate?”). Una volta per rispetto, anche in un’aula universitaria o in una conferenza, si usava il plurale Loro (“come Loro m’insegnano…”) ormai desueto e sostituito dal Voi. Usato solo ormai in senso ironico è l’arcaico Lorsignori. Ormai dire ”come lorsignori m’insegnano” equivale a suggerire che gli interlocutori siano una massa d’imbecilli.

Il regime fascista aveva giudicato il Lei capitalista e plutocratico e aveva imposto il Voi. Il Voi veniva usato nell’esercito, e sembrava più virile e guerresco, ma corrispondeva allo You inglese e al Vous francese, e dunque era pronome tipico dei nemici, mentre il Lei era di origine spagnolesca e dunque franchista. Forse il legislatore fascista poco sapeva di altre lingue e si era arrivati a sostituire il titolo di una rivista femminile, Lei , con Annabella , senza accorgersi che il Lei di quel titolo non era pronome personale di cortesia bensì l’indicazione che la rivista era dedicata alle donne, a lei e non a lui. Bambini e ragazzi si davano del Tu, anche all’università, sino a quando non entravano nel mondo del lavoro. A quel punto Lei a tutti, salvo ai colleghi stretti (ma mio padre ha passato quarant’anni nella stessa azienda e tra colleghi si sono sempre dati del Lei). Per un neolaureato, fresco fresco di toga virile, dare del Lei agli altri era un modo non solo di ottenere il Lei in risposta, ma possibilmente anche il Dottor.

Da tempo invece, a un giovanotto sui quarant’anni che entra in un negozio, il commesso o la commessa della stessa età apparente, cominciano a dare del Tu. In città il commesso ti da evidentemente del Lei se hai i capelli bianchi, e possibilmente la cravatta, ma in campagna è peggio: più inclini ad assumere costumi televisivi senza saperli mediare con una tradizione precedente, in un emporio mi sono visto (io allora quasi ottantenne e con barba bianca) trattato col Tu da una sedicenne col piercing al naso (che non aveva probabilmente mai conosciuto altro pronome personale), la quale è entrata gradatamente in crisi solo quando io ho interagito con espressioni quali “gentile signorina, come Ella mi dice...” De- ve aver creduto che provenissi da Elisa di Rivombrosa , tanto mondo reale e mondo virtuale si erano fusi ai suoi occhi, e ha terminato il rapporto con un “buona giornata” invece di “ciao”, come dicono gli albanesi [...].

 Tra parentesi, per ragioni forse di politically correct femminista tra i giovani sono scomparse le signorine. Non si sente più dire con tono piccato “prego, signora, non signorina” e nemmeno “scusi, signorina”. A una giovane si dice “ehi tu!” Durante una trasmissione di Giletti, L’Arena , a Matteo Salvini che le si era rivolto con un “permette signorina?”, Pina Picierno rispondeva: “Signorina lo dica a sua sorella!” [...]. Il problema del Tu generalizzato non ha a che fare con la grammatica ma con la perdita generazionale di ogni memoria storica e i due problemi sono strettamente legati [...]. Vi parlo ora di un fatto che è stato ripreso da Youtube, subito visitato da 800.000 persone, mentre la notizia tracimava su vari quotidiani.

La faccenda riguardava L’Eredità , la trasmissione di quiz condotta da Carlo Conti, in cui vengono invitati concorrenti certamente scelti in base alla bella presenza, alla naturale simpatia o ad alcune caratteristiche curiose, ma anche selezionandoli in base a certe competenze nozionistiche, per evitare di mettere in scena individui che se ne stiano pensosamente a bocca aperta di fronte alla sfida se Garibaldi fosse un ciclista, un esploratore, un condottiero o l’inventore dell’acqua calda. Ora, in una serata televisiva Conti aveva proposto a quattro concorrenti il quesito “quando era stato nominato cancelliere Hitler” lasciando la scelta tra 1933, 1948, 1964 e 1979. Dovevano rispondere tale Ilaria, giovanissima e belloccia, Matteo, aitante con cranio rasato e catenina al collo, età presumibile sui trent’anni, Tiziana, giovane donna avvenente, anch’essa apparentemente sulla trentina, e una quarta concorrente di cui mi è sfuggito il nome, occhiali e aria da prima della classe. Siccome dovrebbe essere noto che Hitler muore alla fine della seconda guerra mondiale, la risposta (anche per chi non conosceva per filo e per segno la storia dell’ascesa di Hitler al potere) non poteva essere che 1933, visto che altre date erano troppo tarde. Invece Ilaria risponde 1948, Matteo 1964, Tiziana azzarda 1979, e solo la quarta concorrente è costretta a scegliere il 1933 (ostentando incertezza, non si capisce se per ironia o per stupore).

A un quiz successivo viene domandato quando Mussolini riceva Ezra Pound, e la scelta è tra 1933, 1948, 1964, 1979. Nessuno ( nemmeno un membro di CasaPound) è obbligato a sapere chi fosse Ezra Pound e io non sapevo in che anno Mussolini l’avesse incontrato, ma era ovvio che — il cadavere di Mussolini essendo stato appeso a Piazzale Loreto nel 1945 — la sola data possibile era 1933 (anche se mi ero stupito per la tempestività con cui il dittatore si teneva al corrente degli sviluppi della poesia anglosassone). Stupore: la bella Ilaria, richiedendo indulgenza con un tenero sorriso, azzardava 1964. Ovvio sbigottimento di Conti e — a dire la verità — di tanti che reagiscono alla notizia di Youtube, ma il problema rimane, ed è che per quei quattro soggetti tra i venti e trent’anni — che non è illecito considerare rappresentativi di una categoria — le quattro date proposte, tutte evidentemente anteriori a quelle della loro nascita, si appiattivano per loro in una sorta di generico passato, e forse sarebbero caduti nella trappola anche se tra le soluzioni ci fosse stato il 1492. Sempre all’ Eredità una concorrente doveva stabilire se una certa persona era attrice o cantante, e aveva risposto sempre bene, ma si era arenata (e sbagliata) su Gina Lollobrigida e Monica Vitti. Troppo remote, come Lida Borelli e Francesca Bertini [...].

Vi chiederete perché lego il problema dell’invadenza del Tu alla memoria e cioè alla conoscenza culturale in generale. Mi spiego. Ho sperimentato con studenti stranieri, anche bravissimi, in visita all’Italia con l’Erasmus, che dopo avere avuto una conversazione nel mio ufficio, nel corso della quale mi chiamavano Professore, poi si accomiatavano dicendo Ciao. Mi è parso giusto spiegargli che da noi si dice Ciao agli amici a cui si da del Tu, ma a coloro a cui si da del Lei si dice Buongiorno, Arrivederci e cose del genere. Ne erano rimasti stupiti perché ormai all’estero si dice Ciao così come si dice Cincin ai brindisi. Se è difficile spiegare certe cose a uno studente Erasmus immaginate cosa accade con un extra-comunitario. Essi usano il Tu con tutti, anche quando se la cavano abbastanza con l’italiano senza usare i verbi all’infinito. Nessuno si prende cura degli extracomunitari appena arrivati per insegnare loro a usare correttamente il Tu e il Lei, anche se usando indistintamente il Tu essi si qualificano subito come linguisticamente e culturalmente limitati,impongono a noi di trattarli egualmente con il Tu (difficile dire Ella a un nero che tenta di venderti un parapioggia) evocando il ricordo del terribile “zi badrone”. Ecco come pertanto i pronomi d’allocuzione hanno a che fare con l’apprendimento e la memoria culturale.


lunedì 14 settembre 2015

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#goodmorning #wakeup #monday #today #rain #coffee #ready to go? #goodluck #goodweek #action - Solo una persona può decidere il mio destino, e quella persona sono io (O. Welles) http://ift.tt/1i9TYKl


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domenica 13 settembre 2015

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venerdì 11 settembre 2015

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La fortuna è un attimo, la vita è tutto il resto. (A.Busi) vivila von #style #suite @ralphlauren #tie @brooksbrothers #usa #nyc #regimental #bespoke is #forever #thinkpositive #happy #neversurrender #braces of course http://ift.tt/1JZmqpC


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giovedì 3 settembre 2015

Da @sebastiano_lagrandedifferenza come al solito il Nr.1 👍🏻🔝...



Da @sebastiano_lagrandedifferenza come al solito il Nr.1 👍🏻🔝 #coaching #think #thinkdifferent #coach #writer of #life #reflections http://ift.tt/1NcpEfs


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10 UTILI RIFLESSIONI PER LA VITAL'unica sicurezza che abbiamo in...



10 UTILI RIFLESSIONI PER LA VITA

  1. L'unica sicurezza che abbiamo in ogni momento della nostra vita, siamo noi stessi.
  2. Porsi nuove domande è la chiave principale per cambiare la propria vita.
  3. Per avere successo nella vita occorre credere veramente in ciò che si fa e il primo vero successo comincia quando si crede in se stessi.
  4. La felicità non deve mai dipendere da qualcosa che noi non possiamo controllare.
  5. Non esistono fallimenti, ma solo risultati: positivi o negativi.
  6. Nulla accade per caso, tutto ha uno scopo e un significato nella vita e possiamo servircene.
  7. Non esiste successo duraturo senza impegno.
  8. Sono artefice del mio destino attraverso le decisioni che prendo.
  9. Perseverare, perseverare, perseverare, se perseverate abbastanza riuscirete.
  10. Ognuno di noi è in grado di imparare tutto ciò di cui ha bisogno. Occorre volerlo e desiderarlo ardentemente.

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mercoledì 2 settembre 2015

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martedì 1 settembre 2015

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lunedì 31 agosto 2015

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#buongiorno #goodmorning #monday #backtowork #all #active #wakeup #coffee #adrenaline #goodlife Prepariamoci alle Opportunità con coraggio, determinazione e passione #instagram #instalife #instamonday #neversurrender #maimollare http://ift.tt/1fQx0Xa


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domenica 30 agosto 2015

Non abbiate paura di ciò che è grande. Pensate in grande. Non...



Non abbiate paura di ciò che è grande. Pensate in grande. Non temere il fallimento. Siate audaci. Puntate in alto… e guardate fino a che punto potete dare slancio alla vostra vita. #maimollare #thinkdifferent #osare #thinkpositive #lifeisbeautiful #lifegoals #instagram #instafollow #coaching http://ift.tt/1fPnXFM


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A volte prendi delle decisioni ti fanno sentire solo lungo il...



A volte prendi delle decisioni ti fanno sentire solo lungo il viale della Vita. Ma è dentro di te che devi avere la serenità come compagna #buonadomenica #buongiorno #life #lifeisgood #lifetime #lifelesson #lifestooshort #instagram #instafollow #instalife #pic #picoftheday #reflections #only #coaching http://ift.tt/1EqwRFo


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sabato 29 agosto 2015

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venerdì 28 agosto 2015

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giovedì 27 agosto 2015

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sabato 22 agosto 2015

La capacità di adattamento fortifica

Mi è capitato di assistere a reazioni sguaiate o spropositate di fronte alle semplici difficoltà che si incontrano quotidianamente o a piccoli cambiamenti. Il modo in cui facciamo fronte alle avversità, quelle vere, invece può essere determinante per l'equilibrio personale, per l'integrità interiore e la condizione di vita in generale.
La capacità di adattamento si forma o si rafforza concentrandosi su tre elementi. Primo l'impegno di essere una persona che cerca soluzioni. Secondo: il controllo, impegnandosi a rimanere determinati, e positivi, senza rassegnarsi. Mai. Ultimo è la capacità di mettersi sempre in gioco. Ogni crisi è anche un'opportunità per rafforzare la capacità di adattamento e crescere. 
Sono le persone con queste capacità quelle che hanno più probabilità di uscire dai momenti di difficoltà e di crisi. Mai dimenticare che che sono le specie che hanno più capacità di adattamento e non le più forti, che sopravvivono. Chi sa cogliere l'opportunità che sta dietro a una situazione di cambiamento normalmente è in grado di apprezzare la bellezza che lo circonda più di altri, amplificando i propri sensi e godendo anche per le cose più semplici. 
La strategia è focalizzarsi sui piccoli piaceri quotidiani. Credetemi. Cogliere la gioia del momento individuando qualcosa, qualsiasi cosa, permette di mantenere aperta la speranza e conservare un atteggiamento positivo nonostante le difficoltà. Si può affrontare tutto assumendo questo atteggiamento provando momenti di gioia profonda per ciò che accade o scopriamo di possedere, giorno per giorno. 
Oggi più che mai possedere spirito di adattamento può renderci più forti e pronti al cambiamento. La vita ci può mettere alla prova in qualsiasi momento ed è importante essere preparati sapendo che si possiedono le capacità per affrontare e provare a vincere la sfida. Con convinzione e determinazione.

il capitale umano è un bene pubblico (ma non da noi)

Non passa convegno in Italia senza che qualche relatore non ripeta il mantra che la risorsa umana è il vero asset strategico per le imprese o che risuoni la retorica del capitale umano come fattore competitivo. Salvo poi rientrare nella quotidianità dei comportamenti aziendali e scoprire che gli investimenti formativi stagnano, attestandosi complessivamente su un modesto 0,5 per cento del fatturato o che alle assemblee nessuno discuta sui metodi con cui vengono ricompensati i manager (vedi la Relazione sulla remunerazione che nessuno si occupa di dibattere).Tutto ciò è sicuramente uno specchio dei tempi. 
Il recente trentennio di dittatura della finanza e del pensiero unico, secondo cui l?impresa avrebbe come unica missione il valore economico per gli azionisti, ha lasciato un forte strascico, spodestando dal podio delle priorità altre missioni che fossero altrettanto cruciali, proprio come la rilevanza della risorsa umana. E gli otto anni della crisi globale hanno fatto il resto, privilegiando ristrutturazioni e outplacement e spingendo le aziende ad asciugare il proprio organico, a strizzare il più possibile le competenze delle persone senza compensare con nuova educazione, a bloccare gli ingressi e l?affermazione di nuove generazioni e di nuova linfa vitale. Di fatto, rovesciando sulla società una serie di esternalità, in cambio di un nuovo assetto più agile e flessibile (nel breve termine). 
Che le Direzioni del personale non debbano essere necessariamente condannate al mero ridimensionamento di organico lo dimostra un esempio che viene dagli Stati Uniti. Nelle scorse settimane, Starbucks ha lanciato il College Achievement Plan, un progetto attraverso cui il gruppo guidato da Howard Schultz offre il pagamento o rimborso delle spese universitarie a tutti i propri partners (così Starbucks chiama i propri dipendenti ) a tempo pieno o parziale. Oltre 140 mila lavoratori possono scegliere liberamente tra oltre 50 corsi di laurea offerti da Arizona State University, una delle scuole leader al mondo nella online education. 
Tale investimento non ha vincoli, tant?è che Starbucks esplicitamente prevede che i propri dipendenti possano poi cambiare impiego e datore di lavoro senza alcuna penalizzazione. Starbucks sa che più del 70 per cento dei propri giovani dipendenti aspira a laurearsi e ha deciso di aiutarli.Decisioni come quelle di Starbucks non si spiegano in termini di ottimizzazione dei costi o di convenienza di bilancio, né in termini di interventi per innalzare la motivazione. 
Ciò che Schultz sembra voler trasmettere è che il capitale umano e il lavoro sono, alla fin fine, una sorta di bene pubblico, un «common» che non può essere gestito senza considerare e valutare le conseguenze successive alla conclusione di qualsiasi rapporto di lavoro. Per cui è responsabilità delle imprese e dei loro gruppi dirigenti far sì che le persone rimangano impiegabili lungo tutto l?arco della vita professionale.
Che le politiche di gestione delle risorse umane debbano essere ripensate in un?ottica più ampia da parte del management aziendale è dimostrato anche da uno choccante studio di Jeffrey Pfeffer, docente a Stanford, che stima quali siano i costi sociali associati a decisioni ricorrenti riguardanti i dipendenti. Secondo i risultati della ricerca, prassi aziendali che implicano il lavoro precario, l?esposizione a turni o a orari di lavoro particolarmente lunghi, lo svolgimento di mansioni senza autonomia o usuranti, l?incompatibilità tra lavoro e famiglia, il fatto di lavorare in un?organizzazione iniqua e che non dà supporto sociale, generano costi per la collettività superiori a 100 miliardi di dollari e un numero di decessi superiore a 100 mila unità. Lo studio si riferisce agli Usa, ma, fatte le debite proporzioni, le medesime conseguenze sarebbero probabilmente riscontrabili in tutto il mondo industrializzato, Italia inclusa.
La magnitudo di questi dati pone una sfida epocale: occorre rendere possibili logiche di gestione delle persone che non generino, per le altre imprese e la società, una vera e propria «tassa occulta». La prospettiva di concentrarsi solo sulla generazione di valore per gli azionisti è dunque miope, perché le ricadute negative di scelte aziendali apparentemente ottimizzanti riguardo alla redditività economica hanno invece impatti e costi sociali che non solo l'ambiente esterno è costretto a sopportare, ma che, in ultima analisi, rappresentano un onere indiretto anche per le stesse imprese.
Quando il mercato del lavoro ha regole «deboli» e le sue istituzioni sono «sottili», manager e imprenditori sono agenti sia degli azionisti che della società. Essi hanno la responsabilità di contribuire a mantenere le condizioni di sostenibilità ed eventualmente generarle o rigenerarle, in modo tale da garantire la legittimazione sociale dell?impresa capitalistica. E, come ben dimostrano il caso Starbucks e la ricerca del professor Pfeffer, devono farlo anche se ciò va a decurtare la potenziale performance economico-finanziaria e il ritorno del capitale dei proprietari delle azioni.

Siate stoici, vi servirà nella vita

Lo stoicismo, nato ad Atene come scuola filosofica, ma portata alla conoscenza dei più grazie all'imperatore Marco Aurelio che ne era un convinto seguace e ci ha lasciato uno scritto molto interessante che invito a leggere, senza fretta: Colloqui con se stesso.
Per cambiare atteggiamento o modo di vivere non occorre per forza cambiare lavoro, andare a vivere in un altro luogo o attendere eventi rivoluzionari. Il cambiamento si può attuare da subito e lo stoicismo aiuta in questo senso. Approfondendo questa filosofia si comprende che ci aiuta a capire che l'infelicità, le vicende negative, i dolori interiori, quello che oggi chiamiamo stress, non è frutto degli eventi esterni, bensì dei giudizi che diamo interiormente a questi eventi in base al valore che gli attribuiamo.
Perciò se vogliamo cambiare, il primo passo è imparare ad esercitare un vero controllo su noi stessi. Tutto ciò che è all'esterno di noi stessi può venire a mancare o esserci sottratto. Come possiamo fare affidamento per la nostra felicità e il nostro benessere futuro sui beni materiali o promesse che possono svanire da un giorno all'altro ? Paura e insicurezza nascono spesso da questo. Lo stoicismo ci guida a creare una felicità incrollabile nella nostra vita. L'unica cosa su cui possiamo realmente contare. Un messaggio molto importante e straordinariamente attuale anche in questi momenti di grande incertezza.
Marco Aurelio nonostante fosse allora l'uomo più potente della terra e con un potere illimitato, aveva compreso in modo profondo questa verità. Quanto la vera felicità e serenità risiedano in noi stessi. "La qualità della vita dipende da ciascuno di noi" amava ripetere, perché anche se non abbiamo la possibilità di controllare ciò che accade abbiamo però la piena autonomia e capacità di decidere come reagire agli eventi esterni. Indipendentemente dalle prove a cui siamo sottoposti: dolori, disonestà, ingiustizie, ingratitudini, gelosie; noi abbiamo la facoltà di scegliere la calma e l'imperturbabilità. 
Per lo stoicismo ciò non significa rinunciare all'azione anzi, nell'applicare questo atteggiamento saremo più efficaci nella reazione perché più lucidi e distanti. Lo stoicismo è un potente strumento che può aiutarci ad attuare un cambiamento fondamentale in noi. Non farsi più contagiare dagli eventi esterni conoscendo la natura delle persone e avere il controllo sulla misura in cui gli eventi esterni ci possono controllare, dona una grande soddisfazione e pace interiore.
Non essere più d'ostacolo a se stessi e sapere che nessun danno potrete ricevere da altri rafforza la propria autostima.

I primi 7 secondi sono fondamentali...

Nel lavoro, ma anche nel privato, quando vi presentate a una persona, questa nei primi 7 secondi si fa un'opinione su di voi. 
Se è quella sbagliata occorrerà molto tempo perché la modifichi.
Per questo motivo forse "l'abito non fa il monaco", ma lo aiuta parecchio. La prima impressione si basa quasi esclusivamente sul potere della comunicazione non verbale: abbigliamento, stretta di mano, sguardo, tono di voce, postura e cura del corpo sono fondamentali.
Scegliere l'abbigliamento adeguato aiuta sia nei colloqui di lavoro, ci sono testimonianze infinite su questo, sia per farsi accettare nell'ambiente dai colleghi o dai superiori oltre a migliorare le prestazioni. Una persona ben vestita naturalmente ispira più fiducia e non è da intendersi sempre giacca e cravatta per gli uomini o tailleur per le donne. 
L'abbigliamento è uno strumento di comunicazione efficace perché trasmette il modo in cui altre persone ci vedono, ma anche cosa pensiamo di noi stessi e cosa vogliamo esprimere. Si tratta di quella che viene chiamata "coscienza dell’abito" rappresentata dall'importanza simbolica che diamo ai nostri vestiti e sull'esperienza fisica di indossarli. 
Oggi grazie all’avvento degli outlet è possibile farsi un guardaroba discreto senza rovinarsi. Le donne sono più brave di solito e hanno maggiori opportunità di miscelare capi importanti con altri più abbordabili. Ricordate comunque che è la cura dei particolari a fare la differenza. Una certa ricerca per capire l'abbigliamento più giusto o che soddisfa maggiormente può essere un passatempo interessante. 
La cosa migliore è usare il buon senso e indossare sempre e solo abiti che fanno sentire a proprio agio. Dipende dalla professione che abbiamo intrapreso o intendiamo intraprendere.  Nei diversi ambienti ci sono sempre regole non scritte, ma che la maggioranza si aspetta che vengano rispettate. Si possono disattendere, ma generalmente chi lo fa se lo può permettere per ragioni differenti. Steve Jobs per esempio vestiva sempre in jeans e dolcevita nero (fatti però su misura appositamente per lui) per concentrarsi sulle cose che lui riteneva importanti. Ma era Jobs...
Non dimenticate infine che con il vostro abbigliamento non dovete sentirvi a mai disagio in qualsiasi situazione e che l'atteggiamento del corpo in un abito inadatto dice molto più di chi lo indossa di qualsiasi altra cosa.

venerdì 21 agosto 2015

#book in #office c'è sempre uno spunto da cui prendere...



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giovedì 20 agosto 2015

#milano by #night #cool #milan l'è un gran #milan #goodnight...



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lunedì 17 agosto 2015

When she looks at you in that way is only love, do not you...



When she looks at you in that way is only love, do not you think? #I❤️mydog #I❤️Labrador #Brenda #mylabrador #labrador #mydog #dog #puppies #instagram #instadog #love #photo http://ift.tt/1Jc6Wx9


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venerdì 14 agosto 2015

Per le serate d'agosto mi sembra una bella idea #perstrada...



Per le serate d'agosto mi sembra una bella idea #perstrada #agosto #caldo http://ift.tt/1h9zTE0


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L'uomo vive di ragioni, ma sopravvive di sogni. (F. Insinna)...



L'uomo vive di ragioni, ma sopravvive di sogni. (F. Insinna) #buongiorno #mattinieri #wakeup #coffee #dream #follow #August #instagram #instaphoto #color #Thinkpositive #sea #sun #think #sea #beach #cool #reading http://ift.tt/1hBadjz


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mercoledì 12 agosto 2015

#buongiorno Un sogno, non è mai soltanto un sogno. (S.Kubrick)...



#buongiorno Un sogno, non è mai soltanto un sogno. (S.Kubrick) #wakeup #coffee #sea #August #photo #thewall #graphics #art #dream #follow #instagram #instaphoto #cool #color #image #hearth #mind http://ift.tt/1h1Aace


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domenica 9 agosto 2015

#buongiorno #goodmorning #August #photo #follow #sea #sun...



#buongiorno #goodmorning #August #photo #follow #sea #sun #sunday La forza interiore è la protezione più potente che hai. Non aver paura di assumerti la responsabilità della tua felicità. (Dalai Lama) http://ift.tt/1T80Icp


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