sabato 22 agosto 2015
I primi 7 secondi sono fondamentali...
domenica 8 febbraio 2015
Personal Branding: non è un gioco o una moda http://ift.tt/1zvFzOe
by Pierangelo Raffini

lunedì 21 aprile 2014
Da Obama e Lady Gaga dieci dritte sull'uso dei social media
sabato 5 aprile 2014
Sapete cos’è (e come si fa) “Personal Branding”?
Il più grande e più importante compromesso a cui tutti devono essere disposti a scendere è quello di raccontarsi ogni giorno con sincerità e con dettagli personali.
Twitter, Facebook, LinkedIn non possono essere, e non lo sono per natura, delle piattaforme su cui sistemare delle informazioni che poi non si vanno più a controllare e ad aggiornare. Piuttosto devono essere il racconto quotidiano del vostro passato e del vostro presente, per avvicinarvi agli obiettivi che volete raggiungere nei prossimi mesi, come farvi invitare come relatori ad un appuntamento pubblico; o nei prossimi anni, come ad esempio cambiare lavoro. Per questo dovete essere disposti a parlare dei vostri piaceri, dare le vostre opinioni, taggare le vostre foto anche, di lavoro e private. Se volete fare “Personal Branding”, quindi, apritevi e mettete sotto ai riflettori il vostro lavoro, le vostre passioni, i vostri desideri, le vostre attività e poi mantenete una comunicazione costante con chi ha deciso di seguirvi: vi permetterà di raggiungere ancora più persone e avvicinarvi ai vostri traguardi.
Per il secondo appuntamento con la nostra “Formazione a Colazione”, all’interno del palinsesto il Tempo delle Donne dedicato ai cambiamenti che stanno caratterizzando le donne e l’Italia, e in collaborazione con ValoreD, il guru indiscusso che ci ha guidato alla scoperta del Personal Branding è stato Marco Massarotto, Co-fondatore e partner di Hagakure, una delle più importanti agenzie di comunicazione digitale italiane; ma sono state fondamentali anche le testimonianze di due professioniste come Francesca Parviero, Specialista di Social Media e Coach per il Personal Branding e Sabrina Lucini, E-Commerce Manager di IKEA Retail e consigliera di ValoreD. Marco Massarotto ci ha fatto capire subito l’importanza del tema con una slide significativa: i Social Media sono, senza dubbio, uno “stile di vita” che si svolge quasi tutto il tempo sul nostro cellulare ed è fatto proprio per tutte quelle persone che pensano di non avere tempo per usarli e si disperano perché non sanno come sfruttarli. La verità è che sono molto più accessibili di quanto non si pensi, non impegnano troppo tempo durante la giornata e anche con poco si possono raggiungere dei risultati soddisfacenti. Tutto facile? No, soprattutto se bisogna ancora prendere confidenza e se avete solo un profilo sui Social principali (attenzione: non essere sul web con una propria pagina non viene preso in considerazione). Non è tutto scontato neanche per chi li usa più spesso: il salto di qualità sta nell’imparare a usare i trucchi della rete per fare emergere i contenuti che scegliete voi.
Una lezione in dieci punti fondamentali che potete rileggere con calma a questo link. Se volete promuovere la vostra storia ma non ve la sentite di mantenere un dominio con il vostro nome e cognome, sappiate che questi, nome e cognome saranno le chiavi più importanti per farvi trovare dai motori di ricerca e farvi associare ai contenuti che preferite. Ogni Social media ha una caratteristica che lo distingue e che può valorizzarvi in modo diverso. La biografia di Twitter, ad esempio, è l’occasione per raccontare, in pochi caratteri e con un tono simpatico, la vostra vita.LinkedIn invece ha bisogno di essere compilato in ogni suo campo con precisione, con più dettagli aggiornati. Le immagini di Facebook, poi, sono da sfruttare per “mostrare” la vostra vita, sia che scegliate di mettere nella vostra copertina la foto del vostro gruppo di lavoro, sia con una breve gallery del vostro ultimo viaggio.
Siate sempre ordinati, archiviate articoli e link che raccogliete sul web e se non li conoscete, imparate il significato di termini come “tag”, “feed” e “bookmarking”: vi saranno molto utili. Se poi avete deciso di aprire un blog, sappiate che la generosità nel condividere la vostra “conoscenza” verrà riconosciuta solo se sarete in grado di offrire un contenuto diverso, originale. Se sarete più bravi degli altri riuscirete a guadagnarci anche soldi veri. Infine misuratevi, sempre: quanti sono i vostri contatti? Quanti di questi si sentono coinvolti da quello che scrivete e potenzialmente lo rilanceranno? Solo in questo modo potrete sapere se state andando nella direzione giusta o se dovete migliorare e ricordate che il web non dimentica perciò attenzione a gaffe ed errori che potrebbero tornare a galla in futuro.
Avete mai fatto “egosurfing”? Cioè avete cercato il vostro nome sui motori di ricerca? Probabilmente sì e avete fatto bene, come ha spiegato Francesca Parviero, anzi fatelo su browser diversi, per verificare quali informazioni vengono esaltate e quali invece rimangono nascoste. E ancora se quelle che volevate mantenere private sono rimaste tali. Controllare tutto è impossibile ma un buon margine per scegliere cosa condividere e con chi lo abbiamo tutti grazie ai filtri, alle liste e alle regole della privacy del vostro Social.«Mantenere dei profili attivi e aggiornati è come prepararsi alla prova costume: pensarci solo quando mancano due settimane alla spiaggia, quindi solo quando cercate lavoro, non vi porterà ad ottenere grandi risultati» ci dice Sabrina Lucini.
Non è un caso se i Social network si chiamano proprio “sociali”. Si basano su connessioni che possono darci la possibilità di avvicinare persone lontane da noi, fisicamente o per importanza, e hanno tutti i vantaggi di una vetrina sul mondo ma poi in cambio chiedono di essere curati e arricchiti con costanza. Se saremo fortunati, e bravi, capiterà anche a noi di trovare un’amica, oltre che collaboratrice, come a Francesca e Sabrina, che concludono confermando quanto Networking, tema del primo incontro di Formazione a Colazione, e Personal Branding siano legati tra loro. Insieme saranno in grado di dare una spinta alle giovani donne di domani? Lo potremo chiedere alla prossima ospite-formatrice Maria Cristina Bombelli, che ci aiuterà a capire come si progetta in modo intelligente il proprio futuro. Vi aspettiamo il 10 aprile.
Kibra Sebhat - La 27 ora - Corriere della Sera (http://27esimaora.corriere.it/articolo/sapete-cose-e-come-si-fapersonal-branding/
martedì 18 febbraio 2014
Cosa si dovrebbe sapere sul Personal Branding, di Sebastiano Zanolli
Il tema del trattare se stessi e il proprio nome come un marchio ed applicare le categorie del marketing alla propria vita è una attività che negli ultimi anni ha trovato grande diffusione e pratica.
Non è strano.
Quando i mercati sono alle strette e non hanno confini, se non quelli che metti tu, la competitività diventa parossistica.
Qualunque cosa è un’alternativa ai miei prodotti e servizi che sono in concorrenza con merce e prestazioni che fino a ieri avrei classificato come innocue e ininfluenti per la mia performance.
Come l’influenza aviaria si sposta dagli animali all’uomo, questa competitività si trasferisce dalle cose alle persone.
Siamo noi i prossimi a essere passibili di sostituibilità.
Noi che credevamo di essere gli unici giudici, ora ci ritroviamo a essere giudicati.
Poco male per i venditori coscienti.
Molto male per i venditori incoscienti, nel senso di chi non ha cognizione di sé e del significato dei propri atti.
La gara è così spietata che l’asset, il patrimonio, la caratteristica più idonea da sfruttare, la meno imitabile e la più monetizzabile è il proprio profilo personale.
Ecco allora la trasposizione di alcune mosse di marketing aziendale in campo personale.
Competenza. Sapere risolvere problemi reali.
• Visibilità. Che la gente sia in grado di sapere che gli puoi risolvere questi problemi.
• Network. Una rete che trasmetta la tua capacità e generi opportunità, connettendo domanda e offerta e magari stimoli nuovi livelli d’intervento.
• Essere punti di riferimento per un’audience definita e affogare tutto il movimento che fai nella vita reale e in quella digitale, con la glassa dei tuoi talenti e dei tuoi tratti caratteriali più interessanti e marcati.
• Occultare punti di debolezza e porre l’accento sui punti di forza.
• Sapere raccontare in modo avvincente, credibile e motivante la tua storia individuale.
Tutto questo, e altro, è curare il proprio marchio personale.
Funziona. Ne sono certo per averlo visto produrre i risultati economici e di immagine che promette.
Tra le tante invenzioni e panacee che il mercato consulenziale è costretto a mettere insieme con i più disparati acronimi e termini perlopiù inglesi, questo funziona davvero e ci tengo a sottolinearlo.
Ma la piccola riflessione che vorrei tentare di fare con queste righe è una altra.
Corre veloce verso l’alto.
Richiede un salto di grande portata.
Un salto di coscienza.
Vediamo se riesco a spiegarmi.
Il mercato è un gioco, crudele e spietato, ma pur sempre un gioco.
Frutto di regole, a volte comprensibili, a volte meno.
In questo gioco noi siamo immersi totalmente e, per potere giocare adeguatamente, accettiamo che il gioco non sia un gioco, ma che sia la realtà data.
Non c’è nulla di male in sé, ma confondere un’attività umana, creata per produrre risultati materiali ed economici, con il senso dell’esistenza ha in sé i semi di un possibile disagio.
Un po’ come se Robert De Niro fosse ancora convinto di essere Travis Bickle, il ventiseienne alienato, depresso, tassista notturno di taxi Driver.
Noi, come donne e uomini, esistiamo al di là del mercato e dei mercati.
Esistevamo prima ed esisteremo poi, come genere, come specie.
Questi mercati sono una soluzione temporanea a un problema eterno per l'umanità.
Come sopravvivere materialmente in un ambiente più o meno difficile.
La soluzione attuale, il capitalismo e il libero sono estremamente produttivi per il benessere materiale e l’evoluzione e diffusione del benessere fisico della specie.
Permette potenzialemente anche a chi abita in Alaska o nel Sahara di vivere con dignità.
Come fa’ un termosifone o un condizionatore, alterano le condizioni date.
Ma come sempre accade per qualcosa di artificiale, serve adattare chi deve giocare in modo che giochi bene, mano a mano che la specializzazione cresce.
Come i cani da combattimento o i tori da corrida.
I canarini da competizione, i gladiatori o i cavalli da corsa.
Non vanno bene tutti.
I mercati, oltre ad essere conversazioni, sono invenzioni umane.
Il profilo dei giocatori anche.
Qui è il nodo.
Noi siamo qualcosa in più.
Siamo un passo più in là della nostra idea di noi stessi.
Siamo un grumo di pensiero ed emozioni capaci di ragionamenti ma soprattutto di sensazioni e sentimenti.
Siamo individui nati con una coscienza che permette di osservare il nostro pensiero.
E il pensiero è la radice del mondo che abbiamo creato.
Siamo potenzialmente dei creatori di realtà.
Ma a volte, spesso a dire la verità, dimentichiamo e confondiamo causa ed effetto.
Rovesciandoli.
Una via verso l’insoddisfazione, che ricordiamolo è il meccanismo chiave del gioco di mercato, è dimenticare che possiamo essere ciò che desideriamo.
A prescindere da ciò che noi o altri crediamo di essere.
Capisco che sia un po’ complicato.
Mi rispiego.
Tutto parte dal pensiero, l’idea di noi, dei giochi che vogliamo mettere in piedi, delle regole, dei meccanismi.
A volte, dimentichiamo che i creatori di questa realtà siamo noi.
La costruiamo a partire dai nostri ricordi, sensazioni, giudizi, conoscenze.
Ma è pur sempre solo una tra le innumerevoli possibilità.
Se domani decidessimo di essere felici con altre regole potremmo farlo.
Purtroppo ci scordiamo spesso di questo particolare e crediamo che il gioco, la realtà , le circostanze siano più reali di noi.
Siamo enormemente più grandi e potenti del gioco che abbiamo messo in piedi.
Come De Niro è enormememente più potenziale di Travis Bickle che è solo una delle facce che può assumere o non assumere.
Il Personal Branding è uno strumento per giocare meglio al gioco.
Non per sostituirsi alla nostra esistenza più alta.
Infondere la propria personalità nella competizione economica funziona in termini di risultato.
Punto.
Non soddisfa la voglia di crescita personale, di essere persone che volano più alte per comprendere quale sia il destino che ci attende meno dopo questo passaggio sul pianeta.
Da risposta alla domanda “ chi devo essere io per funzionare bene nel gioco?”.
Non dà risposte alla domanda “Chi sono io in realtà, al di la del mercato?”.
Visto che spesso mi ritrovo in aula a parlare di Personal Branding, devo marcare questo importante fatto.
Qualcuno fa confusione e si espone a un pericolo grande.
Di essere qualcosa che è solo una tra le mille possibilità e rimanerci incastrato per tutta la vita, in un impeto di costretta coerenza.
Drammatico.
Per cercare la felicità si devono affrontare le domande alte e poi, strumentalmente e sapendo che tutto è una commedia che sembra quasi reale, affrontare le domande più materiali.
Le prime riguardano lo spirito, l’anima, o qualunque nome si voglia dare a quel qualcosa che è prima di noi e delle nostre invenzioni.
Le seconde sono le domande che ci servono a vivere, portare a casa il pane, a mantenere i figli a scuola o ad andare in vacanza.
E’ importante non confondere i livelli e cercare di fare il meglio su ambedue.
Non siamo solo quello che vogliamo dimostrare sul mercato.
Lì si pratica una parte, si ricopre un ruolo.
Recitiamo pure, e bene, godendoci i frutti dell’agonismo di mercato.
Ma non fermiamoci li.
Abbiamo un avvenire più grande se solo alzeremo lo sguardo per vedere le infinite strade che possiamo disegnare senza l’aiuto delle regole.
sabato 8 febbraio 2014
Perché Pinterest è importante per la tua azienda?
- Facebook, Twitter, Pinterest e Tumblr hanno portato una quantità di traffico senza precedenti verso i siti e-commerce, con un RPV (Revenue per visit) in aumento da tutti i canali sociali.
- Pinterest si sta rapidamente avvantaggiando del rallentamento di Facebook, ottenendo un aumento che arriva al 50% del RPV.
- Semplicità di utilizzo
- Layout ricercato e minimal
- Meccanismo virale, ispirato al Like di Facebook.
Quali aziende devono usare Pinterest
- Matrimonio: è uno strumento molto utilizzato da future spose, appassionati del tema wedding e chiaramente organizzatori di eventi e wedding planner. Basta creare una serie di board per raccogliere idee e ispirazioni per bouquet, addobbi floreali, abiti, location, partecipazioni, mise en place ecc.
- Condividere il tuo stile: se stai decorando la tua casa, se sei un appassionato e su di lavoro ti occupi di arredamento d’interni, puoi utilizzare Pinterest per condividere le tue opere e per cercare ispirazione.
- Costumi: essendo una fucina di idee di ogni genere, Pinterest è ottimo anche per trovare idee per maschere e costumi di Carnevale e Halloween.
- Brainstorming: se fai un lavoro creativo potresti avere bisogno di idee e di condividerle di sicuro Pinterest fa per te.
- Catalogo online: se hai un e-commerce puoi utilizzare Pinterest per pubblicizzare il tuo catalogo, mostrandone anche i prezzi, e attirare nuova clientela.
- Feedback: Pinterest può essere anche un banco di prova per le tue creazioni, per vedere se ricevono consensi e/o critiche.
- Portfolio: creativi, designer, fotografi…possono utilizzare Pinterest per raccogliere il loro portoflio e dargli maggiore visibilità.
- Book fotografico: modelle, modelli, attori e attrici possono sfruttare Pinterest per pubblicare il loro book fotografico.
- Settore immobiliare: anche le agenzie immobiliari possono usare la piattaforma per condividere le foto delle case in vendita o delle location in cui propongono immobili.
- Liste: un utente normale, quindi non un’azienda che propone prodotti e servizio, usa Pinterest per raccogliere i suoi interessi, per conservarne i link.
- Umorismo: Pinterest è anche un social per condividere vignette umoristiche e meme, attraverso cui portare traffico a siti che trattano argomenti meno visuali, ad esempio quelli di web agency.
- Ricette: Pinterest è il regno della cucina, ricette di ogni tipo e da tutti i paesi vengono condivise, utile per le semplici appassionate, ma soprattutto per chi ha un food blog.
- Viaggio: anche i luoghi da visitare, scorci particolari, vedute spettacolari sono molto amati su Pinterest, dagli appassionati di viaggio e dalle agenzie che vogliono proporre pacchetti e offerte.
martedì 21 gennaio 2014
15 cose da fare per avere successo
venerdì 15 novembre 2013
Personal Branding: le 10 regole per gestire la propria reputazione online
A chi non è mai capitato di cercare su Google o sui social network il nome della persona appena conosciuta al telefono o in riunione per reperire il massimo numero di informazioni? Età, formazione, ruolo, luogo di lavoro o semplicemente per dargli un volto. Il web offre oggi tutte queste “curiosità” su un piatto d’argento e in molti casi reperirle è facile come un click.
Ma cosa succede se i risultati che appaiono nelle prime pagine del motore di ricerca non risultano legati alle proprie esperienze lavorative o formative, ma al contrario a situazioni - come foto o video - non propriamente “professionali” e che rischiano di mettere in imbarazzo? Quanto questo tipo di informazioni possono influire nella ricerca di un lavoro?
In questo contesto entra in gioco il personal branding che consiste nella promozione di se stessi, delle proprie capacità, professionalità e reputazione proprio come se la persona fosse un marchio. La rete rappresenta oggi il primo mezzo di personal branding e gli strumenti messi a disposizione dal mondo online contribuiscono a creare la propria identità digitale, la cosiddetta digital reputation. Scopo del personal branding è quello di renderci visibili, riconoscibili e ben reputati agli occhi di chi cerca il nostro nome sul web.
Per capire nel dettaglio in cosa consiste il personal branding abbiamo parlato con Andrea Barchiesi, “Fondatore e CEO di Reputation Manager”:
Perchè è importante lavorare sul personal branding?
L’immagine online è il nostro primo biglietto da visita; per sapere qualcosa di una persona appena conosciuta la prima cosa che facciamo è digitare il suo nome su Google. Ciò che appare sulla prima pagina di risultati orienta immediatamente la nostra opinione. Se poi i contenuti dovessero avere una valenza negativa o addirittura lesiva, la prima impressione si trasformerebbe in un giudizio. Questo vale naturalmente anche per i contenuti positivi. Un terzo caso è quello in cui nella prima pagina si trovino cose che non c’entrano nulla con noi, in questo modo è come se non esistessimo online. E anche questo potrebbe deporre a nostro sfavore, specie se la ragione del contatto è professionale. Per questo è di fondamentale importanza lavorare innanzitutto su quel primo spazio di incontro, i primi risultati associati al nostro nome sul motore di ricerca. Posizionare il contenuto desiderato proprio lì è un obiettivo non semplice che richiede lavoro e perseveranza e, nei casi più difficili, l’intervento di un professionista.
In quali momenti è importante avere una reputazione online di “buona qualità”?
Innanzitutto quando si è alla ricerca di un lavoro. È di fondamentale importanza verificare, prima di proporsi per un colloquio, che la propria identità digitale risulti adeguata, quindi innanzitutto che non sia compromessa da contenuti sconvenienti. Particolare attenzione va dedicata alle foto e ai video, che sono i primi contenuti ad attirare l’attenzione e anche i primi proposti dal motore di ricerca. La situazione ideale è quella in cui i primi risultati raccontano già qualcosa di noi, di ciò che sappiamo fare e della nostra reputazione in un determinato settore. Per questo è molto importante anche la cura del proprio profilo nei portali specialistici e social network professionali, dove abbiamo la possibilità di pubblicare il nostro curriculum, intervenire in dibattiti pubblici nel nostro settore, stringere relazioni significative e dunque mostrare che abbiamo competenza. Se a questo si aggiunge anche un proprio sito personale, completo e aggiornato nelle informazioni, i punti guadagnati aumentano.
Come vengono reperite le informazioni su di noi da ipotetici datori di lavoro?
Secondo i risultati dell’indagine Adecco 2013 su “Social Recruiting e Digital Reputation” il 77% dei responsabili HR ha cercato il nome di un candidato attraverso un motore di ricerca e l’88% utilizza almeno un canale online nel proprio lavoro di selezione, i primi tre sono: Facebook, Linkedin e Twitter. Il primo motivo è verificare il cv, il secondo allargare il bacino dei candidati e il terzo è trovare candidati mirati. Infine il 34% dichiara di aver assunto qualcuno utilizzando i social network. Sono numeri significativi e in crescita, che dimostrano quanto la reputazione digitale sia un elemento cruciale per conquistare opportunità di lavoro.
Come è possibile misurare la propria identità digitale?
Esistono diversi tool per monitorare la propria influenza online ma ci siamo accorti che nel panorama italiano mancava uno strumento per monitorare in modo semplice la propria reputazione e identità digitale. Così Reputation Manager ha sviluppato My Reputation ® una piattaforma che permette gratuitamente a chiunque di verificare quanto vale la propria reputazione sul web. Tutto è riassunto attraverso il My Reputation Score, l’indice della reputazione online che esprime la propria presenza sui motori di ricerca, la completezza del proprio profilo e l’attività nei social network. I contenuti online immediatamente associabili al proprio nome a seguito di una ricerca formano l’identità percettiva, fatta di testi, immagini, video. L’identità percettiva è dinamica, cambia nel tempo a seconda dei contenuti che il motore di ricerca ritiene più rilevanti, per questo è molto importante monitorarla costantemente.
Di cosa si occupano realtà come reputation manager?
Il nostro lavoro di “Ingegneria Reputazionale” ruota intorno a tre cardini di un ciclo: Analisi, Strategia e Intervento. Il primo lavoro è quello di analizzare la situazione di partenza, quindi definire preliminarmente punti di forza, debolezza e lacune. Dopo di che si definisce una strategia in base a quelli che sono i desiderata del cliente. A seconda del target cambiano naturalmente anche gli obiettivi: un conto è un privato cittadino che abbia problemi di reputazione personale, un altro un professionista che voglia rafforzare il proprio curriculum digitale e un altro ancora un executive che debba mantenere un profilo autorevole e di spessore. Dopo la definizione della strategia si passa all’intervento vero e proprio, dunque alla pubblicazione di contenuti, apertura di canali e ove è necessario rimozione di contenuti lesivi/diffamatori; in questo ultimo caso è necessario lavorare in sinergia con la parte legale.
Esistono delle regole di massima che può essere utile tenere a mente per non incorrere in errori che potrebbero compromettere la propria reputazione online:
1. Prima di pubblicare su YouTube video di situazioni imbarazzanti (scherzi in spiaggia, battute da osteria, atteggiamenti o situazioni particolari, ecc.) è bene ragionare sul fatto che diventeranno di pubblico dominio. È importante inoltre non firmarli con nome e cognome.
2. Datori di lavoro, selezionatori del personale così come colleghi, docenti e compagni di scuola monitorano sempre i social network. È meglio usare immagini del proprio profilo non toppo ardite.
3. Verificare le impostazioni relative alla privacy dei propri account sui social network? Quando si postano foto o commenti personali è necessario prima pensare a chi è listato tra i propri contatti (solo amici, o anche colleghi, capo ufficio, professori, ecc.). E se le cartelle sono private o pubbliche.
4. Attenzione a inviare proprie foto a persone appena conosciute tramite chat, sms, e-mail: non si sai mai a chi potrebbero essere inviate.
5. Occhio ai TAG! Esseri taggati rende pubbliche ad altri le foto che magari non avresti mai voluto girassero sul web.
6. Prima di farsi fotografare in locali pubblici in situazioni “imbarazzanti” è bene sapere che probabilmente le foto saranno pubblicate sul sito e sulle pagine social del locale e condivise innumerevoli volte.
7. Attenzione alla geolocalizzazione (tag luoghi, check in, ecc.) quando si postano foto o messaggi. Soprattutto se non si vuol far sapere dove ci si trova.
8. Il contatto Facebook è il nuovo numero di telefono, è meglio distribuirlo con parsimonia.
9. Non postare mai le date di partenza e rientro: anche i ladri monitorano il web
10. Attenzione a postare sui social network le immagini di minori
Luca Orioli - Panorama
domenica 11 agosto 2013
Change is a costant. Never surrender !
venerdì 10 maggio 2013
Cos'è il Personal Branding
Quando mi è stato chiesto di fare un guest post sul Personal Branding mi sono ricordato che qui, su questo blog, non ne avevamo mai parlato.
Ci sono effettivamente blog dedicati esclusivamente a questo argomento e noi lo abbiamo sempre considerato come un argomento un po’ “sottinteso” nel momento in cui si parla di web marketing.
Sia io che Maria Pia e Gianluca, sviluppiamo il nostro personal branding per far crescere poi quello di Webinfermento.
Nel web marketing poi, soprattutto quello odierno, orientato alla costruzione di relazioni tra le persone, grazie anche allo sviluppo dei social, per lo sviluppo di fiducia, non se ne può più fare a meno. Pensiamo che seppur possa sembrare un concetto scontato, ogni azienda piccola e grande di successo nel web ha dietro di sè una persona che si è fatta notare, distinguendosi dalla massa.
Ci sono quelle aziende e quei progetti digitali, che ricordi sia per il nome del brand che della persona che lo ha portato al successo. In quei casi, c’è stata sicuramente un’azione di costruzione di personal branding efficace. Il web marketing si muove sempre più verso il personal branding; i social media ne sono l’esempio più lampante. Puoi diventare esperto della tua nicchia e in alcuni casi anche influenti, ma dovrai seguire un percorso di crescita ben definito per arrivarci. Anche Google, nel suo piccolo, ti spinge a investire nella promozione di te stesso, prima di tutto; basti pensare all’Authorship e all’attribuzione della paternità dei contenuti.
Non ruberò altro tempo alla tua lettura, perché l’intervista che segue saprà spiegare meglio di me quello che è il Personal Branding, come costruirlo e come diventare padroni di se stessi.
Sebastiano Zanolli fa il manager, un manager un po’ atipico, che sceglie un approccio alla professione misto di pragmatismo e di sentimento. Nato nel 1964 a Bassano del Grappa (Vi), dopo la laurea in Economia presso l’Università di Cà Foscari, incontra alcune grandi aziende, tra cui Adidas, nella quale ha ricoperto il ruolo di direttore marketing in Germania, e Diesel, di cui è stato General Manager per la filiale italiana. Per 6 anni è stato Amministratore Delegato di 55DSL srl. Attualmente è Direttore Generale della nuova divisone 55DSL, linea giovane del Gruppo Only The Brave Diesel.
Sebastiano Zanolli: sito web e pagina Facebook
Sebastiano, qual è la tua definizione di Personal Branding?
Il “Personal Branding” è un trasposizione in campo personale dei processi che caratterizzano l’attività di marketing aziendale.
Il “Personal Branding” si potrebbe tradurre in italiano con “creazione e gestione del proprio marchio personale”, ma, come spesso avviene, la traduzione è un po’ pesante e goffa.
Perdonate, userò l’inglese. Abbreviamolo in “P.B.”. Il P.B. è l’idea e l’aspettativa che facciamo venire alla mente di chi sta pensando a noi.
È l’insieme di valori, competenze, visioni, passioni, caratteristiche e ricordi in genere che immediatamente chi ci sta attorno collega alla nostra comparsa fisica
o anche solo virtuale. Anche solo a pensarci.
E’ qualcosa di simile alla USP (Unique Selling Proposition) per un azienda?
Si, è qualcosa che ti rende assolutamente differente e memorabile per il frutto del tuo lavoro
Il P.B. si dedica proprio a questo, ma a livello personale.
Arghhh!… Ho sentito bene un paio di commenti…“Ma come si fa a paragonare un prodotto a delle persone?”, “ma questo Sebastiano è senz’altro un cinico manager che confonde lavoro e vita…”.
Li ho sentiti, e ne scrivo, perché ho avuto di fronte platee per più di 10.000 persone negli ultimi cinque anni e so che statisticamente, una percentuale, progressivamente sempre più sottile,
non riesce ad accettare il fatto che il P.B. sia una pratica che tutti pratichiamo fin da bambini,
in modo spontaneo.
Quello di cui vi sto parlando presenta la stessa differenza che esiste tra l’imparare a camminare e diventare esperti corridori di maratona. Certo, il principio è lo stesso. Ma i risultati no.
E’ per questo che è così importante?
Tutti tentiamo spontaneamente di essere unici. Altrimenti non si spiegherebbero i successi
dei marchi dei prodotti di bellezza e la quantità della loro offerta.
C’è poi chi stabilisce in modo deciso di essere unico, così da ottenere i risultati a cui tiene.
Il P.B. è solo maturità e comprensione che esiste l’esigenza, in una società veloce, velocissima, di lasciare un buon e giusto ricordo di noi e di quello che rappresentiamo.
Soprattutto un ricordo coerente con gli obiettivi che ci prefiggiamo.
Da dove si deve partire costruire un Personal Branding efficace?
Quanto tempo ci vuole?
Ricordate che le ricerche mostrano come servano meno di 30 secondi
per formarci un’impressione duratura di un nuovo interlocutore, mentre possono servire decine di occasioni ripetute per cambiare una percezione negativa già avuta.
Le ricerche mostrano inoltre come non siano le parole o le azioni in sé a definire il risultato della nostra strategia, ma piuttosto la percezione che ne ha l’interlocutore.
Si tratta dunque di gestire le percezioni di chi entra in contatto con noi, in modo che abbia una corretta comprensione di chi siamo.
Diventeremo poi la prima scelta di questa persona tutte le volte che gli si presenterà un’occasione
che potrebbe legare la situazione a noi.
Questo significa molte cose.
Più opportunità, più occasioni, più possibilità per ampliare i nostri orizzonti. Personali o professionali.
In tutto questo che ruolo gioca la comunicazione personale?
Creare opportunità coerenti con i risultati cercati. Tra i vantaggi del decidere di maneggiare in modo adeguato il proprio personale marchio, c’è quello, non trascurabile, di aumentare la propria sicurezza e le proprie capacità comunicative.
E a pensarci bene non c’è da stupirsi.
Pensate a chi ha abbracciato il P.B. da millenni. Ad esempio gli appartenenti agli ordini religiosi, militari e istituzionali. Di tutto il mondo. Chiarissimo personal branding in termini estetici
(paramenti, indumenti, rituali) e comunicativi (professioni di fede pubbliche, prediche, orazioni).
Avete pochi dubbi quando pensate a dove collocare il Papa, o il Dalai Lama o il generale dell’Arma dei Carabinieri o il ministro delle Finanze.
Nessun dubbio, il processo di P.B. è stato condotto perfettamente e ripetutamente.
Jacques Seguela, uno dei più importanti comunicatori del ’900, artefice delle campagne pubblicitarie di Francois Mitterand, nel suo libro “Hollywood lava più bianco” scrive così:
«L’impero romano cadde per aver creduto che i giochi da stadio sarebbero stati più forti di quelli della chiesa.
Ogni persona usa il proprio istinto per giudicare il prossimo e lo usa in modo immediato.
In un mondo povero di tempo e ricco d’informazioni, andare all’essenza è fondamentale.
Fare in modo che la nostra presenza generi fiducia diventa la chiave di volta dei nostri successi.
Questo fa il P.B.: stimola la fiducia nelle capacità e negli aspetti che voi volete sottolineare.
Risparmierete il vostro e l’altrui tempo se saprete creare il vostro personale marchio.
Ridurrete il vostro e l’altrui stress nel cercare una soluzione mutuamente soddisfacente nel business o nella vita se avrete saputo gestire bene il vostro marchio.
Siete unici, lo sapete.
Concretamente quali sono i passi per costruire il proprio Brand Personale ?
Identificate il Vostro valore personale di brand, cioè ciò che vi rende unici in relazione
alla missione e al futuro che vi siete disegnati e prefissati.
Può essere la simpatia, la correttezza, la perspicacia, una conoscenza di un materia particolare,
qualsiasi caratteristica fisica, psichica, morale… una dote che vi permetta di comunicare
in modo veloce e chiaro ciò che “vi significa”.
“Significare” esprime il concetto del far intendere qualcosa a qualcuno attraverso parole o segni… simboli.
Ecco, trovate i simboli più adatti per far riconoscere il vostro significato “di base”. Il vostro significato ultimo nella vostra esistenza.
La vostra promessa, il vostro destino. Almeno fino a quando non li cambierete.
Se vale per i bastoncini di pesce “dei capitani di domani” che mio figlio non scambierebbe mai per quelli uguali identici ma “sbrandizzati” della Coop, questo vale anche per noi una volta sul mercato.
Lavorateci sopra seriamente. Come si lavora quando il vostro capo vi chiede di elaborare un piano o vi dà un compito in azienda.
Il vostro futuro vale almeno quanto quello dell’azienda per cui lavorate.
Cosa è cambiato, in questi ultimi anni, nell’ambito del Personal Branding, Internet e i social media in che modo hanno influito?
Internet e i social media hanno reso tutto più veloce. E’ necessario raccontare perché facciamo quello che facciamo.
La scrittrice Isabel Allende dice che ognuno è il cantastorie della propria esistenza e che spetta a ciascuno la possibilità di trasformare quella esistenza in una leggenda oppure no.
Questo si fa attraverso ciò che si comunica. In tutti i modi possibili. Circondatevi di gente che vi è amica. Moltiplicate la vostra presenza attraverso ciò che di buono la gente dice di voi.
Non è un concetto banale.
Anzi, è molto probabile che molti non comprendano la profondità del messaggio.
E difatti rimarranno ancorati al palo della propria misantropia. Gli amici vi stimano. La stima provoca un’irresistibile propensione alla condivisione della fonte della stima stessa.
È come quando consigliate il vostro dermatologo a qualcun altro.
Siete i più fenomenali e grandi promotori delle sue capacità.
E senza che vi si chieda nulla.
Circondatevi di amici, veri, e il vostro brand inizierà a brillare come non mai.
Ricordate la formula che crea la fiducia.
Questa formula molto poco teorica, e forse a volte non perfetta, ma molto pratica, dice che:
F = T x Esp.Com. Dove F significa fiducia, T significa tempo, Esp.Com. significa esperienze emotive condivise.
In parole povere, per creare fiducia, o si spende molto tempo con le persone, o si vivono insieme esperienze emotivamente coinvolgenti, o tutte e due le cose.
Pensate al periodo di leva militare o a quello delle esperienze scolastiche.
Le persone dopo anni si ritrovano assieme e sentono ancora fiducia verso individui
con cui avevano perso i contatti. È l’effetto di esperienze profonde condivise.
Ma il grado di fiducia è frutto anche di un altro fenomeno:
F = P.man / P.eff.
Dove F significa sempre fiducia,
P.man sta per promesse mantenute,
e P.eff per promesse effettuate.
Ogni persona che viene in contatto con noi calcola questo indice. Se volete che sia alto, promettete poco e mantenete molto.
Il brand serve a conservare la fiducia, ma non prima di averla costruita. Nel caso in cui non vi sia il tempo per creare fiducia, ricordate che al vostro interlocutore serve comunque un’esperienza,
per quanto immaginata, della relazione con voi.
In parole povere, deve sentire il benessere che proverà a intrattenere dei rapporti con voi.
Questo è quello che caratterizza i fan. Voi ne avete? La vostra azienda ne ha?
Se no, questo si ottiene facendo sentire, vedere, toccare qualcosa che ancora non c’è.
Da questo punto di vista, la capacità narrativa è molto importante.
Sappiate dove andare, o perlomeno ipotizzate di saperlo. Altrimenti andrete a finire in qualche altro posto.
Avere in mente la propria proiezione sul mondo, attuale e futura, è il mezzo per rimanere fedeli
a se stessi e cambiare solo quando è necessario e voluto.
Il P.B. è un modo per essere coerenti e migliorare, in un circolo virtuoso che ci vuole tanto più credibili e capaci di attivare risorse ed energie quanto più capaci di far percepire velocemente la propria intima essenza.
Ascoltate le idee di quanta più gente possibilecirca il vostro progetto, specialmente se vi ammirano già. Essere capaci e avere l’umiltà di ascoltare ed eventualmente adottare spunti non nostri è una grande marcia in più.
Non credete alla storia degli uomini di valore o di successo che non hanno mai dato retta a nessuno.
Hanno ascoltato tutti, e poi hanno usato solo ciò che hanno ritenuto interessante.
Persino Napoleone ascoltava molto.
Sebastiano ci dai 3 consigli che si possano applicare alla attività di Personal Branding?
- Create sempre una storia intera da raccontare attorno.
- Comportatevi in modo da evitare di dover fingere. Siate trasparenti.
- Se ve la sentite, coinvolgete in un dialogo continuo potenziali “clienti” per preparare questi punti.
Siete voi il vostro marchio.
Se ve ne dimenticate, fate il gioco della concorrenza.
Intervista da www.webinfermento.it







