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lunedì 9 giugno 2014

Se il web ora scopre la lettura lunga

NEW YORK


Nei «Racconti di Canterbury», classico inglese del XIV secolo, Geoffrey Chaucer racconta i disastri del quinto marito dello Donna di Bath, che lei vorrebbe sempre sedurre a letto e che invece si rintana nella protettiva lettura di un libro.  
Anche lo scrittore Italo Calvino, ne «Gli amori difficili» scrive de «L’avventura di un Lettore», sempre distratto dalla sua amata lettura. E nell’affascinante serie tv «Ai confini della realtà» (Twilight Zone), come dimenticare la storia del povero impiegato che non riesce mai a trovare il tempo per leggere e che la fine del mondo illude finalmente di riuscirci? 
La lotta per leggere in pace sembra una costante nella nostra vita e oggi spesso, invece, i critici del web, e ce ne sono di seri, imputano alla Rete l’eccesso di rapidità, l’illusione che a volo d’uccello si possa leggere e informarsi, magari con i 140 caratteri contenuti in un tweet o nel flash delle poche parole e immagini consentite in un Vine, senza l’impegno dei lettori di Chaucer e Calvino. L’accusa ha del vero, quando calcoliamo il tempo che gli utenti trascorrono in Rete su una singola voce, un giornale online, una photo gallery, siamo spesso sorpresi dalla velocità del consumo e dalla rapidità effimera con cui si passa da un tema all’altro.  

I giornali quotidiani riservano ancora alla homepage del loro sito la stessa cura amorosa che in chiusura dei quotidiani, nelle vecchie tipografie odorose di inchiostri e piombo fuso, si dedicava all’ultima edizione della prima pagina. Purtroppo i lettori arrivano quasi sempre non dalla homepage, ma dai motori di ricerca e dai social media, tanti click (ne scriverà in una prossima inchiesta il Wall Street Journal) sono ignari, - leggo un articolo de L’Eco di Peretola online, ma non so neppure cosa sia la testata, sono arrivato solo grazie a una search su Google -, oppure comprati alle grandi aste semiclandestine dei contatti (tema caldo, occhio!). 
Ma davvero il web incoraggia la superficialità? Davvero costringe la nostra mente a spasmi frenetici nella banalità? Il tema non è frivolo e va discusso a fondo. La prima obiezione che potrebbe avanzarsi è che «breve» non è mai sinonimo di «sciocco». I dieci Comandamenti della Bibbia occupano a stento tre tweet e sono riproducibili in tre Vines, eppure la saggezza e il diritto della civiltà occidentale poggia su quei due tweet e mezzo.  
Anche la tradizione orientale usa haiku e aforismi, il poeta greco Callimaco, lavorando alla Biblioteca di Alessandria, ci ammoniva «I libri lunghi sono lagne», Cicerone elogiava la «concinnitas», armonia del discorso senza dilungarsi. 

«Breve» non è dunque «sciocco», ma la vera, finale, obiezione è che online un tweet, un post di poche righe su Google o un blog, è solo la chiave che apre una biblioteca, e così il saggio cardinale Carlo Maria Martini considerava Internet, biblioteca del sapere a tutti aperta, che occorre imparare a compulsare con lo studio.  

Qui si afferma la fortuna del genere che il gergo web definisce «longform», «longread», articoli e saggi lunghi, un tempo soprannominati ironicamente «articolesse». Guardate il sito Arts and Letters Daily, www.aldaily.com, forse uno dei più interessanti online, un’attenta selezione dei migliori saggi dalle autorevoli riviste di cultura in lingua inglese. Seguendo giorno per giorno Aldaily avete accesso alla conversazione degli intellettuali, con i suoi tic e tabù, come sedendo in un salotto illuminista dei XVIII secolo: ne apprezzate la ricerca colta, ridete agli eccessi di narcisismo. 

La rivista The Atlantic svolge la stessa funzione con il sito longreads.com , antologizzando i testi impegnativi per i propri utenti, mentre il quotidiano inglese The Guardian mobilita insieme i giornalisti, i lettori e robot guidati da algoritmi per l’esperimento (dall’alterna fortuna, a mio avviso) che segnala quali articoli lunghi siano i più seguiti online. Il genere dilaga, Daily Beast ha i suoi «long read», ogni testata raccoglie il meglio – vero o presunto - della propria produzione. 
Se dunque online la lettura di testi non sincopati è di moda, se un tweet può solo essere la chiave che apre la Biblioteca di Babele del sapere universale l’ultima domanda da farsi prima di registrare il successo del longread è: dove mai, nella frenetica sarabanda delle nostre giornate, lavoro, famiglia, trasporti, burocrazie, troviamo il tempo per leggere pagine e pagine di testo?  


La risposta sta nei tablet, da Samsung a iPad e nei nuovi smartphone a schermo grande, che permetto
no di leggere con comodità e senza aguzzare la vista sui tram, in auto, in aereo, nella pausa pasto, non appena ci tocchi un momento di quiete. Quante volte vi capitava di ritrovarvi nella sala d’attesa di un ambulatorio, fuori dal colloquio con i professori dei figli, bloccati in coda a uno sportello alle Poste o alle Ferrovie? Senza un libro, senza una rivista a portata di mano sfogliavate annoiati i fascicoli vecchi di un anno abbandonati da chissà chi, o passavate il tempo leggendo frusti annunci pubblicitari.
Adesso queste pause inaspettate son benvenute, salta fuori di tasca il Samsung 8.0, il Kobo, il Kindle, il vostro supporto preferito e come d’incanto siete trasportati nella vostra lettura come gli eroi medievali, moderni o postmoderni di Chaucer, Calvino e Confini della Realtà. 

lunedì 21 aprile 2014

Da Obama e Lady Gaga dieci dritte sull'uso dei social media

Barack ObamaOprah Winfrey e Lady Gaga hanno molto da insegnarci su come usare i social media in modo strategico. Sono le conclusioni a cui è giunto il Cdo Club, gruppo che riunisce i Chief Digital Officers a livello mondiale, ovvero i rappresentanti di questa professionalità emergente che è in qualche modo trasversale all’interno di un’azienda e copre vari ambiti, dal marketing alla comunicazione all’Ict. Durante il summit annuale dei Cdo nel 2013 prestigiosi speaker sono intervenuti sul tema della gestione dei social  media: tra questi Teddy Goff, Digital Director delle due campagne presidenziali di Barack ObamaHarriet Seitler, Cmo e Evp di Harpo Studies di Own (il network di proprietà di Oprah Winfrey, celebre personaggio televisivo negli Usa); Laxmi Wordham, Cdo alla Michael J. Fox Foundation per la ricerca sul Parkinson; Rosemary Maggiore, ex President of Digital per Rachael Ray; e Katarina Markov, capo della Global Innovation alla Atom Factory, agenzia che rappresenta Lady GagaJohn Legend e altri artisti. Ecco le dieci dritte che è stato possibile ricavare dai loro insegnamenti in esclusiva per EconomyUp (qui il link all'infografica).
1.     Sii autentico
“Oprah twitta personalmente – dice Seitler – e lo fa in modo onesto e autentico”. Autenticità e trasparenza sono valori chiave nella vita che tendono a risaltare in ambito social. Quando gli è stato chiesto perché Obama sia riuscito a battere non solo gli avversari repubblicani ma anche gli stessi democratici come Hillary Clinton, Teddy Goff ha risposto: “Autenticità”.
2.     Sii semplice
Occorre essere semplice e sintetici il più possibile. Bisogna saper riassumere un argomento che interessa agli utenti in un paio di frasi se si è su Facebook o su Google Plus, o nei 140 caratteri di Twitter o anche attraverso una semplice infografica.
3.     Sii divertente
Goff doveva convincere i potenziali elettori di Obama a leggere un post sulla politica fiscale, argomento di per sé poco attraente. Così il suo team ha creato un gioco sul sito che induceva gli utenti a cliccare un bottone per avere dettagli sull’argomento. Ma, per i primi secondi, ogni volta che il lettore posizionava il mouse sopra il bottone, quello “svolazzava” per tutta la pagina. In 24 ore, sostiene Goff, il blog ha avuto milioni di like e su Facebook è stato twittato 70mila volte.
4.     Stabilisci la fiducia
Va a braccetto con la lezione numero uno: essere autentici. Dal momento che Oprah twitta in prima persona, dice Seitler, la sua audience “sa che si può fidare e che quello che dice è vero. Questo significa che, quando la conduttrice vuole promuovere o condividere qualcosa, il pubblico a sua volta la condivide”.
Se riesci a creare questa “fondamentale piattaforma di fiducia - prosegue Seitler – le tue parole e i tuoi consigli acquisiranno maggior peso”.
5.     Assumi il controllo
Essere sui social media non significa perdere il controllo della propria immagine. Tempo fa cominciarono a circolare online rumors sul fatto che Lady Gaga stava ingrassando. Per tutta risposta l’artista postò sul suo profilo nei social network una foto in lingerie, annunciando una “rivoluzione del corpo” e invitando i fan a postare proprie foto e condividere le riflessioni sul peso corporeo. Arrivarono migliaia di immagini e di storie. La lezione? Se il buzzing in Rete sulla tua organizzazione è fuori del tuo diretto controllo, per riprendere le redini occorre una risposta intelligente, autentica e strategica.
6.     Stimola la condivisione
La squadra di Goff scoprì, a un certo punto della campagna di Obama, che i follower erano molto interessati ai contenuti pubblicati, ma solo una piccola parte di essi voleva che “gli amici sapessero che erano interessati”. Ma è proprio da questo snodo che parte la viralità in Rete. Quindi chiunque si occupi di strategie per i social media deve chiedersi: quanti e quali sono gli argomenti che i miei utenti non soltanto individuano come preferiti ma desiderano far conoscere alla loro comunità di riferimento (e quindi sono pronti a condividere)?
7.     Acquisisci la proprietà dei dati, della piattaforma e dell’audience
I dati raccolti su quello che i clienti/utenti fanno, condividono e acquistano sono in grado di potenziare enormemente il marketing, il customer service e altre attività commerciali. Ma per poterlo fare occorre possedere questi dati. “Aziende come Facebook e Twitter – spiega Katarina Markov – sono ancora degli intermediari  perché possiedono i dati”. Così la sua agenzia ha creato un social network personale di Lady Gaga chiamato LittleMonsters.com: adesso tutti i dati generati dalle conversazioni social sono mantenuti in-house. Questo contribuisce ad instaurare una relazione più diretta tra Gaga e i fan ma soprattutto a incentivare il business di vendita di musica, profumi, vestiti, biglietti per spettacoli e altro.
8.     Personalizza le informazioni
Durante la campagna presidenziale di Obama, Goff inviò email a ex donors per informarli con precisione quanti dollari avrebbero dovuto nuovamente donare per ottenere uno speciale benefit. È importante poter contattare le persone con messaggi personalizzati e su misura. E se non è possibile essere così precisi come è stato il team di Goff, è comunque utile citare qualcosa di personale, e di particolare valore, per ogni singolo utente.
9.     Facile e veloce
Le persone ricercano la massima velocità e semplicità: questo,  in ambiente social, significa meno formulari e meno click. Goff ha reso le donazioni per Obama estremamente semplici creando un sito di safe-payment. Dopo che il donatore aveva inserito le sue informazioni, il team inviava email di sollecito con la scritta “Premi qui per donare”. Se l’utente cliccava su quel bottone, la donazione veniva presa in carico in modo automatico e sicuro prelevando il denaro dalla carta di credito dell’utente.
10.    Non essere tiepido
Sul web le persone vogliono leggere contenuti impegnativi, interessanti e certamente anche divertenti. Vogliono “roba buona”. Serve un gran lavoro in termini di impegno e di tempo, ma è essenziale: non si può essere timidi, poco attraenti o banali. Occorre essere efficaci e stimolanti.


sabato 5 aprile 2014

Sapete cos’è (e come si fa) “Personal Branding”?

Il più grande e più importante compromesso a cui tutti devono essere disposti a scendere è quello di raccontarsi ogni giorno con sincerità e con dettagli personali

Twitter, Facebook, LinkedIn non possono essere, e non lo sono per natura, delle piattaforme su cui sistemare delle informazioni che poi non si vanno più a controllare e ad aggiornare. Piuttosto devono essere il racconto quotidiano del vostro passato e del vostro presente, per avvicinarvi agli obiettivi che volete raggiungere nei prossimi mesi, come farvi invitare come relatori ad un appuntamento pubblico; o nei prossimi anni, come ad esempio cambiare lavoro. Per questo dovete essere disposti a parlare dei vostri piaceri, dare le vostre opinioni, taggare le vostre foto anche, di lavoro e private. Se volete fare “Personal Branding”, quindi, apritevi e mettete sotto ai riflettori il vostro lavoro, le vostre passioni, i vostri desideri, le vostre attività e poi mantenete una comunicazione costante con chi ha deciso di seguirvi: vi permetterà di raggiungere ancora più persone e avvicinarvi ai vostri traguardi.

Per il secondo appuntamento con la nostra “Formazione a Colazione”, all’interno del palinsesto il Tempo delle Donne dedicato ai cambiamenti che stanno caratterizzando le donne e l’Italia, e in collaborazione con ValoreD, il guru indiscusso che ci ha guidato alla scoperta del Personal Branding è stato Marco Massarotto, Co-fondatore e partner di Hagakure, una delle più importanti agenzie di comunicazione digitale italiane; ma sono state fondamentali anche le testimonianze di due professioniste come Francesca Parviero, Specialista di Social Media e Coach per il Personal Branding e Sabrina Lucini, E-Commerce Manager di IKEA Retail e consigliera di ValoreD. Marco Massarotto ci ha fatto capire subito l’importanza del tema con una slide significativa: i Social Media sono, senza dubbio, uno “stile di vita” che si svolge quasi tutto il tempo sul nostro cellulare ed è fatto proprio per tutte quelle persone che pensano di non avere tempo per usarli e si disperano perché non sanno come sfruttarli. La verità è che sono molto più accessibili di quanto non si pensi, non impegnano troppo tempo durante la giornata e anche con poco si possono raggiungere dei risultati soddisfacenti. Tutto facile? No, soprattutto se bisogna ancora prendere confidenza e se avete solo un profilo sui Social principali (attenzione: non essere sul web con una propria pagina non viene preso in considerazione). Non è tutto scontato neanche per chi li usa più spesso: il salto di qualità sta nell’imparare a usare i trucchi della rete per fare emergere i contenuti che scegliete voi.

Una lezione in dieci punti fondamentali che potete rileggere con calma a questo link. Se volete promuovere la vostra storia ma non ve la sentite di mantenere un dominio con il vostro nome e cognome, sappiate che questi, nome e cognome saranno le chiavi più importanti per farvi trovare dai motori di ricerca e farvi associare ai contenuti che preferite. Ogni Social media ha una caratteristica che lo distingue e che può valorizzarvi in modo diverso. La biografia di Twitter, ad esempio, è l’occasione per raccontare, in pochi caratteri e con un tono simpatico, la vostra vita.LinkedIn invece ha bisogno di essere compilato in ogni suo campo con precisione, con più dettagli aggiornati. Le immagini di Facebook, poi, sono da sfruttare per “mostrare” la vostra vita, sia che scegliate di mettere nella vostra copertina la foto del vostro gruppo di lavoro, sia con una breve gallery del vostro ultimo viaggio.

Siate sempre ordinati, archiviate articoli e link che raccogliete sul web e se non li conoscete, imparate il significato di termini come “tag”, “feed” e “bookmarking”: vi saranno molto utili. Se poi avete deciso di aprire un blog, sappiate che la generosità nel condividere la vostra “conoscenza” verrà riconosciuta solo se sarete in grado di offrire un contenuto diverso, originale. Se sarete più bravi degli altri riuscirete a guadagnarci anche soldi veri. Infine misuratevi, sempre: quanti sono i vostri contatti? Quanti di questi si sentono coinvolti da quello che scrivete e potenzialmente lo rilanceranno? Solo in questo modo potrete sapere se state andando nella direzione giusta o se dovete migliorare e ricordate che il web non dimentica perciò attenzione a gaffe ed errori che potrebbero tornare a galla in futuro.

Avete mai fatto “egosurfing”? Cioè avete cercato il vostro nome sui motori di ricerca? Probabilmente sì e avete fatto bene, come ha spiegato Francesca Parviero, anzi fatelo su browser diversi, per verificare quali informazioni vengono esaltate e quali invece rimangono nascoste. E ancora se quelle che volevate mantenere private sono rimaste tali. Controllare tutto è impossibile ma un buon margine per scegliere cosa condividere e con chi lo abbiamo tutti grazie ai filtri, alle liste e alle regole della privacy del vostro Social.«Mantenere dei profili attivi e aggiornati è come prepararsi alla prova costume: pensarci solo quando mancano due settimane alla spiaggia, quindi solo quando cercate lavoro, non vi porterà ad ottenere grandi risultati» ci dice Sabrina Lucini.

Non è un caso se i Social network si chiamano proprio “sociali”. Si basano su connessioni che possono darci la possibilità di avvicinare persone lontane da noi, fisicamente o per importanza, e hanno tutti i vantaggi di una vetrina sul mondo ma poi in cambio chiedono di essere curati e arricchiti con costanza. Se saremo fortunati, e bravi, capiterà anche a noi di trovare un’amica, oltre che collaboratrice, come a Francesca e Sabrina, che concludono confermando quanto Networking, tema del primo incontro di Formazione a Colazione, e Personal Branding siano legati tra loro. Insieme saranno in grado di dare una spinta alle giovani donne di domani? Lo potremo chiedere alla prossima ospite-formatrice Maria Cristina Bombelli, che ci aiuterà a capire come si progetta in modo intelligente il proprio futuro. Vi aspettiamo il 10 aprile.

Kibra Sebhat - La 27 ora - Corriere della Sera (http://27esimaora.corriere.it/articolo/sapete-cose-e-come-si-fapersonal-branding/


giovedì 13 febbraio 2014

Come creare un profilo LinkedIn impressionante

LinkedIn è uno strumento di lavoro estremamente potente, nel nostro paese non ha ancora avuto il successo che sta avendo nei paesi anglosassoni ma vedo sempre più attività e sono molti che cominciano ad utilizzarlo dandogli il peso che merita anche dalle nostre parti.
Melonie Dodaro, definita da alcuni blog di settore come l’esperta numero uno di LinkedIn in Canada, ha prodotto delle linee guida su come realizzare un profilo perfetto e funzionante attraverso 21 passi:
  1. Il vostro nome dovrebbe contenere solo il vostro nome
    Evitate di mettere numeri di telefono o email, oppure scrivere cose non attinenti.
  2. L’intestazione dovrebbe essere accattivante e contenere parole chiave e frasi che potrebbero posizionarsi nei risultati di ricerca di Google
    Oltre che dal motore di ricerca interno, il vostro profilo sarà trovato anche attraverso i motori di ricerca, l’intestazione è uno degli elementi in cui le parole chiave sono maggiormente determinanti. Questo non significa che dovrete scrivere una serie di parole scollegate e senza senso ma tenere conto di quali possano essere più determinanti anche in chiave SEO.
  3. La foto dovrebbe essere fatta da un professionista
    Se non volete andare da un fotografo, almeno cercate di rendervi professionali, con uno sguardo allegro (senza esagerare). Avevo già scritto a riguardo
  4. E’ importante apparire come ben inseriti in un network, quindi assicuratevi di avere almeno 500 connessioni. Questo porta credibilità e autorevolezza sul web.
    Per fortuna arrivati a 500 collegamenti il contatore pubblico si ferma, è importante dimostrare di non essere appena sbarcati sulla piattaforma e che siete ben inseriti socialmente.
  5. Aggiungere tutte le informazioni di contatto pertinenti
    Se qualcuno vorrà contattarvi deve trovare il modo, inserite mail e numero di telefono per facilitarlo
  6. Inserite i vostri siti e i maggiori profili sociali
    Un buon modo per far capire che siete presenti online e dare modo a chi è interessato a voi di poter approfondire è farlo atterrare nei siti in cui curate i contenuti che vi riguardano
  7. Personalizzate il vostro URL
    Rendete semplice e facilmente memorizzabile l’indirizzo del vostro profilo in modo da scriverlo facilmente su biglietti da visita e sul web
  8. Aggiornate il vostro stato quotidianamente in modo da trasmettere valore e competenze.
    Va benissimo il vostro ultimo post sul blog, oppure contenuti di esperti del vostro settore che reputate interessanti per chi vi segue
  9. Nel riepilogo usate parole chiave e frasi con cui vorreste essere trovati online
  10. Scrivere in prima persona
  11. Parlare direttamente al vostro target di mercato in modo che possano riconoscere in voi un professionista preparato
  12. Aggiungete un video o una presentazione. Molti preferiscono guardare piuttosto che leggere
  13. Consigliate a chi legge il profilo di fare clic per riprodurre video in quanto non è così ovvio come sembrerebbe
  14. Aggiungete le vostre esperienze e competenze in modo che gli utenti possano avvallarle
  15. Utilizzare la sezione “Progetti” per evidenziare download o per mostrare i prodotti e servizi che state promuovendo
  16. Aggiungete i vostri lavori attuali e passati tenendo, come sempre, in considerazione le parole chiave
  17. Usate parole chiave durante la compilazione della sezione “Esperienze”
  18. Assicurarsi di avere almeno 10 raccomandazioni
  19. Se l’avete aggiungete precedenti esperienze di volontariato e nel sociale
  20. Aggiungere i più significativi riconoscimenti e premi ricevuti
  21. Unitevi a 50 gruppi (se non sbaglio è pure il limite massimo a cui iscriversi)
Questo è l’esempio del profilo di Melonie, imparando dai migliori si dovrebbero ottenere buoni risultati. (Ovviamente chi volesse collegarsi con me è il benvenuto: http://www.linkedin.com/in/skande )

mercoledì 12 febbraio 2014

La crescita passa dalle relazioni: il business è networking

La crescita passa dalle relazioni: il business è networking


“Evento si, evento, evento si, evento no, …” così recita uno startupper strappando i petali di una margherita dinanzi alla scelta se partecipare o meno a un evento. Immagine surreale che riflette molto la realtà. Vediamo perché..
Da quasi circa un anno si sono moltiplicati in tutta Italia gli eventi dedicati al mondo startup: workshop, conferenze, tavole rotonde, startup contest e aperitivi social. Occasioni per apprendere nuovi modelli, intercettare trend di mercato, conoscere investitori, trovare collaboratori, testare la propria idea, relazionarsi con i primi potenziali clienti. Un evento è il “campo di battaglia” per ampliare le proprie connessioni lavorative e raggiungere le cerchie di interessati che possono aiutarci a raggiungere gli obiettivi di business. Considerate le numerose opportunità offerte, non partecipare è pura follia! Così ogni startupper provvede a redigere un vero e proprio piano di attacco cercando di incastrare i vari appuntamenti nella propria agenda, a volte disperandosi non potendo disporre del dono dell’ubiquità. Ma è giusto o sbagliato?
Molto spesso si dibatte sulla reale convenienza e sui benefici nel partecipare agli eventi proposti dall’ecosistema startup. Il dubbio che fa riflettere la maggior parte degli startupper ruota intorno a un semplice quesito: concentrarsi sullo sviluppo del prodotto o fare networking? Se ho il prodotto, ma non i contatti, non riuscirò mai a farmi conoscere nel mercato. Se, viceversa, ho i contatti, ma non il prodotto, sul mercato non andrò mai. Dunque, product (o service) oriented oppure public relation oriented? Non esiste una risposta univoca.
Come sempre il giusto è nel mezzo. Se da una parte lo sviluppo del prodotto o servizio rappresenta il punto di partenza per dare vita alla propria startup, dall’altra relazionarsi con l’esterno è l’attività principale per accelerare il processo di crescita della stessa. L’approccio Lean Startup, ideato da Eric Ries, suggerisce di lavorare a un minimum viable product (MVP), prodotto con le minime caratteristiche ma pronto a essere testato dagli utenti, e poi – con il tempo – migliorarlo in base all’evoluzione del mercato e ai feedback ricevuti. Le relazioni sono la base per alleanze strategiche, opportunità di partnership e per la condivisione di informazioni utili a creare nuove iniziative più velocemente, profittevolmente e con meno rischi. Il business è networking. Tutto ruota intorno alla rete di contatti che si crea. Ma come ogni attività strategica, questo richiede del tempo, sottratto ovviamente all’operatività.
La scelta di puntare su un team eterogeneo potrebbe essere una soluzione interessante per garantire quella flessibilità necessaria per portare avanti un progetto di startup e lavorare in parallelo su entrambe le attività. La partecipazione agli eventi è dunque “decretata” dal topic dell’evento stesso: ognuno segue gli appuntamenti in base al proprio ambito di competenza e ai propri interessi. In tal modo tutti i membri del team sono coinvolti costantemente nell’ecosistema: la startup non rispecchia l’identità del solo founder, ma dell’intero team.
Nel caso in cui siate ancora alla ricerca delle “anime gemelle” con cui condividere la propria idea di startup, di seguito alcuni consigli pratici per ottimizzare il proprio tempo e le risorse a disposizione.
  • Selezionate gli appuntamenti giusti. Nella miriade di eventi organizzati fare una scrematura diventa indispensabile. Individuate i convegni che trattano dei temi core della vostra startup. La probabilità di incontrare persone più affini e in linea con i vostri obiettivi professionali aumenta notevolmente. Molti eventi, purtroppo, sono vetrine per mettere in luce altri interessi lontani dal mondo startup. Informatevi sempre sui temi trattati. Se troppo generici, rinunciate.
  • Presentatevi preparati. Un evento è un’opportunità per conoscere nuove persone. Informatevi sui partecipanti, relatori e organizzatori, portate con voi biglietti da visita (che siano originali!) e blocco per gli appunti o iPad, abbiate cura del dress-code, siate curiosi ma non invadenti e ascoltate. Ricordatevi: non c’è una seconda occasione per fare una buona prima impressione.
  • Presenziate i social media. Gli strumenti social sono un tema chiave per la propria web reputation e, di conseguenza, per il posizionamento strategico della vostra startup. Monitorate la rete, partecipate alle discussioni sui gruppi di LinkedIn, seguite persone che condividono i vostri stessi interessi su Twitter, aprite un blog. In sintesi: fate in modo che la gente vi noti.
  • Abbiate cura dei vostri contatti.  Sia nel caso di vecchi che nuovi contatti, coltivate le relazioni instaurate nel tempo. Ad esempio, dopo un evento ricordatevi di inviare una mail al contatto appena conosciuto oppure aggiungetelo su LinkedIn inserendo un messaggio di ringraziamento per lo scambio di contatti con riferimento all’evento.
Infine, vi consiglio il libro “Teniamoci in contatto”  (The Startup of you) di Reid Hoffman, founder di LinkedIn. Un ottimo investimento per comprendere il business networking. Stanno nascendo tantissimi eventi e opportunità per la nostra Italia. Non perdiamocele.  “Accendi il cervello. Le nuove idee nascono guardando le cose, parlando alla gente, sperimentando, facendo domande e andando fuori dall’ufficio!”. (cit. Steve Jobs).

sabato 8 febbraio 2014

10 trend che cambieranno il social media marketing nel 2014

Ogni anno il panorama dei social media muta, offrendo nuove sfide interpretative agli studiosi e mettendo in crisi le certezze degli uomini e delle donne di marketing. L’anno appena iniziato potrebbe portare mutamenti, qui descritti, che richiederanno azioni non prorogabili da parte delle aziende.
I social media non sono più un “campo giochi”, ma sono ormai ambienti relazionali maturi, sempre meno isolati, in grado di incidere sulle performance aziendali. Ecco perché conviene, fin da ora, prendere coscienza di quali potrebbero essere i cambiamenti del social media marketing nel 2014.
1) Brand come editoricatturare l’attenzione delle persone sarà sempre più difficile, anche a causa degli algoritmi che governano la visibilità degli oggetti sociali. Ecco perché produrre contenuti di qualità non può essere un’attività da fare saltuariamente, in occasione di specifiche campagne. Le aziende dovranno pensarsi come veri e propri editori, come dimostrano i casi di successo di RedBull o Coca Cola, che ha trasformato il sito in un magazine;
2) Real time: i contenuti di qualità potrebbero non bastare. Una nuova capacità che i marketer dovranno acquisire è quella di inserirsi velocemente nel flusso informativo nel quale siamo immersi. Oggi si può fare padroneggiando gli strumenti di monitoraggio delle conversazioni per metterli a servizio della creatività e della capacità di comunicazione. L’emblema di questo modus operandi è Oreo, che ha sfruttato il black out durante il Super Bowl per pubblicare un tweet a tema.
3) Advertising: la pubblicità invaderà i social media. Il buon marketer si distinguerà dagli altri perché riuscirà ad utilizzarla, senza considerarla un corpo estraneo, per veicolare al meglio contenuti di qualità, ma senza infastidire il proprio pubblico di riferimento. Il 2014 sarà anche l’anno in cui appariranno nuovi formati, come i +Post Ads in grado di prendere un contenuto nato nei social network e usarlo come elemento di engagement anche nel web aperto;
4) Instant Messagingle applicazioni nate per dare la possibilità di scambiaremessaggi in tempo reale sono già entrate nella routine di milioni di persone. Assisteremo ad una guerra tra Whatsapp, WeChat, Snapchat, iMessage, Facebook Messenger, Google+ Messenger, che porterà ad un consolidamento, ma anche ad una maturazione. Alla chat privata si affiancherà uno spazio pubblico, che offrirà alle imprese nuove possibilità di “parlare” alla propria audience di riferimento. Inoltre queste app diventeranno delle vere e proprie piattaforme di e-commerce, che le aziende potranno usare per promuovere contenuti brandizzati (stickers, applicazioni, giochi);
5) Social caringnon basta più essere presenti sui social media pubblicandocontenuti, seppur utili e divertenti. Le persone sempre più spesso utilizzano questi spazi per rivolgere domande e chiedere assistenza. È fondamentale farsi trovare preparati per dare risposte tempestive ed esaustive. Solo così si eviterà la perdita del cliente ed eventuali ripercussioni sulla reputazione aziendale. È un’opportunità alla quale prepararsi con processi ben progettati e risorse competenti (come già fanno alcuni brand italiani);
6) Social + SEO: le tecniche tese a dare maggior visibilità ai contenuti prodotti non potranno non tener conto della capacità dell’azienda di comunicare efficacemente sui social media. In tal ottica quest’anno bisognerà iniziare a studiare con attenzione Google+, il social layer di Big G, che conta oltre 400 milioni di utenti attivi al mese in tutto il mondo e che in qualche misura influisce sui risultati del motore più usato.
7) Mobile: l’utilizzo dei dispositivi mobili, smartphone, tablet e presto smartwatch, sta crescendo in maniera impressionante. Gartner prevede che quest’anno verranno commercializzati 2,5 miliardi si computer, 1,9 dei quali dispositivi mobili. È ormai impensabile impostare una stategia di marketing senza pensare all’esperienza vissuta in mobilità. Avere un sito responsive non basta, bisogna anche pensare a contenuti che siano adatti ad essere fruiti e condivisi ovunque ci si trovi, come ad esempio quelli visivi.
8) Geolocation: soprattutto per i brand che hanno dei punti di contatto dislocati sul territorio sarà fondamentale prevedere una strategia di Geo Marketing. Al momento lo si può fare sfruttando Foursquare e Google+ Local. È probabile che nei prossimi mesi le piattaforme offriranno contenuti personalizzati, in modalità push o pull, sulla base del luogo nel quale si trova l’utente in un certo momento (i primi esperimenti sono appena stati proposti da Foursquare).
9) Social commerce: il commercio elettronico sta cambiando, seguendo le nuove abitudini di fruizione della rete. E’ tempo di comprendere che il compratore non guarda più soltanto al prezzo, ma anche al lato sociale dell’esperienza d’acquisto. Molti i modi per andare incontro a questa esigenza. Per un’approfondimento consiglio il nuovo libro di Gianluca Diegoli.
10) Social TV: l’abitudine delle persone di commentare le trasmissioni televisive inrete è destinata a crescere. Oggi questi pensieri sono visibili soprattutto su Twitter, ma quest’anno lo saranno anche su Facebook (i recenti annunci di nuove API e dei trending topic vanno in questa direzione). Ma la social tv non è interessante solo per i broadcaster. Anche i brand potranno averne dei vantaggi se sapranno intercettare questi flussi di conversazione per dare visibilità alla propria offerta;
Chiaramente queste attività, qui soltanto accennate, dovranno essere valutate attentamente nel contesto di un piano di marketing globale, che non tralasci la misurazione, anche competitiva, già discussa in precedenza. Solo così si potrà evitare di rincorre l’ultima moda e rischiare di sprecare risorse preziose.

Perché Pinterest è importante per la tua azienda?

Oggi proponiamo un’interessante infografica che riporta moltissimi dati su Pinterest. Inizialmente pubblicata in spagnolo su Seetio.com e successivamente tradotta in inglese per dargli una maggiore diffusione. I dati sono del 2012, nel 2013 la diffusione di Pinterest è aumentata ulteriormente. Il Global Web Index (Q2 – 2013) parla chiaro, ha superato Twitter e si attesta come terzo social più utilizzato dopo Facebook e LinkedIn. In Italia, secondo i dati Alexa, è al 37° posto fra i siti web più visitati. In Inghilterra nel Q4-2013 (dati del social intelligence report for Q4 2013 pubblicato da Adobe):
  • Facebook, Twitter, Pinterest e Tumblr hanno portato una quantità di traffico senza precedenti verso i siti e-commerce, con un RPV (Revenue per visit) in aumento da tutti i canali sociali.
  • Pinterest si sta rapidamente avvantaggiando del rallentamento di Facebook, ottenendo un aumento che arriva al 50% del RPV.
Secondo un rapporto di Shareaholic Facebook rimane al primo posto come referral, con un 13,8% del traffico complessivo, seguito da Pinterest con il 4,3%.
Tutto questo per dire che Pinterest cresce, è in ottima forma e fa sicuramente parte della schiera disocial network da utilizzare per la promozione aziendale e del sito web. Non va bene per tutti i settori e tutti i temi, è adatto a tutti i settori che possono proporre una declinazione visivamente accattivante del loro business. L’infografica seguente riassume un po’ tutti questi aspetti e può essere usata come linea guida per decidere se è il caso di affidarsi a Pinterest o meno.
Le chiavi del successo di Pinterest:
  • Semplicità di utilizzo
  • Layout ricercato e minimal
  • Meccanismo virale, ispirato al Like di Facebook.

Quali aziende devono usare Pinterest

I seguenti sono i temi che hanno maggiore successo su Pinterest, con annessi alcuni business che potrebbero sfruttare tale diffusione per migliorare la conoscenza del brand e dei servizi/prodotti offerti.
  1. Matrimonio: è uno strumento molto utilizzato da future spose, appassionati del tema wedding e chiaramente organizzatori di eventi e wedding planner. Basta creare una serie di board per raccogliere idee e ispirazioni per bouquet, addobbi floreali, abiti, location, partecipazioni, mise en place ecc.
  2. Condividere il tuo stile: se stai decorando la tua casa, se sei un appassionato e su di lavoro ti occupi di arredamento d’interni, puoi utilizzare Pinterest per condividere le tue opere e per cercare ispirazione.
  3. Costumi: essendo una fucina di idee di ogni genere, Pinterest è ottimo anche per trovare idee per maschere e costumi di Carnevale e Halloween.
  4. Brainstorming: se fai un lavoro creativo potresti avere bisogno di idee e di condividerle di sicuro Pinterest fa per te.
  5. Catalogo online: se hai un e-commerce puoi utilizzare Pinterest per pubblicizzare il tuo catalogo, mostrandone anche i prezzi, e attirare nuova clientela.
  6. Feedback: Pinterest può essere anche un banco di prova per le tue creazioni, per vedere se ricevono consensi e/o critiche.
  7. Portfolio: creativi, designer, fotografi…possono utilizzare Pinterest per raccogliere il loro portoflio e dargli maggiore visibilità.
  8. Book fotografico: modelle, modelli, attori e attrici possono sfruttare Pinterest per pubblicare il loro book fotografico.
  9. Settore immobiliare: anche le agenzie immobiliari possono usare la piattaforma per condividere le foto delle case in vendita o delle location in cui propongono immobili.
  10. Liste: un utente normale, quindi non un’azienda che propone prodotti e servizio, usa Pinterest per raccogliere i suoi interessi, per conservarne i link.
  11. Umorismo: Pinterest è anche un social per condividere vignette umoristiche e meme, attraverso cui portare traffico a siti che trattano argomenti meno visuali, ad esempio quelli di web agency.
  12. Ricette: Pinterest è il regno della cucina, ricette di ogni tipo e da tutti i paesi vengono condivise, utile per le semplici appassionate, ma soprattutto per chi ha un food blog.
  13. Viaggio: anche i luoghi da visitare, scorci particolari, vedute spettacolari sono molto amati su Pinterest, dagli appassionati di viaggio e dalle agenzie che vogliono proporre pacchetti e offerte.
Per vedere l’infografica completa clicca sull’immagine sottostante
Pinterest per il business

mercoledì 15 gennaio 2014

7 domande da porsi prima di iniziare una startup nel 2014


7 domande da porsi prima di iniziare una startup nel 2014
Lanciarsi in una nuova avventura imprenditoriale non è mai facile e non pochi “would-be entrepreneurs” possono essere disorientati dal duro lavoro che li aspetta e dall’incertezza tipica del nuovo stile di vita di chi si mette in proprio.  E’ difficile prevedere tutto ciò che comporta il lancio di un nuovo business, ma ci sono alcune domande chiave da porsi prima di tuffarsi in un nuovo progetto.
Un interessante articolo pubblicato su Mashable svela quali sono i 7 quesiti principali:
1.       Quanto bene lavori senza “playbook”?
Hai bisogno di una guida costante e di motivazione dagli altri? Riesci a gestire bene il tuo tempo senza che nessuno ti ponga scadenze? Molte persone pensano che essere l’unico a decidere renda la vita più facile. Potrebbe essere complesso iniziare quando non ci sono chiare indicazioni da seguire. Gli imprenditori di successo sono molto spesso indipendenti, pieni di risorse e non hanno bisogno di qualcuno che gli dica di essere efficienti e produttivi. Fai parte di questa categoria?
2.       Sei un inventore o un imprenditore?
Molte delle startup di successo sono nate da idee grandiose, non sempre però un ottimo prodotto o invenzione è sufficiente per fare un buon business. Troppe volte un “inventor” sta troppo orientato al prodotto, al prototipo, al brevetto, ecc., ignorando tutti gli altri aspetti dello sviluppo del business. Solo perché sviluppi un buon prodotto non è detto che il cliente verrà a bussarti alla porta, gli imprenditori questo lo capiscono. Questo non vuol dire che se ti consideri un inventore allora non puoi lanciare un tuo progetto, ma significa che forse dovresti cercare un partner che sia complementare con le tueskills e interessi e che ti aiuti a portare l’idea ad un livello successivo.
3.       La tua idea di business offre valore ai clienti?
Non c’è dubbio che la passione sia un aspetto chiave del  successo di un’impresa, ma per poter costruire un business profittevole hai bisogno di offrire qualcosa che le persone cercano. Al mercato non gli importa che stai perseguendo il sogno della tua vita, le persone spendono soldi in prodotti o servizi che soddisfano un desiderio. Se non c’è un bisogno da parte dei clienti, il business fallirà. Che valore hai da offrire?
4.       Per cosa si differenzia il tuo business?
La tua idea/prodotto è molto simile ad un business già esistente? Il tuo prodotto ha qualcosa di unico da offrire? Quanto affollato è il marketplace? Queste sono alcune delle domande a cui devi pensare, ma tieni in mente che la chiave del successo non sempre consiste nel trovare un mercato inesplorato. In sostanza, non sempre devi far nascere una nuova idea rivoluzionaria, monitora sempre il settore in cui vuoi inserirti e cerca di capire in che direzione sta andando.  Cerca di dare al cliente una buona ragione per sceglierti rispetto ai concorrenti.
Come tieni monitorato i trend del settore che vuoi aggredire?
5.       Te la senti ti diventare il factotum della tua startup?
Se sei un dipendente di un’azienda c’è sempre qualcun altro che può risolvere un problema, di qualsiasi natura esso sia. Lanciando un nuovo business tipicamente si è destinati a fare un po’ di tutto, puoi essere un programmatore e dopo un ora gestire una contrattazione di acquisto, passare dal fare un questionario a parlare con un VC internazionale. Prima di decidere di intraprendere questa strada cerca di essere sicuro di essere in grado di poter gestire il tutto, soprattutto le cose più noiose che nessuno ha voglia di fare. La tua passione per il progetto è così grande che ti senti di potere essere flessibile, adattandoti alle esigenze del momento?
6.       Hai il supporto finanziario adeguato per iniziare subito?
Quando stai lanciando una nuova startup, il tuo business può non essere profittevole per almeno 3-5 anni, è importante essere realistici su come supporterai finanziariamente il tuo progetto, ma soprattutto te stesso. In molti casi, il miglior momento per preparare il lancio del tuo business è quando stai già lavorando da un’altra parte. Sei pronto a rompere il salvadanaio che hai riempito e protetto per tanti anni?
7.       Come gestisci rifiuti e delusioni?
Quando siamo molto coinvolti in quello che facciamo, è difficile superare i rifiuti, soprattutto se di natura personale. Tuttavia, come  imprenditore, preparati a ricevere anche brutte notizie, magari da un investitore, da un cliente o da un collega. Il segreto è gestire ogni singola situazione come una storia a se, continuare a ripensarci e voler a tutti i costi capire il perché è una perdita di tempo e, soprattutto, non ti permetterà di crescere ed acquisire esperienza.