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giovedì 13 febbraio 2014

Il manuale dello Startupper

Ho accolto con molto piacere la proposta che la giornalista Alice di Pietro mi fece qualche mese fa, ovvero di scrivere un articolo che aiutasse i suoi lettori a chiarire dei dubbi riguardo l'avvio d'impresa. Un sorta di "Manuale dello Startupper" per il suo giornale Beautips.

Premetto che la mia è una microscopica storia imprenditoriale e che non mi voglio porre al lettore come un esperto. Sono semplicemente un ragazzo del 1992 che ha avuto la pazza idea di creare un'azienda. Perché dico pazza idea? Perché la percentuale dei giovani che ha la volontà di diventare imprenditori in Italia si aggira intorno al 2%. Vuoi per la crisi, le tasse o per la burocrazia, fatto è che l'Italia, paese simbolo dell'imprenditorialità, non solo ha perso il primato, ma è in fondo a questa classifica.

Per questo voglio condividere con voi tutti i passaggi concreti che ho dovuto fare per aprire la mia azienda con la speranza di togliere qualche dubbio e, quindi, qualche paura a ragazzi o ragazze che hanno una mezza idea di diventare quello che oggi chiamano startupper. E alzare quella benedetta percentuale!

• L'idea: Cosa voglio fare? - La prima cosa che bisogna avere, l'origine del tutto, è l'idea. Attenzione, non deve per forza essere l'idea del secolo, va bene anche prendere delle idee esistenti e metterci del personale oppure trasferire nel proprio paese business che stanno andando bene in altri stati (sempre nel rispetto dei diritti). Chiaramente se l'idea è innovativa si ha la possibilità di diventare first mover, con tutto quello che comporta; ovvero costi molto alti di produzione e di penetrazione di mercato (che di fatto va creato), ma il vantaggio di essere riconosciuti come i numeri uno.

Prendiamo ad esempio l'apertura di un business innovativo nel mondo digitale, quello in cui ho intrapreso la mia carriera e con meno barriere all'entrata.

• Analisi Funzionale - Una volta avuta l'idea bisogna subito scriverla in un documento che possiamo chiamare di "Analisi funzionale" in cui, in qualche decina di pagine, si descrive il funzionamento della propria idea.

Quando nel gennaio 2011 pensai a Egomnia avevo 18 anni e scrissi subito un documento di circa 40 pagine.

• Brevetto: Sì o No? - A questo punto è opportuno capire se l'idea avuta è un'idea talmente innovativa da potersi considerare "brevettabile" oppure se è un'idea non brevettabile. Se l'idea è brevettabile allora l'ideale sarebbe brevettarla (il costo è di qualche migliaio di euro se si pagano degli studi legali), se non lo è bisogna ingegnarsi per trovare il modo di tutelarsi al meglio (NDA, Mail, documenti, ...). Non abbiate però troppa paura di questo, prima o poi, se l'idea vale, qualcuno ce l'avrà in qualche altra parte del mondo e la farà, quindi il mio consiglio è partire!

Io per Egomnia ho depositato due domande di brevetto, ma ho comunque conservato un'email che mi sono inviato da solo il 3 di gennaio in cui descrivevo accuratamente l'idea di Egomnia.

• Cerca collaboratori - Poi inizia la fase di teaming, ovvero la ricerca di collaboratori. Questa è la fase principale perché segnerà la storia dell'azienda almeno per tutto l'avvio d'impresa: se si sbagliano i collaboratori si parte in svantaggio, se si trovano persone in gamba di cui ci si fida si è già in una posizione di vantaggio competitivo. Sceglieteli bene!

• Collaboratori, Co-fondatori o newCo? - In questa fase però bisogna realizzare se l'attività di teaming è finalizzata all'avvio d'impresa o alla ricerca di finanziamenti. Mi spiego meglio.

Se ho un capitale iniziale sufficiente per coprire i costi di avvio d'impresa potrei trovare i miei collaboratori e pagarli tenendomi il 100% della futura azienda, cosa che consiglio vivamente. Questo non comporta nessun obbligo di realizzazione di business plan, business case, documenti di high e low level, presentazioni, ecc... Se si volessero fare, è perché considerati un investimento che deve essere riconosciuto utile dal fondatore.

Se i costi di avvio d'impresa sono troppo alti si può comunque trovare uno o più collaboratori (che diventeranno quindi co-fondatori) concedendogli una % da definire della futura azienda. I co-fondatori dovrebbero preferibilmente avere caratteristiche e skills opposte l'un l'altro.

Se i costi di avvio d'impresa sono talmente alti da non si riuscire a partire con semplici co-fondatori proprio perché serve del denaro o delle strutture allora si possono richiedere i soldi a fronte di una quota della newCo. Questo comporta un minimo di investimento per la realizzazione di documenti. Chiaramente non si possono pretendere dei soldi se non si dimostra di meritarli. I documenti da preparare sono:

· OnePager: presentazione del business in una pagina

· Presentazioni: sia brevi che corpose

· Documenti: Presentazione dell'idea, del team, della storia, high e low level tecnici

· Business Plan: quando e come pensate di far diventare ricchi chi ha investito su di voi

· MVP: prototipo del prodotto finale

Gli incontri saranno diversi e dovrete prepararvi a presentazioni brevi di qualche minuto (anche di un solo minuto a volte) e a presentazioni (ve lo auguro) più lunghe. Ricordate che gli investitori investono principalmente sul Team.

• La realizzazione del progetto - Una volta capito chi è il team e chi è il finanziatore allora inizia la realizzazione del progetto vera e propria, che solitamente comporta qualche mese, ma dipende dalla grandezza del progetto e dal capitale a disposizione. 
L'idea solitamente si rivede man mano che il prodotto prende vita. Ovviamente non bisogna considerare solo il costo del lavoro tecnico, ci saranno da spendere soldi per il legale, per il marketing, ecc...

• Creare l'azienda - La costituzione dell'azienda solitamente avviene parallelamente a quando si lavora. Ora ci sono moltissime iniziative per agevolare la nascita startup.

Personalmente consiglio la "vecchia" Srl: se bisogna mettersi in gioco bisogna farlo seriamente.

Quando si è pronti per lanciare, o si parte con dei beta tester (persone che testano gratuitamente il tuo prodotto) oppure si lancia direttamente sul mercato.

Io mi sento di dire che se si aspetta il prodotto perfetto prima di lanciare si è folli, il prodotto perfetto prima o poi uscirà fuori: bisogna immettersi nel mercato il prima possibile. Inoltre non pensate di emulare un modello, magari preso da qualche altro sistema. Per esempio, non pensate che gli americani siano i migliori e che imitare il loro mondo sia vincente in Italia. Sono fesserie. L'Italia è diversa dall'America come di qualsiasi altro Stato, non c'è lo stesso sistema, non c'è la stessa cultura e non si fa business allo stesso modo. Se partite con la testa "americana" non farete un soldo in Italia.

"Il grande imprenditore è colui che sa adattarsi e che non pensa a come ricevere denaro da altri ma pensa a come guadagnare denaro e crescere"

 

Segui Matteo Achilli su Twitter: www.twitter.com/matteo_achilli

Huffinghton Post - Matteo Achilli

mercoledì 12 febbraio 2014

La crescita passa dalle relazioni: il business è networking

La crescita passa dalle relazioni: il business è networking


“Evento si, evento, evento si, evento no, …” così recita uno startupper strappando i petali di una margherita dinanzi alla scelta se partecipare o meno a un evento. Immagine surreale che riflette molto la realtà. Vediamo perché..
Da quasi circa un anno si sono moltiplicati in tutta Italia gli eventi dedicati al mondo startup: workshop, conferenze, tavole rotonde, startup contest e aperitivi social. Occasioni per apprendere nuovi modelli, intercettare trend di mercato, conoscere investitori, trovare collaboratori, testare la propria idea, relazionarsi con i primi potenziali clienti. Un evento è il “campo di battaglia” per ampliare le proprie connessioni lavorative e raggiungere le cerchie di interessati che possono aiutarci a raggiungere gli obiettivi di business. Considerate le numerose opportunità offerte, non partecipare è pura follia! Così ogni startupper provvede a redigere un vero e proprio piano di attacco cercando di incastrare i vari appuntamenti nella propria agenda, a volte disperandosi non potendo disporre del dono dell’ubiquità. Ma è giusto o sbagliato?
Molto spesso si dibatte sulla reale convenienza e sui benefici nel partecipare agli eventi proposti dall’ecosistema startup. Il dubbio che fa riflettere la maggior parte degli startupper ruota intorno a un semplice quesito: concentrarsi sullo sviluppo del prodotto o fare networking? Se ho il prodotto, ma non i contatti, non riuscirò mai a farmi conoscere nel mercato. Se, viceversa, ho i contatti, ma non il prodotto, sul mercato non andrò mai. Dunque, product (o service) oriented oppure public relation oriented? Non esiste una risposta univoca.
Come sempre il giusto è nel mezzo. Se da una parte lo sviluppo del prodotto o servizio rappresenta il punto di partenza per dare vita alla propria startup, dall’altra relazionarsi con l’esterno è l’attività principale per accelerare il processo di crescita della stessa. L’approccio Lean Startup, ideato da Eric Ries, suggerisce di lavorare a un minimum viable product (MVP), prodotto con le minime caratteristiche ma pronto a essere testato dagli utenti, e poi – con il tempo – migliorarlo in base all’evoluzione del mercato e ai feedback ricevuti. Le relazioni sono la base per alleanze strategiche, opportunità di partnership e per la condivisione di informazioni utili a creare nuove iniziative più velocemente, profittevolmente e con meno rischi. Il business è networking. Tutto ruota intorno alla rete di contatti che si crea. Ma come ogni attività strategica, questo richiede del tempo, sottratto ovviamente all’operatività.
La scelta di puntare su un team eterogeneo potrebbe essere una soluzione interessante per garantire quella flessibilità necessaria per portare avanti un progetto di startup e lavorare in parallelo su entrambe le attività. La partecipazione agli eventi è dunque “decretata” dal topic dell’evento stesso: ognuno segue gli appuntamenti in base al proprio ambito di competenza e ai propri interessi. In tal modo tutti i membri del team sono coinvolti costantemente nell’ecosistema: la startup non rispecchia l’identità del solo founder, ma dell’intero team.
Nel caso in cui siate ancora alla ricerca delle “anime gemelle” con cui condividere la propria idea di startup, di seguito alcuni consigli pratici per ottimizzare il proprio tempo e le risorse a disposizione.
  • Selezionate gli appuntamenti giusti. Nella miriade di eventi organizzati fare una scrematura diventa indispensabile. Individuate i convegni che trattano dei temi core della vostra startup. La probabilità di incontrare persone più affini e in linea con i vostri obiettivi professionali aumenta notevolmente. Molti eventi, purtroppo, sono vetrine per mettere in luce altri interessi lontani dal mondo startup. Informatevi sempre sui temi trattati. Se troppo generici, rinunciate.
  • Presentatevi preparati. Un evento è un’opportunità per conoscere nuove persone. Informatevi sui partecipanti, relatori e organizzatori, portate con voi biglietti da visita (che siano originali!) e blocco per gli appunti o iPad, abbiate cura del dress-code, siate curiosi ma non invadenti e ascoltate. Ricordatevi: non c’è una seconda occasione per fare una buona prima impressione.
  • Presenziate i social media. Gli strumenti social sono un tema chiave per la propria web reputation e, di conseguenza, per il posizionamento strategico della vostra startup. Monitorate la rete, partecipate alle discussioni sui gruppi di LinkedIn, seguite persone che condividono i vostri stessi interessi su Twitter, aprite un blog. In sintesi: fate in modo che la gente vi noti.
  • Abbiate cura dei vostri contatti.  Sia nel caso di vecchi che nuovi contatti, coltivate le relazioni instaurate nel tempo. Ad esempio, dopo un evento ricordatevi di inviare una mail al contatto appena conosciuto oppure aggiungetelo su LinkedIn inserendo un messaggio di ringraziamento per lo scambio di contatti con riferimento all’evento.
Infine, vi consiglio il libro “Teniamoci in contatto”  (The Startup of you) di Reid Hoffman, founder di LinkedIn. Un ottimo investimento per comprendere il business networking. Stanno nascendo tantissimi eventi e opportunità per la nostra Italia. Non perdiamocele.  “Accendi il cervello. Le nuove idee nascono guardando le cose, parlando alla gente, sperimentando, facendo domande e andando fuori dall’ufficio!”. (cit. Steve Jobs).

mercoledì 15 gennaio 2014

7 domande da porsi prima di iniziare una startup nel 2014


7 domande da porsi prima di iniziare una startup nel 2014
Lanciarsi in una nuova avventura imprenditoriale non è mai facile e non pochi “would-be entrepreneurs” possono essere disorientati dal duro lavoro che li aspetta e dall’incertezza tipica del nuovo stile di vita di chi si mette in proprio.  E’ difficile prevedere tutto ciò che comporta il lancio di un nuovo business, ma ci sono alcune domande chiave da porsi prima di tuffarsi in un nuovo progetto.
Un interessante articolo pubblicato su Mashable svela quali sono i 7 quesiti principali:
1.       Quanto bene lavori senza “playbook”?
Hai bisogno di una guida costante e di motivazione dagli altri? Riesci a gestire bene il tuo tempo senza che nessuno ti ponga scadenze? Molte persone pensano che essere l’unico a decidere renda la vita più facile. Potrebbe essere complesso iniziare quando non ci sono chiare indicazioni da seguire. Gli imprenditori di successo sono molto spesso indipendenti, pieni di risorse e non hanno bisogno di qualcuno che gli dica di essere efficienti e produttivi. Fai parte di questa categoria?
2.       Sei un inventore o un imprenditore?
Molte delle startup di successo sono nate da idee grandiose, non sempre però un ottimo prodotto o invenzione è sufficiente per fare un buon business. Troppe volte un “inventor” sta troppo orientato al prodotto, al prototipo, al brevetto, ecc., ignorando tutti gli altri aspetti dello sviluppo del business. Solo perché sviluppi un buon prodotto non è detto che il cliente verrà a bussarti alla porta, gli imprenditori questo lo capiscono. Questo non vuol dire che se ti consideri un inventore allora non puoi lanciare un tuo progetto, ma significa che forse dovresti cercare un partner che sia complementare con le tueskills e interessi e che ti aiuti a portare l’idea ad un livello successivo.
3.       La tua idea di business offre valore ai clienti?
Non c’è dubbio che la passione sia un aspetto chiave del  successo di un’impresa, ma per poter costruire un business profittevole hai bisogno di offrire qualcosa che le persone cercano. Al mercato non gli importa che stai perseguendo il sogno della tua vita, le persone spendono soldi in prodotti o servizi che soddisfano un desiderio. Se non c’è un bisogno da parte dei clienti, il business fallirà. Che valore hai da offrire?
4.       Per cosa si differenzia il tuo business?
La tua idea/prodotto è molto simile ad un business già esistente? Il tuo prodotto ha qualcosa di unico da offrire? Quanto affollato è il marketplace? Queste sono alcune delle domande a cui devi pensare, ma tieni in mente che la chiave del successo non sempre consiste nel trovare un mercato inesplorato. In sostanza, non sempre devi far nascere una nuova idea rivoluzionaria, monitora sempre il settore in cui vuoi inserirti e cerca di capire in che direzione sta andando.  Cerca di dare al cliente una buona ragione per sceglierti rispetto ai concorrenti.
Come tieni monitorato i trend del settore che vuoi aggredire?
5.       Te la senti ti diventare il factotum della tua startup?
Se sei un dipendente di un’azienda c’è sempre qualcun altro che può risolvere un problema, di qualsiasi natura esso sia. Lanciando un nuovo business tipicamente si è destinati a fare un po’ di tutto, puoi essere un programmatore e dopo un ora gestire una contrattazione di acquisto, passare dal fare un questionario a parlare con un VC internazionale. Prima di decidere di intraprendere questa strada cerca di essere sicuro di essere in grado di poter gestire il tutto, soprattutto le cose più noiose che nessuno ha voglia di fare. La tua passione per il progetto è così grande che ti senti di potere essere flessibile, adattandoti alle esigenze del momento?
6.       Hai il supporto finanziario adeguato per iniziare subito?
Quando stai lanciando una nuova startup, il tuo business può non essere profittevole per almeno 3-5 anni, è importante essere realistici su come supporterai finanziariamente il tuo progetto, ma soprattutto te stesso. In molti casi, il miglior momento per preparare il lancio del tuo business è quando stai già lavorando da un’altra parte. Sei pronto a rompere il salvadanaio che hai riempito e protetto per tanti anni?
7.       Come gestisci rifiuti e delusioni?
Quando siamo molto coinvolti in quello che facciamo, è difficile superare i rifiuti, soprattutto se di natura personale. Tuttavia, come  imprenditore, preparati a ricevere anche brutte notizie, magari da un investitore, da un cliente o da un collega. Il segreto è gestire ogni singola situazione come una storia a se, continuare a ripensarci e voler a tutti i costi capire il perché è una perdita di tempo e, soprattutto, non ti permetterà di crescere ed acquisire esperienza.

martedì 3 dicembre 2013

"Startup e Territorio": un occhio sul presente e lo sguardo verso il futuro

“Startup e Territorio. Creare valore per il Paese e per la Comunità” è il titolo del convegno organizzato dal Centro studi “Luigi Einaudi” giovedì 5 dicembre, ore 17, nel salone di Palazzo Sersanti (piazza Matteotti 8) a Imola. L’evento è realizzato in collaborazione con Italia StartUp, gode del patrocinio del Comune di Imola e del contributo della Fondazione della Cassa di Risparmio di Imola. Ne parliamo con Pierangelo Raffini, una persona che ha fatto impresa, membro del Centro studi e socio di Italia Startup, business mentoring di Innovami, appassionato del mondo startup e manager responsabile di marketing e comunicazione.
Il convegno del 5 dicembre è organizzato dal Centro studi “Luigi Einaudi” e ha come partner Italia StartUp, intanto mi sembra mi sembra interessante che si possano creare queste convergenze, dopo di che però è necessario capire quali gli obiettivi che ci si pone con questa iniziativa.
“Il Centro studi si pone l’obiettivo generale di sensibilizzare il ‘territorio’ sui temi più importanti che riguardano il lavoro, l’economia, la società. Cerchiamo, attraverso testimonianze e presentazioni, di rappresentare sul piano locale i cambiamenti che riguardano in realtà il Paese e, spesso, il mondo. Si potrebbe anche dire che oltre all’obiettivo generale ce ne possono essere alcuni particolari come quello di far comprendere meglio questi cambiamenti e proporre possibili soluzioni, se interpellati”.
Di convegni ormai sono piene le cronache, forse ciò che manca è la capacità di dare seguito a ciò che emerge da questi incontri. E’ un problema che vi siete posti?
“Certamente. Bisogna premettere che il Centro studi è un’associazione totalmente ‘no profit’ che non ha grandi possibilità e vive sull’entusiasmo e la partecipazione dei singoli. Ciò detto questo evento sulle Startup vorrebbe avere anche queste finalità. Lanciare un segnale di disponibilità, alle forze pubbliche e private che lo vogliano raccogliere, per studiare velocemente le azioni da intraprendere per cogliere quella che, per noi, è un’opportunità anche per il nostro territorio”.
La tecnologia è una componente ormai irrinunciabile per "fare impresa". Sembra però, anche dai vari incubatori esistenti, che se essa non è il cuore del progetto questo non sia degno di cittadinanza. Non crede che una Startup possa e debba svilupparsi nei settori più diversi: penso ad esempio all’agricoltura, al turismo, alla valorizzazione e tutela del territorio, ecc.
“Assolutamente. In alcuni miei recenti interventi ho sempre evidenziato ciò che ha appena detto: la tecnologia non può più prescindere dal ‘fare impresa’, ma non per questo ritengo che Startup sia sinonimo solo di nuove imprese che operano unicamente attraverso la rete e il virtuale. Credo fermamente alla nascita di Startup anche in settori diversi. I casi non mancano in Italia. L’importante per una Startup è che ci siano innovazione e ricerca continua nell’idea proposta. Amo evidenziare come una Startup debba essere sempre in stato di ‘beta permanente’, un modo di dire mutuato dal mondo dell’informatica da cui nasco professionalmente. Cioè non pensare di essere mai arrivati a una soluzione definitiva. Anche per un prodotto. Devi fare ricerca continua per migliorare ciò che proponi. Questo è ciò che può darti il vantaggio competitivo. E questo può essere facilitato grazie alla tecnologia, ma non per forza deve essere l’asset principale di una Startup”.
In base alla sua esperienza nel fare impresa cosa consiglierebbe a  un giovane, un gruppo di persone che hanno un’idea e vorrebbero sperimentarla dal punto di vista imprenditoriale.
“Per prima cosa gli direi di preparare un Business plan. Farsi aiutare se non ci sono le competenze, ma questo documento è fondamentale per capire se si hanno le idee chiare sugli obiettivi, sulle strategie, sui servizi o i prodotti che si intendono sviluppare e tante altre cose. Se si è in grado di realizzare un Business plan, sostenibile, a tre o cinque anni, ci sono buone probabilità di riuscire a trovare sponsor o finanziamenti. Quindi gli farei preparare loro una presentazione sintetica, ma chiara che esponga ciò che hanno appena scritto. Infine gli direi di rivolgersi a un’associazione di categoria o a un incubatore per partire. Questi ultimi hanno di solito dei ‘business mentoring’ che prendono in esame le richieste e le giudicano in base alla loro esperienza. Si può trovare anche un’azienda disponibile ad investire sulla tua idea, ma è più difficile purtroppo. Ultima cosa: avere passione per ciò che si fa”.
Torniamo all’iniziativa del 5 dicembre: ci può illustrare in sintesi gli argomenti che verranno trattati dai vari ospiti.
“I temi trattati riguardano appunto il mondo delle Startup: lo stato dell’arte sul territorio, le possibili evoluzioni e quali benefici si potrebbero trarre per la comunità; la legislazione facilitata e particolare di cui godono, l’impegno del Governo con l’assunzione, per la prima volta in Italia, di un’agenda digitale e del decreto chiamato del ‘FARE 2.0’. Essendoci il segretario generale di Italia Startup, l’associazione che partecipa con il Governo su questi temi, sarà possibile ascoltare in diretta ciò che di concreto sta nascendo per dare un futuro al nostro Paese. Interessante poi sarà la testimonianza di una giovane Startup imolese che ha avuto una modalità ‘give-back’ per partire, da parte di una società radicata da più di trent’anni sul territorio”.

Il programma del convegno
17-17.30: registrazione
17.30-17.40: Pierangelo Raffini - socio di Italia StartUp e membro del Centro studi Luigi Einaudi
17.40-18.00: Daniele Manca, sindaco di Imola
18.00-18.20: Alberto Tonielli - presidente dell'incubatore Innovami
 18.20-18.50: Federico Barilli - segretario di Italia StartUp
18.50-19.20: Luigi Orsi Carbone - consigliere di Italia StartUp e fondatore di Skebby
19.20-19.35: Fabio Poli - Antreem Startup imolese (Testimonianza di un "give-back" sul territorio)
19.35-19.45: Domande dei giornalisti e del pubblico

A tutti i partecipanti verrà dato in omaggio il documento di ricerca "who is who" dell’ecosistema italiano delle Startup, il progetto sviluppato con gli Osservatori del Politecnico di Milano, in collaborazione con Smau e con il supporto istituzionale del ministero dello Sviluppo economico, che ha permesso di fotografare il contesto dell’innovazione italiana e i suoi tanti protagonisti.
Al termine verrà offerto un aperitivo.

ITALIA STARTUP
Associazione che riunisce tutti coloro che credono profondamente nel rilancio del Paese. Italia Startup è formata da imprenditori, investitori, industriali, startupper, enti e aziende che hanno deciso di dare il proprio contributo al processo di cambiamento economico e sociale che l’Italia sta affrontando. Fondata nel 2012, l’Associazione è una piattaforma indipendente e collettiva dove raccogliere i pensieri, i progetti e le strategie per dare vita anche nel Paese a un ecosistema imprenditoriale competitivo, capace di accogliere e alimentare l’innovazione. L’Associazione sviluppa dei progetti concreti che mirano a sostenere e coinvolgere chi sta facendo impresa in Italia.
Italia Startup ha infatti riunito per la prima volta imprenditori, startupper, innovatori, esperti di digitale con i decisori del Governo, per ascoltare l’ecosistema e valutare decisioni politiche a favore dell'ecosistema imprenditoriale. Ha fornito indicazioni per il decreto del Fare 2.0 e si rapporta anche attualmente con il Governo per tutti i temi legati all'innovazione dell'Agenda Digitale.


CENTRO STUDI "LUIGI EINAUDI"
Nasce diversi anni fa con lo scopo di promuovere il pensiero liberale dello statista e Presidente della Repubblica a cui é intestato, oggi quanto mai attuale. Struttura totalmente "No Profit" si è dedicata a diverse iniziative e commissionato studi di settore. Negli ultimi anni si é focalizzato sull'organizzazione di eventi dedicati a temi attuali riguardanti la società, l'economia e il lavoro.


sabato 27 luglio 2013

Crowdfunding, le “collette” per il rilancio

Da oggi arriva in Italia il regolamento Consob sul finanziamento delle start-up col «crowdfunding». È il primo regolamento del genere in Europa. I cittadini potranno finanziare le nuove imprese innovative che abbiamo determinati requisiti. «Crowdfunding» e «crowdsourcing» sono due tra le parole più di moda del momento. Indicano, rispettivamente, finanziamenti (funding) o contributi di altra natura (outsourcing) provenienti da semplici individui (crowd, ovvero, la folla).  

 

Ma se entrambe le parole hanno solo pochi anni di vita (sono state coniate nel 2006), i due concetti sono antichi di secoli. I più disincantati infatti potrebbero dire che invece di «crowdfunding» si potrebbe semplicemente dire colletta e citare le raccolte di fondi che hanno permesso di realizzare, per esempio, sia molti monumenti (da quelli dedicati a eroi del Risorgimento alla Statua della Libertà) sia numerosi libri (come l’edizione dei lavori di Martin Lutero pubblicata da Johann Heinrich Zedler nel ’700). E potrebbero ridimensionare anche la novità del «crowdsourcing» ricordando, per esempio, i 6 milioni di contributi inviati da persone di tutto il mondo per arricchire l’Oxford English Dictionary a partire dalla metà dell’800. 

 

Tutto vero. Eppure rispetto al passato qualcosa di nuovo c’è davvero e quel qualcosa è, come spesso capita in questi anni, una conseguenza della rivoluzione digitale. Grazie a Internet, infatti, raccogliere sia fondi sia contributi di altra natura (purché rappresentabili sotto forma di bit) è diventato immensamente più facile rispetti ai tempi di Johann Zedler o dell’Oxford English Dictionary. 

 

E’, infatti, diventato più facile comunicare, raccogliere i contributi e restare in contatto con i contributori. E’ diventato più facile comunicare che cosa si chiede e perché lo si chiede: basta un sito web, magari arricchito da video accattivanti. E’ diventato più facile ricevere i contributi: per i soldi basta saper accettare carte di credito o bonifici, mentre per i contributi basta la posta elettronica, un «wiki» o una cartella condivisa. E’ diventato più facile rimanere in contatto con la comunità dei contributori: basta un sito web o anche solo Facebook. 

 

Processi vecchi di secoli vengono dunque fortemente democratizzati, permettendo a chiunque in grado di usare con un minimo di abilità la Rete di chiedere a una platea potenzialmente mondiale aiuto per la realizzazione di un proprio progetto. Per fare cosa? I campi di applicazioni del crowdfunding sono moltissimi. 

Nel 2008 Obama nel corso della sua prima campagna elettorale sfrutta con sapienza il Web per raccogliere milioni di piccoli contributi; un chiaro segnale, fortemente politico, di affrancamento dai poteri forti e dai loro assegni. L’anno dopo viene fondata Kickstarter.com, che diventa in breve tempo la più famosa piattaforma di «crowdfunding». Grazie a Kickstarter vengono incisi album, girati film, scritti libri, realizzati prototipi innovativi e molto altro ancora. Parliamo di oltre centomila progetti, di cui quasi la metà realizzati, per contributi che ammontano complessivamente a 717 milioni di dollari (quasi 540 milioni di euro). 

 

L’evoluzione continua e oggi le piattaforme di crowdfunding si stima che siano quasi cinquecento, tra cui alcune italiane, per un giro di contributi di circa tre miliardi di euro nel 2012, e di circa il doppio, secondo alcune stime, per il 2013. Si è, quindi, stabilmente affermato un nuovo, importante canale per il finanziamento di iniziative di vario tipo, che si affianca ai canali tradizionali, come il finanziamento pubblico e gli sponsor. E’, però, bene aver presente che il crowdfunding richiede non solo una generica competenza nell’uso degli strumenti digitali, ma anche e soprattutto la capacità di catturare l’attenzione dei navigatori e di convincerli a contribuire. 

 

Obiettivo non facile in generale, ma che col crescere del numero dei progetti, e quindi della competizione, diventerà per forza di cose sempre più difficile da raggiungere. Tanto più se l’economia non riprenderà a girare, rimettendo qualche soldo in tasca a tutti noi, folla di potenziali finanziatori di poeti e ricercatori. 


JUAN CARLOS DE MARTIN