venerdì 5 giugno 2015
La fortuna ? E' una questione di allenamento
venerdì 27 febbraio 2015
Lavoro, le ore più produttive? Il mattino presto
Gli italiani? Poco mattinieri, ma il 35% di manager, professionisti e impiegati gestisce la maggior parte delle pratiche nelle prime ore, lontano dall’ufficio tradizionale
Brevi break, inoltre, sono necessari durante la lunga giornata lavorativa per mantenere il benessere psico-fisico, recuperare le energie e la capacità di rimanere concentrati. La pausa caffè rappresenta in Italia, ma anche negli altri paesi, un must delle interruzioni di relax sul lavoro, (29% Italia; 28% media globale); anche piccole passeggiate (all'interno o all'esterno degli uffici) costituiscono un'attività fisica per sgranchirsi un po' le gambe dopo essere rimasti seduti alla scrivania per molto tempo. Questa attività è più frequente all'estero (24% media globale, 21% Italia). Seguono poi il cambio di attività, passando a svolgere altri impegni e incombenze per poi riprendere (17% Italia, 14% globale) e brevi conversazioni con i colleghi (14% Italia, 11% media globale); anche guardare le notizie o navigare in rete (11% Italia e media globale) costituisce un momento di svago e relax.
martedì 30 dicembre 2014
Made in Italy, 10 verità sulla competitività (che c'è)
Manteniamo quote di mercato, siamo ecosostenibil e diamo del filo da torcere alla Germania. Queste e altri 7 dati di fatto contro il declino sono state individuate da Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison per Ucimu. Che rappresenta un settore di punta: la meccanica
Tutte le volte che troviamo un buon motivo per ritenere in declino e non competitiva l’economia italiana ne possiamo reperire un altro che dimostra inequivocabilmente, numeri alla mano, quanto il made in Italy possa essere concorrenziale e all’altezza delle sfide globali.Tra i soggetti che si dedicano con più tenacia a individuare le ragioni per essere ottimisti sull’Italia ci sono puntualmenteSymbola, Fondazione Edison e Unioncamere. Questa volta, nel Dossier 10 verità sulla competitività italiana che queste tre organizzazioni hanno realizzato per la Fondazione Ucimu, il focus è su uno dei nostri settori di punta: la meccanica.
Il rapporto parte da alcuni dati di sfondo molto incoraggianti. Solo 5 Paesi al mondo possono vantare un surplus commerciale manifatturiero superiore a 100 miliardi di dollari. L’Italia è uno di questi. E dal 2008 al 2013 abbiamo incrementato l’export del 16,5% facendo meglio di Germania (11,6%) e Francia (5,9%).
[Dieci buone notizie sul made in Italy che qualcuno dimentica]
Il sistema produttivo italiano, inoltre, è anche quello che guida la “riconversione verde” dell’occupazione europea: secondo l’Eurobarometro, entro la fine del 2014, il 51% delle Pmi italiane avrà almeno un green job”, quasi quanto Germania e Francia insieme.
In questo quadro di eccellenza, uno dei settori driver del made in Italy, con 53 miliardi di dollari di surplus nel 2012 e una prima stima di 70 miliardi nel 2013, è appunto l’industria del machinery, terza nella graduatoria internazionale che misura il saldo della bilancia commerciale. Fanno meglio di noi solo la meccanica tedesca e giapponese e le nostre performance sono migliori rispetto a quelle cinese e sudcoreana. Tanto che su un totale di 496 prodotti, la meccanica italiana risulta essere prima, seconda o terza al mondo per attivo commerciale con l’estero in ben 235 casi.
«L’Italia - spiegano infatti gli estensori del rapporto - è in crisi, una crisi profonda. Ma non è un Paese senza futuro. Dobbiamo affrontare problemi che vengono da lontano, che vanno ben oltre il pesante debito pubblico. E la crisi mondiale si è innestata proprio su questi mali. Rimediare non è facile, ma non è impossibile. Basta guardare con occhi nuovi al Paese e avere chiaro quali sono i nostri punti di forza».
martedì 26 agosto 2014
I momenti di crisi. Non pretendiamo che le cose cambino, se...
I momenti di crisi
Non pretendiamo che le cose cambino, se facciamo sempre la stessa cosa. La crisi è la migliore benedizione che può arrivare a persone e nazioni, perché la crisi porta progressi.
La creatività nasce dalle difficoltà nello stesso modo che il giorno nasce dalla notte oscura. È dalla crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato.
Chi attribuisce alla crisi i propri insuccessi e disagi, inibisce il proprio talento e ha più rispetto dei problemi che delle soluzioni.
La vera crisi è la crisi dell’incompetenza.
La convenienza delle persone e delle nazioni è di trovare soluzioni e vie d’uscita.
Senza crisi non ci sono sfide, e senza sfida la vita è una routine, una lenta agonia.
Senza crisi non ci sono meriti.
È dalla crisi che affiora il meglio di ciascuno, poiché senza crisi ogni vento è una carezza.
Parlare della crisi significa promuoverla e non nominarla vuol dire esaltare il conformismo. Invece di ciò dobbiamo lavorare duro. Terminiamo definitivamente con l’unica crisi che ci minaccia, cioè la tragedia di non voler lottare per superarla.
Albert Einstein
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mercoledì 12 febbraio 2014
La crescita passa dalle relazioni: il business è networking
- Selezionate gli appuntamenti giusti. Nella miriade di eventi organizzati fare una scrematura diventa indispensabile. Individuate i convegni che trattano dei temi core della vostra startup. La probabilità di incontrare persone più affini e in linea con i vostri obiettivi professionali aumenta notevolmente. Molti eventi, purtroppo, sono vetrine per mettere in luce altri interessi lontani dal mondo startup. Informatevi sempre sui temi trattati. Se troppo generici, rinunciate.
- Presentatevi preparati. Un evento è un’opportunità per conoscere nuove persone. Informatevi sui partecipanti, relatori e organizzatori, portate con voi biglietti da visita (che siano originali!) e blocco per gli appunti o iPad, abbiate cura del dress-code, siate curiosi ma non invadenti e ascoltate. Ricordatevi: non c’è una seconda occasione per fare una buona prima impressione.
- Presenziate i social media. Gli strumenti social sono un tema chiave per la propria web reputation e, di conseguenza, per il posizionamento strategico della vostra startup. Monitorate la rete, partecipate alle discussioni sui gruppi di LinkedIn, seguite persone che condividono i vostri stessi interessi su Twitter, aprite un blog. In sintesi: fate in modo che la gente vi noti.
- Abbiate cura dei vostri contatti. Sia nel caso di vecchi che nuovi contatti, coltivate le relazioni instaurate nel tempo. Ad esempio, dopo un evento ricordatevi di inviare una mail al contatto appena conosciuto oppure aggiungetelo su LinkedIn inserendo un messaggio di ringraziamento per lo scambio di contatti con riferimento all’evento.
martedì 21 gennaio 2014
15 cose da fare per avere successo
domenica 19 gennaio 2014
L'Italia ? Con banche e Piccole Imprese può essere il Paese emergente 2014
La scommessa della svizzera Julius Bär: potete farcela, con qualche riforma
La sorpresa delle sorprese dell’economia del 2014 potrebbe essere l’Italia. «C’è lo spazio per effettuare la madre di tutte le rimonte», sostiene Marco Mazzucchelli, managing director della banca svizzera Julius Bär. La sua opinione è sfrontatamente controcorrente se si considerano le quantità di notizie negative che dall’Italia si sono riversate sui mercati mondiali negli ultimi anni. Ciononostante, non è un augurio ma è fondata su un’analisi che sta iniziando a farsi spazio tra gli economisti e gli strateghi di mercato. «Siamo in una congiunzione astrale favorevole: se colta potrebbe trasformare l’Italia nel mercato emergente maggiore del mondo», dice il banchiere italiano.
Il punto da cui partire è il cambio di stagione che sta attraversando la globalizzazione. «Da alcuni mesi, è in atto un’inversione di tendenza secolare — secondo Mazzucchelli —. I capitali escono dai mercati emergenti per tornare in quelli maturi». Una dozzina d’anni di crescita caratterizzata da Cina, India, Russia, Brasile e economie simili sta esaurendosi. Nella visione generale del ciclo economico, per dire, la Cina è al di sotto del suo potenziale di crescita più di quanto lo siano, in ordine crescente, l’economia mondiale e quelle di Canada, Germania, Stati Uniti, Gran Bretagna, Giappone, Svizzera (analisi di Julius Bär). Alcune ragioni di questo cambiamento sono di lungo periodo: la fine del boom dei prezzi delle materie prime che negli anni scorsi ha beneficiato molti emergenti; altre di breve ma potenzialmente dirompenti: il tapering della Federal Reserve americana — cioè la fine progressiva del suo intervento sui mercati allo scopo di tenere bassi i tassi d’interesse — che colpisce quei Paesi che hanno deficit delle partite correnti e faticano a finanziarsi (lo si è già notato in India e Turchia); altre ancora sono legate all’instabilità politica: in India, Turchia, Tailandia, Sudafrica, persino forse in Cina.
Il radicale cambio di scenario significa un ritorno di masse di denaro, cioè di investimenti, nei Paesi sviluppati. «Finora — dice Mazzucchelli — ne hanno beneficiato i Paesi maturi con maggiore momento di crescita, ad esempio Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, oppure quelli che più hanno fatto in termini di riforme per invertire la rotta — Irlanda, Spagna e la stessa Grecia. Ma dobbiamo domandarci quale sarà il nuovo mercato emergente». La sua risposta/azzardo è: l’Italia. «Anzitutto, tra i grandi Paesi maturi è quello con il gap maggiore rispetto al pieno potenziale: il reddito pro capite è sceso di ben oltre il 10% rispetto al picco massimo». In secondo luogo, le imprese italiane funzionano abbastanza nonostante i limiti strutturali del Paese: il grafico delle aspettative dei responsabili degli acquisti indica che in Italia sono positive. «E i fattori che oggi debilitano i mercati emergenti non ci toccano — sostiene il banchiere —. Beneficiamo del ribasso dei prezzi delle materie prime, non abbiamo ricevuto capitali drogati dalla Federal Reserve, conviviamo con l’instabilità politica da generazioni».
Soprattutto, c’è una sorpresa in quello che negli ultimi tempi è stato forse l’handicap più forte per l’economia italiana: il sistema bancario che non presta denaro a imprese e famiglie. Mazzucchelli dice che i recenti rialzi di Borsa delle banche europee, attorno al 10%, riflettono «non una fugace euforia di inizio d’anno, bensì sono sostenuti dalla consapevolezza che il temuto momento della verità — cioè il complesso delle regole di Basilea e i controlli sul sistema effettuati della Banca centrale europea — possa avere luogo in un contesto assai più favorevole del previsto». Migliorano le sofferenze bancarie, i rischi legati ai titoli degli Stati nei bilanci degli istituti di credito sono diminuiti, la fiducia negli interventi reali e possibili della Bce si è consolidata.
In più, le cosiddette regole di Basilea — che riguardano la quantità di capitale che le banche devono possedere a seconda delle loro attività e dai rischi che prendono — nei giorni scorsi sono stati ammorbiditi. Questo ammorbidimento potrebbe essere in generale negativo. In un recente articolo, il capo della ricerca macroeconomica della Royal bank of Scotland, Alberto Gallo, ha sostenuto che le nuove regole di Basilea «vanno in favore dei grandi gruppi di investment banking, invece di aiutare le banche a fare ciò di cui hanno bisogno: prestare». I banchieri centrali riuniti a Basilea hanno annacquato il minimo obbligatorio di capitale che gli istituti di credito devono possedere: il che potrebbe indebolirli di fronte a una crisi come quella del 2008.
Nel breve periodo, però, la fase di contrazione del credito sembra finita e, soprattutto, il gap tra banche dell’Europa «forte», che prestavano, e quelle dell’Europa «debole», che non prestavano, si sta chiudendo. Il grafico nella pagina segnala la convergenza tra periferia e cuore dell’Europa e indica anche che sta finendo la fase in cui le banche avevano smesso di prestare per mostrare di avere meno rischi e quindi rispondere con più facilità agli stress-test a cui le sottoporrà la Bce nei prossimi mesi. «I segnali provenienti da Basilea fanno pensare che il castigo per le banche sia finito», dice Mazzucchelli.
Insomma, l’Italia è in potenza la prossima grande «economia emergente». «Una regola dei mercati — dice Mazzucchelli — è che vanno sempre dove fa più male. Quel luogo oggi è l’Italia, perché tante cassandre hanno convinto i più che ormai il Paese è fuori dai giochi e quindi molti ne sono usciti: la rimonta li prenderebbe in contropiede». Il solo guaio è che per creare il circolo virtuoso servono riforme che liberino la possibilità di fare economia: è la sola stella — politica — che manca alla «congiunzione astrale».
Danilo Taino - Approfondimenti - Corriere della Sera - 18 gennaio 2014
giovedì 2 gennaio 2014
Non solo Web: le startup del Sociale
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| Lo slogan di Make a Cube, incubatore per imprese sociali |
martedì 31 dicembre 2013
Il Manifesto di EconomyUp: 10 parole chiave per la crescita
Coraggio, creatività, digitale, futuro, innovazione, internazionalizzazione, made in Italy, ottimismo, sostenibilità e start up: sono questi i termini chiave per lo sviluppo del Paese declinati da 10 imprenditori che hanno dimostrato e stanno dimostrando che crescere è possibile
Dieci parole chiave per lo sviluppo, declinate da 10 campioni del Made in Italy, e la mappa dell'ecosistema italiano delle startup: è il contenuto del Manifesto di EconomyUp.it, un numero da collezionare e un’edizione speciale che arriva in un momento particolare per l’Italia, quando sembra più facile vedere quel che non va piuttosto che valorizzare quello che va.
Economyup.it crede nella necessità di un incontro fra start up e Made in Italy. Per questo il Manifesto parte proprio dalle start up, dalle nuove imprese ad alto contenuto tecnologico. Senza, però dimenticare quelle che start up sono state 10, 20 o 30 e più anni fa. E oggi sono grande aziende, con prospettive di crescita internazionale. Sono i nostri campioni del Made in Italy. Solo 10 fra tanti possibili per dimostrare che, nonostante tutto, si può guardare al futuro con ottimismo. E con coraggio.
Ecco, dunque, 10 parole chiave per la crescita possibile declinate da 10 imprenditori che hanno dimostrato e stanno dimostrando che crescere è possibile.
1. CORAGGIO di Oscar Farinetti, fondatore e presidente di Eataly
2 CREATIVITÀ di Nerio Alessandri, fondatore e presidente di Technogym
3. DIGITALE di Paolo Ainio, fondatore e amministratore delegato di Banzai
4. FUTURO di Federico Marchetti, fondatore e amministratore delegato di Yoox
5. INNOVAZIONE di Sergio Dompé, presidente di Dompé Farmaceutici
6. INTERNAZIONALIZZAZIONE di Remo Pedon, amministratore delegato del Gruppo Pedon
7. MADE IN ITALY di Brunello Cucinelli, fondatore e amministratore delegato della Brunello Cucinelli
8. OTTIMISMO di Guido Martinetti e Federico Grom, fondatori delle Gelaterie Grom
9. SOSTENIBILITA’ di Gian Luca Sghedoni, amministratore delegato di Kerakoll
10. START UP di Fabio Cannavale, presidente di Bravofly Rumbo Group
domenica 29 dicembre 2013
Passione e coraggio
Soprattutto se sei una persona sensibile. Senti le cose più degli altri e le patisci più degli altri. Le sensazioni sono più forti, più belle, ma anche più dolorose.
Ho preso consapevolezza di ciò verso i 45 anni e questo mi è servito a sentirmi meglio con me stesso. Mi ha dato nuova energia e desiderio di imparare ancora, di continuare a scoprire. Accettare nuove sfide. Con creatività, passione, coraggio, entusiasmo, felicità, serietà, etica e con grande responsabilità. Senza mollare mai. Sono così, se credo in ciò che faccio, lotto fino ad arrivare all'obiettivo.
Mi piace lavorare, mi appassiona ciò che faccio, mi genera soddisfazione costruire e vedere giorno per giorno come compongo il mio lavoro. In realtà penso che non riuscirei a concepire la mia vita senza il lavoro. Al di là della condizione economica. MI piace avere molteplici interessi, conoscere, mantenermi informato. Amo entrare in contatto con le persone anche molto diverse tra loro, conoscerle, confrontarmi, trovare ispirazione. Ma amo anche i momenti di silenzio, di solitudine e interiorità per riflettere e lasciare la mente libera di vagare.
Nella vita però mi sono dato delle regole. Mi permettono di essere coerente con il mio "sentire", con il mio "credo". Combatto le mie battaglie fino in fondo, non venendo mai meno ai miei valori e al rispetto per gli altri. Se ritengo che vengano a mancare, perdo interesse alla competizione, al confronto, alla lotta. Da sempre costruisco ponti, non alzo muri. Amo mantenere un certo stile e usare la diplomazia fino in fondo. Mi ritengo un empatico per natura e cerco di non interrompere mai i rapporti. Se sono costretto non lo faccio mai con acredine.
Lascio sempre un contatto aperto.
Perchè il futuro ci appartiene, ma non ci è dato conoscerlo.
mercoledì 11 dicembre 2013
Ottimismo
Dentro la crisi economica c’è anche una crisi psicologica. Pensare positivo è un passo necessario per la crescita. L’ottimismo è la consapevolezza, terribile e spaventosa, che possiamo prendere in mano la nostra vita. Non importa che desideriate scoprire luoghi inesplorati, o cambiare la storia dello sport. Siate ottimisti. Alzatevi presto, e correte dietro all’unico sole che conta: il vostro talento
Federico Grom e Guido Martinetti, fondatori e amministratori delegati delle Gelaterie GromTalvolta, c’è confusione. Talvolta, confondiamo l’ottimismo con la fortuna. Invece no: l’ottimismo è fatica, determinazione, lavoro.
In natura c’è un bell’esempio di ottimismo: semplice, pulito, profondo. Il girasole, innamorato del sole, lo segue attraverso il giorno e i giorni, voltando instancabilmente il capo verso di lui.
L’ottimismo è il girasole e il suo girare. L’ottimismo è l’incrollabile voglia di fare. E’ quello di Ernest Shackelton, il primo uomo ad attraversare l’Antartide, che nel 1914 pubblicò sul New York Times questo annuncio: “Cerchiamo uomini per spedizioni all'avventura. Bassa paga. Freddo estremo. Lunghi mesi di oscurità totale. Pericolo costante. Ritorno a casa non assicurato. Onori e riconoscimenti in caso di successo.” L’ottimismo è quello del grande Michael Jordan: “…ho sbagliato più di novemila tiri, ho perso quasi trecento partite, ventisei volte i miei compagni mi hanno affidato il tiro decisivo e l'ho sbagliato. Ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto.”
L’ottimismo è la consapevolezza, terribile e spaventosa, che possiamo prendere in mano la nostra vita. Non importa che desideriate scoprire luoghi inesplorati, o cambiare la storia dello sport. Siate ottimisti. Alzatevi presto, e correte dietro all’unico sole che conta: il vostro talento. La vita. Il resto, sono palle.
Economyup
mercoledì 18 settembre 2013
La ripresa c’è, ma non per tutti dura selezione tra le imprese più soldi, niente assunzioni
Se questa fosse una guerra, un’impresa come quella di Tatiana Roberti andrebbe definita una creatura dei tunnel. Venivano chiamati così i figli dei Vietcong nati nei cunicoli scavati dai soldati per evitare i bombardamenti: per anni non videro mai la luce del sole, eppure crebbero lo stesso. Tatiana Roberti e suo marito Cristian Gatto hanno fondato la loro azienda nel 2007 in uno dei tanti capannoni dismessi che si trovano a Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso.
Non sanno neanche cosa significhi fare gli imprenditori in tempi normali. Dall’inizio sono subito scesi nei tunnel per resistere ai colpi della recessione, che in questo caso significa un feroce controllo dei costi e massima specializzazione. Così la loro impresa di arredamento di spazi commercia-li, vetrine e showroom ha continuato a guadagnare per sette anni su sette, mentre l’economia italiana crollava del 9 per cento.
Ora però sta succedendo qualcosa di nuovo. Tatiana Roberti, 37 anni, nota nell’aria un fenomeno a lei quasi sconosciuto: «C’è movimento in giro », dice. Difficile spiegare in cosa consista, se non per un particolare: per chi ha resistito in questi anni – sostiene - sta diventando più facile riscuotere la fiducia dei committenti. La grande recessione ha selezionato i più coriacei, gli innovativi e magari anche chi ha avuto la buona sorte di non incappare nei ritardi di pagamento dello Stato. Molti degli altri hanno dovuto soccombere o si sono ritratti nelle loro nicchie. I più produttivi ora hanno finalmente lo spazio che cercavano. Forse è una ripresa darwiniana, ma per alcuni funziona. «Molti artigiani che non erano specializzati come noi non ci stanno più facendo concorrenza», spiega Tatiana Roberti. Lei sa cosa significhi stringere i denti e resistere. Mentre portava la sua impresa da 700 mila euro di fatturato a 1,8 milioni nel 2011 e 1,4 nel 2012, cercando di non superare mai i dieci dipendenti e affidandosi a collaboratori e consulenti, faceva anche altro. Ha avuto un figlio, spesso affidato ai nonni, e nel frattempo per cautela ha continuato a lavorare come dipendente in un’altra impresa. Tre vite in una aspettando che passasse la crisi.
Più difficile dire quando questo spicchio di buone notizie inizierà a vedersi anche nei grandi numeri del Paese. Per adesso in Italia si è visto solo un attutirsi della caduta, mentre nel complesso la zona euro ha festeggiato l’uscita dalla recessione con il secondo trimestre di quest’anno. Fra aprile e giugno la Germania è cresciuta dello 0,7 per cento, la Francia dello 0,5%, la Spagna ha avuto un segno meno di 0,1% e l’Italia è scivolata dello 0,3%. Non sarebbe niente da cui trarre conforto, se gli andamenti degli ultimi due anni non fossero stati ancora peggio.
In effetti non mancano i segnali che in autunno potrebbe essere finita la recessione più profonda mai vissuta dall’Italia in tempo di pace. Sulla base degli indici sul settore manifatturiero, il Centro studi di Confindustria ci crede. Gli investimenti sono scesi dell’1,1% nel secondo trimestre, ma è un passo avanti dopo il collasso dell’11% sul trimestre precedente; l’export è salito del 4,8%, dopo una caduta dell’8,2% fra gennaio e marzo (tutte variazioni trimestrali in ritmo annuale).
In sostanza la Cina sta tenendo meglio del previsto e la ripresa americana prosegue, dunque il made in Italy ha più compratori di prima.
È in buona parte per questo che le imprese rimaste in vita, dopo un crollo di un quarto della produzione industriale, cercano di uscire dai tunnel e rinnovare le macchine per cogliere l’occasione.
Di recente per esempio la Pregia di Castelfranco, l’azienda di Tatiana Roberti, ha rifatto l’intera linea espositiva in Cina di un grande gruppo italiano dell’abbigliamento.
«È importante che questo miglioramento si sia registrato già prima dei pagamenti degli arretrati della pubblica amministrazione - osserva la banca Jp Morgan in un rapporto sull’Italia – adesso le entrate alzeranno molto la domanda e la fiducia delle imprese». Giovanni Bossi inizia a vederlo a Mestre, dov’è amministratore delegato di Banca Ifis. Il suo istituto compra crediti dalle imprese per riscuoterli e da luglio nota un’accelerazione. «Settembre di solito era un mese calmo, ma quest’anno sta andando eccezionalmente bene », osserva Bossi. I flussi di pagamento dello Stato si sono moltiplicati per sette, meno imprese debitrici saltano le rate di fine mese, mentre molte altre cercano di vendere i loro vecchi crediti per poter avere liquidità da investire subito. Morgan Stanley, un’altra grande banca americana, stima che in un anno il versamento degli arretrati dello Stato possa portare all’Italia mezzo punto percentuale di crescita in più. In altri tempi sarebbe stato un dettaglio statistico, oggi no.
C’è però chi non beneficerà di queste somme che, peraltro, sarebbero dovute da tempo.
A Borgoricco, un’altra frazione del padovano, c’è un’altra azienda di una giovane coppia che ha resistito nei tunnel della recessione. Si chiama New Ecology e offre servizi ambientali, ma ha smesso da tempo di lavorare con commesse pubbliche. «Non ci possiamo permettere di correre il rischio di essere pagati con tanto ritardo», osserva la 39enne amministratrice Maria Dolores Nalesso. Anche lei in questi mesi si è trovata a decidere se comprare i portafogli clienti delle aziende che non ce l’hanno fatta e ora vede qualche occasione in più. Ma la sua esperienza le suggerisce che all’Italia qualche fermento di ripresa non basta, perché le trappole per le imprese sono ovunque. Il mese scorso si è accorta che per una falciatura d’erba lungo la ferrovia, un lavoro da tre giorni, deve investirne sei in licenze ammini-strative. Fra Imu, Irpef, Ires e Iva, il 70% del fatturato se ne va in tasse. E benché anche lei abbia aumentato l’efficienza e ridotto i costi, osserva, «ormai siamo all’osso ».
Con i sessanta dipendenti ha stretto un patto: nessuno finirà in cassa integrazione, ma tutti devono dare il massimo anche se i salari arrivano con dieci giorni di ritardo. «Come fa a girare il denaro – si chiede Nalesso – se i nostri clienti non sono sostenuti dalle banche? ».
La sua domanda grava sull’intera economia italiana. Gli ultimi rilevamenti della Banca d’Italia mostrano che il credito alle imprese e alle famiglie continua a contrarsi, le sofferenze bancarie crescono e i tassi d’interesse su molti prestiti salgono. Nessuna ripresa è mai durata a lungo senza credito per comprare macchinari o beni di consumo. L’Italia non soffre più dello stress finanziario acuto di un anno fa, ma le spie del disagio non mancano.
I dati di Target 2, il sistema di pagamenti della Banca centrale europea, mostrano che in agosto le banche italiane hanno fatto ricorso all’ossigeno dell’Eurotower più che in luglio. La posizione debitoria della Spagna in Target 2, benché maggiore, cala molto più in fretta: è come se intorno all’Italia oggi permanesse un alone di sospetto.
Morgan Stanley, nel suo ultimo rapporto, sostiene che quel che manca è il senso di direzione. Secondo la banca il cosiddetto “potenziale di crescita”, il ritmo a cui il paese può normalmente procedere, resta poco sopra lo zero. «La stabilizzazione rischia di non diventare vera ripresa senza misure per affrontare le molte deficienze dell’economia», scrive Morgan Stanley. «Ma un sistema politico instabile rende difficili le riforme di sostanza».
A Castelfranco Tatiana Roberti non ha neanche il tempo per chiederselo. Potrebbe investire, assumere e crescere ancora, riconosce, ma si guarda bene dal farlo: non ci sono certezze sul credito, né sui costi del sistema Italia. «Ci siamo impegnati tanto. Ma finché la situazione resta così, chi si fida a esporsi di più?».
Federico Fubini - La Repubblica - Le scommesse dell'economia










